Entrare alle Terme di Diocleziano e trovarsi davanti alle opere di Wu Jian’an significa immergersi in un ponte sospeso tra Oriente e Occidente. Nato nel 1980, questo giovane artista cinese ha conquistato uno spazio raro, in uno dei luoghi più emblematici di Roma. Metamorphoses. L’arte che trasforma non è una semplice mostra: è un viaggio che intreccia miti antichi, tecniche raffinate e una sorprendente vicinanza culturale. Umberto Croppi, presidente dell’Accademia di Belle Arti di Roma e curatore, racconta come l’evento stia affascinando non solo gli esperti ma anche il pubblico della città eterna.
Wu Jian’an l’abbiamo conosciuto nel 2017 alla Biennale di Venezia, dove rappresentava la Cina. Fu lì che nacque l’idea di portarlo a Roma, in un luogo insolito ma carico di storia: le Terme di Diocleziano. L’artista rimase colpito dalla grandiosità delle sale X, XI e XI bis, trovandovi il contesto ideale per le sue opere. Non si limita al vetro, sua tecnica più nota, ma usa materiali e tradizioni diverse, intrecciando miti e sperimentazioni. Il suo lavoro è un mix di studio e creatività, e nelle antiche terme trova lo spazio giusto per mettere in dialogo passato e presente, Oriente e Occidente.
L’idea della mostra nasce proprio da Wu, ispirato dall’energia del luogo. Con il team curatoriale ha costruito un percorso dove le opere si confrontano con la storia del sito. Nella sala principale, ad esempio, spicca un mosaico romano del III secolo d.C. con Ercole e Acheloo, che dialoga con The Heaven of Nine Levels , un’imponente installazione in cuoio traforato. Posta perpendicolarmente al mosaico, l’opera crea ombre complesse che amplificano riflessioni sul mito, mettendo in luce il legame tra arte antica e contemporanea.
Tra le opere più importanti c’è The Eternal Cycle – Running Through the Seasons, parte della serie Incarnations iniziata nel 2011. Quattro grandi pannelli realizzati tra il 2024 e il 2025, destinati all’Aula XI. Qui Wu unisce iconografie classiche greche e romane con elementi orientali, raccontando il passare del tempo attraverso le stagioni.
La tecnica è particolare: migliaia di piccole figure di carta, tagliate a mano, dipinte ad acquerello e acrilico, impregnate di cera d’api e cucite su seta con filo di cotone. Il risultato è un’opera leggera ma ricca, che trasmette movimento e vitalità. Le figure sembrano correre senza sosta, evocando un ciclo cosmico e celebrando la trasformazione continua, dove ogni forma cambia ma non perde la sua essenza.
Accanto a questo ciclo, c’è la serie Xíng Tiān , sette opere dedicate a un eroe mitologico cinese famoso per il coraggio. Wu lo usa come simbolo dell’energia spirituale in trasformazione, giocando con colori che richiamano luoghi e tempi diversi, creando un dialogo tra forme e spiritualità.
Wu Jian’an ha una formazione classica che si vede nell’uso vario dei materiali. Non si limita a un solo linguaggio, ma fonde estetiche e simboli orientali e occidentali. Natura, animali e spiritualità sono temi ricorrenti, curati nei dettagli e negli spazi scelti, che valorizzano ogni creazione.
Un esempio è l’installazione Masks , 360 sculture in cuoio traforato esposte nell’Aula X. Richiamano antiche tradizioni rituali, dove il cuoio veniva usato per strumenti come i tamburi, simbolo di connessione tra cielo e terra. Le opere esplorano il rapporto tra materiale e spirito, tra società primitiva e civile, riflettendo sul legame tra individuo, collettività e natura.
Il tema della metamorfosi attraversa tutta la mostra, legando le radici orientali e occidentali. Wu si ispira sia alle Metamorfosi di Ovidio che al Libro dei Monti e dei Mari , testo cinese di oltre duemila anni fa che parla anch’esso di trasformazione . Questo parallelismo mostra come, nonostante la distanza e percorsi diversi, europei e cinesi abbiano riflettuto sulle stesse domande di fondo.
Le idee taoiste di trasformazione generativa sono presenti nell’allestimento, che mette in evidenza il cambiamento come legge universale. Le Terme di Diocleziano, con la loro storia di mutazioni e funzioni diverse nel tempo, diventano simbolo di rinascita continua, luogo perfetto per una mostra che parla proprio di questo.
Accanto alle grandi installazioni, Wu presenta cinque sculture in vetro soffiato della serie Invisible Faces, iniziata nel 2019. Queste opere raccontano la trasformazione attraverso la leggerezza e la trasparenza del vetro, materiale che gioca con la luce e cambia con l’ambiente. Guardandole, sembra di vedere qualcosa in continuo movimento, come creature sospese tra realtà e sogno.
Nell’Aula XI bis, queste sculture sembrano visitatori alieni o figure mitiche sfuggenti, stimolando l’immaginazione e rafforzando il senso di metamorfosi. Il vetro diventa così non solo materia, ma metafora di fragilità, cambiamento e invisibilità di aspetti esistenziali in continua evoluzione.
La mostra sta avendo un successo inaspettato. Non si tratta solo delle tante visite, ma anche del fermento sui social e dei commenti entusiasti di esperti e appassionati. Un risultato raro, che dimostra come l’arte di Wu Jian’an riesca a superare barriere culturali e linguistiche.
La sua opera invita a riflettere non solo sulle differenze, ma sulle profonde connessioni tra due grandi civiltà. Migliaia di anni di storia hanno creato un terreno comune fatto di miti, simboli e domande filosofiche condivise. Le Terme di Diocleziano diventano così un luogo dove le radici antiche incontrano una visione contemporanea, offrendo un’occasione preziosa di dialogo internazionale e riflessione estetica.
La mostra Metamorphoses. Wu Jian’an sarà aperta fino al 17 maggio 2026, trasformando uno degli angoli più suggestivi di Roma in un crocevia di culture e storie senza tempo.
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