Nel cuore di Piacenza, la Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi ha riaperto i battenti dopo un restyling che ha trasformato non solo gli spazi espositivi, ma anche l’intero edificio storico. Durante i lunghi mesi di cantiere, il museo non ha mai chiuso del tutto: un filo diretto con il pubblico è rimasto costante, quasi a promettere un ritorno più vivo che mai. Il 28 aprile ha segnato la fine dei lavori, restituendo agli appassionati un luogo dove le opere possono finalmente “respirare” e i visitatori muoversi senza fretta. La direttrice Lucia Pini sottolinea che l’obiettivo era chiaro: riavvicinare la collezione all’edificio che l’ha accolta all’inizio del Novecento, un legame prezioso che col tempo si era affievolito.
Il progetto di restauro è stato affidato allo studio milanese Lissoni & Partners, che ha lavorato gratuitamente. I lavori, partiti in primavera 2023, hanno interessato più di mille metri quadrati, toccando tutte le ventidue sale della Galleria. Si tratta dell’intervento più importante dagli anni Novanta. L’idea era riportare alla luce l’architettura sobria e raffinata pensata da Giulio Ulisse Arata nel 1931.
L’edificio ruota intorno a un grande panopticon centrale, illuminato da una luce naturale zenitale che avvolge gli spazi in modo delicato e uniforme. Questa soluzione rispondeva alla volontà di Giuseppe Ricci Oddi, il nobile piacentino fondatore della Galleria, che voleva uno spazio costruito su misura per la sua collezione. La Ricci Oddi è uno dei pochi musei in Italia nati proprio come contenitori per una collezione privata, poi donata alla città.
Durante il restauro sono stati recuperati con cura gli elementi originali, mettendo in risalto l’armonia tra volumi, luce e opere, seguendo il gusto estetico dell’epoca. La riprogettazione ha rispettato questa identità, aggiungendo modernità e funzionalità senza snaturare l’impianto storico.
La collezione della Galleria Ricci Oddi copre un arco temporale che va dagli anni Trenta dell’Ottocento fino agli anni Trenta del Novecento. Questo patrimonio è cresciuto seguendo il gusto di Giuseppe Ricci Oddi, che amava soprattutto paesaggi e ritratti. Tra le opere più antiche ci sono “Pecore tosate” di Francesco Filippini e “Dopo Novara” di Gaetano Previati.
Oggi la collezione conta più di mille lavori, con oltre duecento esposti nel percorso permanente. Ci sono capolavori di artisti come Giuseppe Pellizza da Volpedo, Carlo Carrà, Umberto Boccioni, Medardo Rosso, Felice Casorati, Federico Zandomeneghi e Gaetano Previati. Un vero punto di riferimento per l’arte moderna italiana.
Il pezzo più prezioso resta il “Ritratto di signora” di Gustav Klimt. Un’opera che ha una storia avventurosa: dalla scoperta di un ritratto nascosto sotto il primo, al furto del 1997, fino al ritrovamento inaspettato nel 2019 dentro una busta della spazzatura. Questo dipinto è diventato un simbolo della Galleria, attirando l’attenzione a livello mondiale sia per la sua bellezza sia per la sua vicenda.
Il restauro è costato circa 500.000 euro, raccolti grazie alla generosità di ventiquattro realtà locali: aziende, associazioni, privati e persino una classe di un liceo diplomatasi nel 1970. Questo coinvolgimento diretto della comunità dimostra quanto i piacentini tengano alla loro Galleria.
Massimo Toscani, presidente della Fondazione Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi, ha sottolineato che questo sostegno è la prova concreta che la Galleria è sentita come “cosa propria” dalla città. Per rafforzare il legame con il territorio, è stata creata una sala dedicata ai pittori locali, valorizzando così gli artisti del posto. E per l’apertura è stata confermata e ampliata la possibilità di ingresso gratuito: se prima era solo un giorno al mese come da volontà di Ricci Oddi, ora è estesa a un’intera settimana.
Questo modello di partecipazione civica è un esempio di come arte e cultura possano intrecciarsi con la comunità che li ospita, creando un rapporto vivo e duraturo.
Questa nuova fase della Galleria si apre con un cambio ai vertici. Massimo Toscani, entrato nel 2024 dopo le dimissioni anticipate di Jacopo Veneziani, sta per concludere il suo mandato insieme all’intero Consiglio direttivo. Veneziani ha guidato la Galleria per due anni intensi, segnati da risultati importanti sia sul piano economico sia culturale.
In quel periodo sono stati raccolti più di 700.000 euro, che hanno sostenuto progetti come questo restyling. Tra le iniziative più importanti c’è stato il prestito del “Ritratto di signora” di Klimt alla Corea del Sud, evento di grande successo internazionale che ha portato nelle casse della Galleria circa 200.000 euro.
Il restyling della Ricci Oddi e il consolidamento delle sue attività aprono un nuovo capitolo, pronto a proiettare il museo nel presente senza dimenticare le radici e la missione che lo hanno sempre contraddistinto.
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