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Milano, la Fondazione Enrico Castellani apre straordinariamente con la mostra intergenerazionale di Luisa Lambri

Nel cuore pulsante di Milano, un luogo solitamente chiuso si è aperto al pubblico: l’Archivio Enrico Castellani, custode silenzioso di una delle voci più autorevoli della pittura contemporanea. Per settimane, quelle stanze, riservate a studiosi e addetti ai lavori, si sono trasformate in una mostra accessibile a tutti. Qui, l’arte di Castellani incontra la fotografia di Luisa Lambri in un dialogo inedito. Un confronto che va oltre la superficie, capace di farci vedere l’arte con occhi diversi, più freschi, più vivi.

Dalle origini a oggi: la storia dell’Archivio Enrico Castellani

L’Archivio Enrico Castellani nasce alla fine degli anni ’90, in un’epoca in cui pochi artisti contemporanei avevano chiaro come conservare e mettere ordine nel proprio lavoro. Non è stato un progetto nato dall’oggi al domani o imposto da istituzioni, ma il risultato di un percorso paziente, fatto di passione e rigore. Con il tempo, e con la crescente fama internazionale di Castellani, l’archivio si è evoluto fino a diventare un organismo indipendente. Nel 2013 è nata la Fondazione Enrico Castellani, un passaggio decisivo che ha segnato la svolta tra la dimensione personale dell’artista e la gestione professionale della sua eredità.

Questa separazione è stata fondamentale per far emergere con forza la figura di Castellani e per creare un sistema serio e affidabile di tutela. La Fondazione stessa sottolinea come tenere distinte la pratica creativa e l’archivio sia essenziale per preservare e valorizzare un patrimonio culturale così importante. Nel corso degli anni sono stati catalogati, digitalizzati e studiati centinaia di materiali: documenti, fotografie, bozzetti e opere che raccontano la carriera di uno degli artisti più innovativi del secondo Novecento.

Un ponte tra generazioni: il dialogo con Luisa Lambri

La mostra “Luisa Lambri. Ipotesi di visione. Dialogo con Enrico Castellani”, aperta fino al 10 giugno 2024 in via Pietro Maroncelli, porta una ventata di novità nell’Archivio. Qui non si tratta solo di esporre opere, ma di mettere a confronto due linguaggi artistici e generazionali diversi, che però si trovano a condividere affinità profonde. Castellani, celebre per aver superato i confini della tela tradizionale con le sue superfici tridimensionali, si incontra con l’occhio fotografico di Lambri, che trasforma la fotografia da semplice registrazione a strumento per esplorare spazio e luce.

La Fondazione ha voluto rompere gli schemi abituali degli archivi, proponendo un dialogo diretto tra epoche differenti. In passato, erano stati messi a confronto nomi come Carl Andre o Donald Judd, ma mai prima d’ora si era scelto un’artista di generazione più giovane per un confronto così ravvicinato con Castellani. Una scelta che sposta l’attenzione su nuove chiavi di lettura, dove luce, geometria e percezione si intrecciano in modi sorprendenti.

Lo spazio prende vita: l’allestimento tra opere e architettura

L’allestimento della mostra nasce da una collaborazione stretta con Luisa Lambri. Qui ogni opera, sia di Castellani che di Lambri, non è solo esposta, ma dialoga con lo spazio unico della Fondazione, creando un’architettura visiva che invita il visitatore a scoprire connessioni profonde tra i lavori. La mostra diventa così un percorso che va “oltre la pittura” e “oltre la fotografia”, come sottolinea lo stesso archivio.

Gli interventi di Lambri ravvivano le superfici e i rilievi di Castellani, dando vita a un’opera più ampia e complessa. Identità artistiche e spazio architettonico si fondono, trasformando l’allestimento in un’esperienza viva e dinamica. Il gioco di luci, ombre e vuoti risveglia la percezione dello spettatore, creando un percorso fatto di pause e riflessioni.

Una mostra di questo tipo si distingue per la capacità di offrire uno sguardo fresco e contemporaneo su un’arte che continua a porre domande e a evocare suggestioni. Il filo conduttore rimane la relazione tra opera, supporto e ambiente, e la conferma che l’arte si nutre di confronti e accostamenti inattesi, ma sempre studiati con attenzione.

Redazione

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