Appena varcata la soglia di Palazzo Strozzi, a Firenze, si resta colpiti da una porta monumentale. Da quel portale di bronzo e acciaio emergono figure che sembrano respirare, vive e inquietanti, a metà strada tra il grottesco e il simbolico. È il lavoro di Jean-Marie Appriou, scultore francese nato nel 1986, il protagonista della nuova mostra “Canto Infinito”. Dopo aver ospitato Giulia Cenci e Andro Eradze, il palazzo lancia ora uno sguardo audace, dove l’arte contemporanea dialoga senza compromessi con la grande tradizione. Appriou non si limita a esporre: rompe schemi, sfida aspettative.
Appriou si è formato tra Francia e Italia, guidato anche da Adalberto Mecarelli, maestro fonditore a Parigi. Da lui ha imparato che la scultura non è solo forma, ma soprattutto energia da trasmettere. È questo equilibrio tra forza e delicatezza, tra materia e movimento, che caratterizza le sue opere. La sua arte riprende tecniche antiche ma le rilegge con uno sguardo contemporaneo. La sua formazione italiana gli ha dato una solida base nella tradizione, che si apre poi a influenze europee, mediterranee ed egizie, fonti di ispirazione inaspettate e preziose.
Il titolo della mostra richiama subito alla mente grandi opere letterarie e mitologiche. Appriou si ispira ai “Canti di Maldoror” di Isidor Ducasse, un testo oscuro e visionario del 1869. Ma il viaggio non si ferma lì: nella mostra si leggono chiari riferimenti alla “Divina Commedia” di Dante, con porte infernali e metafore di redenzione. E ancora, Blake, Milton e Mary Shelley entrano nel racconto visivo dell’artista. Ogni figura che emerge dal metallo è un frammento di questo ricco patrimonio culturale, arricchito da miti mediterranei ed egizi. Il risultato è un linguaggio scultoreo che fonde storia, letteratura e mito in un’unica narrazione potente.
Al centro della mostra c’è una porta imponente, alta e pesante, che pesa cinque tonnellate. Non è solo un oggetto statico: è un’installazione viva, con cilindri mobili che il pubblico può azionare, generando una rotazione lenta e quasi meditativa. Questo movimento richiama pratiche zen e sottolinea il tema della ciclicità che attraversa tutta la mostra. La materia si contorce, come nella scultura “The Key”, che segue la spirale di un nastro di Moebius. Appriou dialoga così con la tradizione fiorentina delle porte monumentali, un campo in cui giganti del passato hanno lasciato il segno. Il richiamo a Giambologna nei dettagli dimostra come Appriou sia un erede consapevole di questa storia, capace però di rinnovarla con idee e gesti contemporanei.
Appriou si definisce un giovane alchimista. Per lui, il metallo ha una vita propria. Le superfici che crea non sono semplici supporti, ma protagoniste che interagiscono con chi guarda. L’installazione invita a partecipare, trasformando la scultura in qualcosa di vicino, quasi domestico. Accanto alla porta, altre opere come “Apophis” e “Mandjet” completano il percorso con forme e simboli antichi. Le tracce delle saldature restano visibili, un omaggio alla manualità e al fare artigianale. Appriou cita Sterling Ruby come fonte d’ispirazione per l’ironia e la trasparenza con cui affronta il lavoro artistico. In queste sculture si trova un equilibrio tra passato e presente, tra antichi saperi e sperimentazioni nuove.
Con “Canto Infinito”, Palazzo Strozzi conferma la sua vocazione: far dialogare passato e innovazione, aprendo le porte alle nuove voci senza dimenticare la storia. La mostra sarà aperta fino al 23 agosto 2026, un’occasione da non perdere per chi vuole immergersi in un’arte scultorea viva e ricca di significati.
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