Una ritaglio di giornale, la parola “Felicità” abbandonata sul marciapiede di Londra. Quel semplice dettaglio diventa il cuore pulsante di una mostra che si apre come una finestra su un mondo dimenticato e, al tempo stesso, sorprendente. Alla Thomas Dane Gallery, tra le vie di Duke Street, si celebra Luigi Ghirri, il fotografo italiano capace di cogliere l’inaspettato nel quotidiano. Due spazi espositivi, fotografie mai viste, materiali inediti: un invito a riscoprire la realtà sotto una luce nuova. Qui, l’ordinario si fa poesia, e la superficie nasconde un universo tutto da esplorare.
Luigi Ghirri ha sempre considerato le immagini come pezzi di un grande mosaico, dove la realtà si svela come un libro aperto e il paesaggio diventa un racconto che parla di sé. La mostra Felicità ripercorre questo approccio attraverso una selezione attenta e originale, che unisce l’intimità del quotidiano a un respiro internazionale. Le fotografie scelte mostrano dettagli di giornali, cartoline, manifesti sbiaditi, specchi che si moltiplicano all’infinito. Con queste immagini, Ghirri costruisce strati visivi che mettono in discussione la percezione comune e spingono a riflettere su ciò che vediamo. La curatela di Alessio Bolzoni e Luca Guadagnino offre così un’occasione per ripensare il rapporto tra immagine e realtà, in un contesto contemporaneo che continua a interrogarsi sul potere evocativo della fotografia.
Il percorso si sviluppa in due ambienti distinti. Nel primo spazio emerge la riflessione di Ghirri sulla superficie e sulla rappresentazione, tema centrale del suo lavoro. Scorci quasi astratti nascono da frammenti strappati, specchi moltiplicati e segnali stradali, che suggeriscono scenari oltre il campo visivo diretto. L’atmosfera sospesa e quasi metafisica di queste fotografie richiama le narrazioni di Jorge Luis Borges, per il quale il mondo era una biblioteca infinita o una mappa senza confini.
Nella seconda galleria il racconto si fa più intimo, con ambienti domestici, pareti coperte di carta da parati e superfici che sembrano pagine di un libro illustrato. Le immagini si mescolano a scritte su muri e superfici bidimensionali, richiamando la natura effimera e artificiosa della comunicazione visiva contemporanea. Qui si apre anche un dialogo con l’arte concettuale, grazie a opere di Félix González-Torres e a fotografie dello studio di Giorgio Morandi. Il confronto con altri maestri italiani e internazionali dell’epoca riflette un interesse condiviso per la modernità e le sue implicazioni estetiche e culturali.
Tra le opere più note spiccano le serie sul paesaggio italiano degli anni ’80, che offrono una visione matura e riflessiva del territorio e del modo di rappresentarlo. Le fotografie di Ghirri, pur legate a un contesto preciso, superano il tempo e lo spazio per raccontare come si costruisce visivamente il senso di un luogo. Ogni immagine diventa uno strumento per interrogare il modo in cui guardiamo e costruiamo la nostra identità attraverso la fotografia.
La mostra di Londra non si limita all’aspetto visivo. A corredo c’è una pubblicazione edita da MACK, Luigi Ghirri. Felicità, che raccoglie le fotografie esposte insieme a tre saggi scritti dallo stesso artista. Nei testi, Ghirri affronta temi filosofici e culturali che hanno guidato la sua ricerca, intrecciando riferimenti al cinema, alla letteratura, alla filosofia e alla musica, fonti che hanno alimentato la sua capacità di leggere il mondo.
Un filo rosso che attraversa tutto è la centralità di Jorge Luis Borges, la cui idea di realtà come biblioteca infinita o mappa in continuo divenire illumina la visione di Ghirri sul ruolo dei media nella nostra identità moderna. La parola scritta diventa così un complemento indispensabile alle immagini, tracciando un pensiero complesso che arricchisce la comprensione del lavoro e conferma l’attualità delle sue intuizioni anche a distanza di decenni.
Nonostante oltre cento esposizioni e numerosi studi dedicati a Luigi Ghirri, gran parte del suo archivio fotografico resta ancora nascosto. La mostra Felicità è una scoperta preziosa, nata dalla selezione diretta sui materiali custoditi dalla famiglia dell’artista. Questi scatti inediti confermano la capacità di Ghirri di trasformare anche il soggetto più comune in un invito a cambiare il modo in cui guardiamo il mondo.
Sotto il suo obiettivo, anche paesaggi industriali o vedute di tutti i giorni si caricano di un’atmosfera sospesa e rara, vicina a quella dei grandi paesaggi americani, e diventano metafore della percezione e della costruzione della realtà. Il fotografo punta più sull’atto dell’osservare che sull’oggetto osservato, raccontando così un modo di intendere l’immagine come strumento fondamentale per l’identità personale e collettiva.
La mostra, aperta fino al 9 maggio 2026 negli spazi della Thomas Dane Gallery a Londra, si conferma un appuntamento importante per chi segue il dialogo tra fotografia e cultura contemporanea, offrendo un’immersione profonda in un universo visivo in continua espansione e mai del tutto svelato.
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