
Max Gazzè torna a sorprendere, e lo fa con un album dal titolo curioso: L’ornamento delle cose secondarie. Uscirà il 15 maggio 2024 per Columbia Records/Sony Music, ma già si percepisce che non sarà un lavoro qualunque. Non si tratta di una semplice raccolta di canzoni, bensì di un viaggio sonoro che mescola ricordi e sperimentazioni. Non c’è fretta nell’ascolto, serve tempo per cogliere ogni sfumatura. È come tornare alle radici, senza però cadere nella trappola della nostalgia. Passato e presente si fondono, creando un universo sonoro complesso e affascinante.
Un album che rompe gli schemi e punta su un sound fuori dal comune
L’ornamento delle cose secondarie è un lavoro di venti tracce che si allontana dai classici schemi pop, quelli fatti di canzoni lineari e subito accessibili. Qui la struttura è circolare, stratificata, un dialogo continuo tra memoria e attualità. Gazzè sperimenta, affidandosi a strumenti creati apposta per ottenere suoni insoliti, e si avvicina a sonorità che ricordano il progressive, senza però perdere la forza poetica dei testi.
Una scelta che fa la differenza è l’accordatura a 432 Hz, diversa dal solito 440 Hz usato comunemente. Non è solo un dettaglio tecnico, ma un vero e proprio gesto artistico che dà al suono un tono più caldo, meditativo, quasi invitando l’ascoltatore a entrare in uno stato di ascolto più profondo e rilassato. Non è un semplice disco di canzoni, ma un viaggio denso e articolato, dove emozioni e riflessioni si alternano senza fretta.
Temi forti: dal tempo che scorre alla fragilità della società
Si parte con “Il contadino magro“, che mette subito in chiaro la poetica del disco: la fatica, il tempo che passa, la perdita delle illusioni per arrivare all’essenziale. Ma senza sentimentalismi facili, piuttosto con atmosfere che sembrano pagine di un diario personale.
“L’eremita – parte II” richiama uno dei pezzi più noti dei primi anni di Gazzè, ma non è una semplice replica: diventa una pausa, un momento di attesa e introspezione, non di fuga. Lo stesso senso lo troviamo in “Intermezzo bianco” e “Facce da vecchi“, che parlano del tempo non come nemico, ma come accumulo di esperienze.
Con “Amo” arriva uno dei momenti più intensi del disco: un’apertura totale ai sentimenti, senza distinzioni, senza gerarchie tra ciò che è considerato alto o basso. Brani come “Da piccolo” e “Sorriso largo” si concentrano invece sulle relazioni familiari, viste attraverso un filtro emotivo essenziale, quasi controllato.
La città entra in scena con “Cherubini scalzi“, che racconta una spiritualità nascosta nelle pieghe della vita quotidiana, mentre “La legge dell’etica” suona come un appello civile, una denuncia del declino dei valori etici nella società di oggi.
Un racconto intimo e profondo che si fa sempre più personale
La seconda parte del disco cambia registro, diventando più riflessiva e intima. Da “Attriti” in poi si respira un’aria di leggerezza, di abbandono del superfluo per concentrarsi su ciò che conta davvero. “La forma” è una ricerca dell’essere attraverso il corpo, mentre “Il matrimonio di tua figlia” affronta con realismo la frammentazione del tempo e il distacco inevitabile.
In “Ali” il limite diventa un’opportunità: non è solo desiderio, ma la scoperta che proprio nei confini può nascere la voglia di volare. “Io, Giuda” è un monologo intenso, che esplora senza giudizi il senso di colpa e il rimorso.
Il caos del presente si fa sentire in “Rumore“, dove cercare una preghiera o un momento di silenzio diventa un modo per arrivare a verità nascoste. “Sul filo – parte II” e “Fatto accaduto in estate” riflettono sulla fragilità dell’identità e sull’instabilità come condizione della vita.
“Dio” si muove tra immagini sfuggenti e sprazzi di esperienza spirituale, mentre “Terra madre” allarga lo sguardo a una denuncia contro le spinte mercificatrici che minacciano il pianeta, trasformandosi in un richiamo alla responsabilità collettiva. Il finale è affidato a “L’oscurità“, che non è un rifiuto della luce, ma una tappa necessaria in un cammino sempre aperto.
Live e incontri: da Roma a Milano, un tour che si fa esperienza
In parallelo all’uscita dell’album, Max Gazzè ha organizzato una serie di incontri instore nelle principali città italiane. Sono occasioni per scoprire da vicino il progetto, ascoltare i racconti dietro le canzoni e avere una copia autografata. Le tappe sono previste tra metà e fine maggio a Roma, Milano, Torino e Bologna.
L’autunno porterà poi un tour fuori dal comune, che partirà il 10 ottobre da Spoleto. Gazzè proporrà residenze artistiche con tre concerti di fila in ogni città, cambiando repertorio ogni sera. Un modo per approfondire il rapporto con il pubblico e trasformare ogni serata in qualcosa di unico.
La tournée toccherà teatri e città da Mestre a Palermo, da Bologna a Milano, fino a chiudere con cinque concerti consecutivi all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone di Roma. Un calendario fitto che mostra la volontà di costruire un legame solido e duraturo con chi lo ascolta.
