
«Ascoltare è già un modo di pregare», scriveva Ildegarda di Bingen, mistica e compositrice medievale. Ed è proprio questo invito a fermarsi e a tendere l’orecchio che anima il Padiglione della Santa Sede alla 61ª Biennale di Venezia, nel 2026. Qui, il rumore quotidiano si dissolve davanti a un’esperienza che intreccia suoni, storia e spiritualità. Non una semplice mostra, ma un viaggio sensoriale pensato per riscoprire l’ascolto come via di conoscenza e creatività. Dietro il progetto, Hans Ulrich Obrist, Ben Vickers e il Soundwalk Collective hanno costruito un allestimento che parla dell’eredità di Ildegarda, capace di risuonare ancora oggi nell’arte contemporanea. Venezia diventa così il luogo in cui il passato incontra il presente, invitando a una pausa che parla all’anima.
Due luoghi simbolo: il Giardino Mistico e il Complesso di Santa Maria Ausiliatrice
Nel cuore di Venezia, la Santa Sede ha puntato su due siti carichi di storia e significato: il Giardino Mistico dei Carmelitani Scalzi, nascosto nel sestiere di Cannaregio, e il Complesso di Santa Maria Ausiliatrice, nel quartiere Castello. Il Giardino Mistico, all’interno di un convento del Seicento, è uno spazio raccolto e intimo, perfetto per un’esperienza di ascolto profondo. Qui il silenzio e la natura creano un’atmosfera ideale per far dialogare le opere sonore contemporanee con la spiritualità di Ildegarda.
Il Complesso di Santa Maria Ausiliatrice, invece, è un luogo più aperto, dove la riflessione si fa racconto e il sapere si conserva come in un moderno scriptorium. La scelta di questi due spazi non è casuale: uno punta sull’ascolto sensoriale, l’altro sulla memoria e la trasmissione del sapere, tracciando un percorso tra arte, spiritualità e storia.
Il Giardino Mistico: suoni che si fondono con la natura
Nel Giardino Mistico, l’attenzione è tutta sull’ascolto personale. Artisti di fama internazionale, come Brian Eno, Patti Smith, Meredith Monk e Caterina Barbieri, reinterpretano con nuove sonorità l’universo visionario di Ildegarda di Bingen. Grazie a cuffie speciali, i visitatori si immergono in un paesaggio sonoro che si mescola con i suoni reali del giardino, catturati in tempo reale da un sistema sviluppato dal Soundwalk Collective.
Questo meccanismo sfuma il confine tra arte e natura, amplificando la percezione in modo originale. Le diverse pratiche sonore trovano qui un punto d’incontro: il suono diventa una soglia da attraversare, un esercizio di attenzione profonda. Il progetto dimostra come la musica possa creare un dialogo diretto tra passato e presente, tra spiritualità e arte contemporanea, tra immaginazione e esperienza concreta.
Santa Maria Ausiliatrice: lo scriptorium che guarda al futuro
Nel quartiere Castello, il Complesso di Santa Maria Ausiliatrice si trasforma in uno scriptorium contemporaneo, uno spazio dedicato alla conservazione e alla trasmissione del sapere ispirato a Ildegarda di Bingen. Qui nasce un archivio vivente, frutto della collaborazione con l’Accademia di Santa Ildegarda e suor Maura Zátonyi.
Accanto a una biblioteca multilingue, ci sono libri d’artista di Ilda David’ e un intervento architettonico firmato Tatiana Bilbao Estudio, che reinterpreta l’ambiente monastico con un linguaggio fresco e innovativo. Lo spazio invita a una fruizione riflessiva, proponendo un dialogo tra tradizione e contemporaneità, tra memoria e trasformazione del concetto di sapere e spiritualità.
Questo scriptorium non conserva solo testi, ma diventa un luogo di rinascita culturale e spirituale, dove la storia religiosa si intreccia con la creatività artistica e architettonica d’oggi. Tradizione e innovazione si incontrano e si parlano.
Alexander Kluge e le monache benedettine: immagini, pensieri e canti
Tra le opere del Complesso spicca l’installazione video di Alexander Kluge, cineasta e intellettuale scomparso nel marzo 2026 poco dopo averla completata. Distribuita in dodici stazioni su tre ambienti, l’opera dialoga con l’architettura del complesso.
Kluge mette in luce il rapporto tra immagine e pensiero, facendo un parallelo tra il montaggio cinematografico e la scrittura monastica: due modi diversi di mettere insieme segni per costruire significati. La sua opera aggiunge un ulteriore livello di riflessione al percorso del padiglione.
A completare il tutto, ci sono le monache benedettine dell’Abbazia di Eibingen, che arricchiscono l’esperienza con i loro canti e le pratiche quotidiane. La loro voce fa da ponte tra la storia millenaria della mistica e il visitatore contemporaneo, sottolineando il valore del canto come preghiera e memoria viva.
Artisti internazionali per un racconto a più voci
Il cast di artisti coinvolti è vario e scelto con cura. Al Giardino Mistico si alternano nomi come Bhanu Kapil, Brian Eno, Carminho, Caterina Barbieri, Devonté Hynes, FKA Twigs, Holly Herndon, Jim Jarmusch e Patti Smith, tra musicisti, poeti e performer che spaziano dalla sperimentazione elettronica alla poesia sonora.
Nel Complesso di Santa Maria Ausiliatrice si incontrano invece i lavori di Alexander Kluge, Ilda David’ e Tatiana Bilbao, unendo arti visive, multimediali e architettura. Il padiglione si presenta così come un organismo complesso, capace di offrire molte chiavi di lettura e di coinvolgere il pubblico su più livelli.
Questa varietà di approcci mette insieme il rigore della tradizione e la vitalità della ricerca contemporanea, trasformando la mostra in un’occasione per un dialogo profondo tra estetica, cultura e spiritualità, nel cuore storico di Venezia.
