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Biennale Arte 2026: Il duo RojoNegro trasforma il Padiglione Messico in un rituale collettivo invisibile

Non troverete un’opera che cattura l’attenzione a prima vista nel Padiglione Messico alla 61ª Biennale di Venezia. Qui, il vero spettacolo si nasconde dietro ciò che non si vede subito. Varcare la soglia significa addentrarsi in un universo stratificato, dove presenze invisibili ma potenti si insinuano tra installazioni organiche, suoni avvolgenti e proiezioni sottili. A guidare questo viaggio sono María Sosa e Noé Martínez, il duo RojoNegro, nati e cresciuti nel Michoacán. Sotto la cura di Jessica Berlanga Taylor, il loro Actos invisibles para sostener el universo sfida lo spettatore a riconnettersi con il corpo, il territorio e la memoria, usando un linguaggio multisensoriale che affonda le radici nelle cosmologie indigene e afrodiscendenti.

Corpo, territorio ed energie che sfuggono all’occhio

Il cuore del padiglione è un’installazione complessa, fatta di materiali organici, suoni vibranti, video e performance che coinvolgono direttamente chi visita. Ogni elemento si intreccia con gli altri, creando un’esperienza che non si limita a mostrare, ma che spinge a sentire energie e memorie nascoste. RojoNegro mette in campo una prospettiva decoloniale, prendendo le cosmologie indigene e afrodiscendenti non come pezzi di storia da museo, ma come sistemi di pensiero vivi e pulsanti. Le pratiche rituali, spesso ignorate o messe da parte dalla cultura occidentale dominante, vengono qui riportate in luce, dialogando con il contesto globale della Biennale. Nasce così una tensione creativa tra sapere locale e arte contemporanea, che lascia il visitatore sospeso tra esperienza sensoriale e riflessione.

RojoNegro: un nome che parla di cultura e memoria antica

Anche il nome del collettivo racconta molto. “Rojo” e “Negro” rimandano ai punti cardinali e ai colori sacri delle culture dell’America Centrale, ma anche all’inchiostro usato nei codici preispanici, strumenti essenziali per conservare la conoscenza della vita come equilibrio tra umani e cosmo. Questa simbologia attraversa tutto il progetto, che vuole mettere in luce le ferite lasciate dalla colonizzazione americana. Il lavoro affronta l’epistemicidio, cioè l’annientamento dei saperi preispanici, e denuncia le disuguaglianze ancora vive, sia economiche che simboliche. Allo stesso tempo, cerca di riaccendere alternative di vita, restituendo dignità e centralità a pratiche e visioni del mondo spesso dimenticate.

Il corpo al centro: trasformazione, memoria e ciclicità

Al centro dell’installazione c’è il corpo, inteso come punto di incontro tra culture diverse, un crocevia di storie e geografie. Non un corpo fermo, ma vivo, che cambia, si trasforma, ricorda. I materiali scelti, molti organici e destinati a mutare col tempo, sono metafore di questa condizione umana universale. Il loro lento cambiamento parla della ciclicità tra vita e morte, aprendo uno spazio dove il tempo sembra sospeso. Accanto a questo, suoni e performance portano alla luce voci invisibili, presenze evocate ma mai del tutto afferrate, amplificando la sensibilità del visitatore e stimolando l’ascolto di storie dimenticate o messe ai margini. Questa molteplicità di linguaggi trasforma il padiglione in un luogo vivo, dove tempo, spazio ed esperienza si intrecciano.

Memoria storica e consapevolezza oggi: la sfida del Messico alla Biennale

La partecipazione del Messico alla Biennale Arte 2026 con RojoNegro mette in evidenza quanto siano complesse le narrazioni culturali di oggi. Non si tratta solo di celebrare identità o tradizioni, ma di mettere in discussione processi storici e ingiustizie ancora presenti, tracciando possibili vie di resistenza e cambiamento. Il padiglione diventa così uno spazio di riflessione e trasformazione, dove la forza delle memorie ancestrali convive con la consapevolezza delle contraddizioni attuali. La Biennale accoglie questa proposta come un intervento che va oltre l’immagine, coinvolgendo il visitatore in un’esperienza che stimola cuore e mente e rinnova il senso dell’arte contemporanea.

Redazione

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