Le donne sono state cancellate dalla storia dell’arte, scriveva una storica qualche anno fa. Eppure, quante volte ci fermiamo davvero a pensare a cosa significhi questo? I libri qui raccolti non si limitano a raccontare storie: ci costringono a guardare l’arte e la cultura con occhi nuovi, a mettere in discussione quello che diamo per scontato. Da autrici escluse dai programmi scolastici a artiste medievali dimenticate, da voci provenienti da zone di guerra a riflessioni sul ruolo del genere nei musei, queste pagine riportano alla luce racconti rimasti troppo a lungo nell’ombra. Non è solo una questione di aggiungere nomi o storie, ma di smantellare strutture culturali radicate e dare spazio a prospettive finora invisibili.
Johnny L. Bertolio parte da un dato che salta agli occhi: nelle scuole italiane le autrici sono quasi assenti, nonostante la qualità delle loro opere. La domanda è semplice: perché succede? La risposta, ben argomentata, mostra che non è una questione di mancanza di testi, ma di una costruzione culturale, politica e di genere che dura da tempo. Il libro smonta idee comuni, come quella che non ci fossero esempi femminili validi o che non ci fosse spazio per inserirli. In realtà, il canone insegnato è un prodotto storico costruito intorno a figure maschili e a visioni patriottiche.
Bertolio non si limita a denunciare questa mancanza, ma scava nei meccanismi che la mantengono: manuali scolastici, metodi di insegnamento e criteri di scelta delle letture. Così, “L’ha scritto lei, ma…” diventa più di un saggio sul cosa si legge: è una riflessione su come si forma la cultura letteraria che arriva ai giovani. Il libro riapre il dibattito sul canone, trasformandolo da un blocco immutabile a un tema aperto e da ripensare.
Con “Oltre i margini”, Carla Rossi porta alla luce una tradizione artistica poco conosciuta: le donne miniatrici in Europa tra Medioevo e Rinascimento. La sua ricerca spazia dalla storia dell’arte alla codicologia, passando per i contesti sociali. Rossi visita monasteri femminili, beghinaggi e spazi laici, mostrando che la miniatura non era solo ornamento, ma un mezzo per trasmettere sapere e inventare immagini.
Il libro chiarisce come la marginalità di queste artiste sia più un fatto di ricezione storica che di qualità dell’opera. Si racconta l’evoluzione che le porta dai monasteri alle botteghe cittadine, fino all’incontro tra miniatura e incisione. Un percorso artistico e culturale raccolto in un linguaggio originale, che arricchisce la storia dell’arte con voci dimenticate, utili per capire meccanismi di esclusione e il legame complesso tra genere e creazione artistica.
Il volume curato da Michele Guerra non si concentra solo su Bernardo Bertolucci, nome noto nel cinema mondiale, ma abbraccia tutta la famiglia, da Attilio a Giuseppe. “Bertolucci A-Z” raccoglie ottantacinque voci che intrecciano poesia, cinema, letteratura, teatro e politica. Non è una biografia tradizionale, ma una mappa di relazioni e luoghi, che coglie la complessità di un laboratorio creativo familiare.
Le diverse prospettive evitano celebrazioni semplicistiche, dando spazio a una narrazione vivace: Attilio è protagonista nell’editoria e nella poesia del Novecento, Bernardo nel cinema innovativo e internazionale, Giuseppe nel teatro, cinema e tv sperimentali. Il libro costruisce così un ritratto a più dimensioni della famiglia Bertolucci, crocevia importante della cultura italiana.
In “A Place of Safety”, Lorenzo Donati racconta l’esperienza della compagnia Kepler-452, che ha scelto di salire su una nave di Search and Rescue impegnata nel soccorso dei migranti nel Mediterraneo centrale. Il libro non si limita al copione teatrale, ma include contributi di registi, attori e studiosi, offrendo un quadro completo di un progetto nato dall’esperienza diretta.
Il viaggio da Lampedusa a bordo della Sea-Watch 5 diventa un’occasione per ascoltare e testimoniare; il teatro si fa strumento per entrare in un presente difficile e violento. Il testo mostra un lavoro che va oltre la rappresentazione, trasformandosi in una riflessione etica e politica. Gli approfondimenti ampliano lo sguardo, parlando della funzione pubblica del teatro, della rappresentazione delle frontiere e del rapporto tra corpo, scena e realtà documentaria.
“Qui c’era la nostra casa” raccoglie dodici racconti scritti da bambini e adolescenti di Gaza durante l’assedio della Striscia. Sono parole dirette, senza filtri o analisi, che restituiscono la guerra vista attraverso gli occhi dell’infanzia: case distrutte, notti senza riparo, fame e paura. La scrittura semplice ma potente colpisce per la forza delle immagini, creando un documento che arriva dritto al cuore.
Il libro mostra come la guerra segna la vita quotidiana e il tempo della crescita, trasformando l’infanzia in un luogo di perdita e violenza. Ma dietro questa devastazione emergono anche desideri di futuro e tracce di memoria. Il volume diventa così insieme testimonianza personale e ritratto collettivo di un’infanzia sotto assedio, capace di raccontare l’umano dietro le cronache politiche.
Il primo saggio italiano dedicato ai rapporti tra museologia e queerness, curato da Nicole Moolhuijsen, affronta una domanda chiave: i musei possono essere neutrali? Il libro mostra come queste istituzioni siano spazi in cui si costruiscono narrazioni e si stabiliscono gerarchie culturali spesso nascoste o taciute. L’approccio è intersezionale, inquadrando il tema a livello internazionale ma dando attenzione agli sviluppi recenti in Italia.
Un punto di forza del testo sono gli strumenti pratici per chi lavora nel settore culturale, nelle università, nei musei e nell’attivismo. Il museo viene ripensato come un luogo di responsabilità sociale, chiamato a dialogare con i cambiamenti e le lotte per i diritti, e non solo a interpretare questi temi con ritardo. L’opera traccia così un percorso che va dalla critica teorica all’azione concreta, stimolando nuove politiche di inclusione e rappresentazione.
Con “Senigallia. Luce dell’Adriatico”, Lorenzo Cicconi Massi offre un ritratto visivo che sottrae la città di mare al turismo di massa, restituendola in una dimensione raccolta e intima. Il bianco e nero non è solo una scelta estetica, ma uno strumento per mettere in evidenza geometrie, silenzi e relazioni spaziali che definiscono il paesaggio urbano.
Il libro accompagna il lettore nel ritmo naturale della giornata, dall’alba alla notte, intrecciando riflessioni su architetture, persone, fiume e mare. La composizione rigorosa si unisce a una vicinanza discreta ai corpi e alle scene di vita quotidiana, trasformate in segni di memoria condivisa. Il progetto evita nostalgia o idealizzazioni, mantenendo uno sguardo lucido e rispettoso, capace di mostrare la città attraverso la sua stessa luce.
Questa raccolta di libri testimonia come l’editoria d’arte e cultura oggi sappia confrontarsi con il presente, mettendo in discussione tradizioni, confini e rappresentazioni. Si intrecciano storie personali e collettive, sperimentazioni visive e drammatiche, recuperi storici e prospettive critiche, invitandoci a uno sguardo più ampio e consapevole sui temi cruciali del nostro tempo.
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