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Quando i cataloghi delle mostre diventano manga: l’innovazione artistica di Yuko Mohri

“Il suono del caos può diventare musica.” Yuko Mohri lo dimostra con le sue installazioni: non seguono schemi precisi, sfuggono a ogni classificazione. Eppure, funzionano come strumenti veri, capaci di trasformare lo spazio intorno in un’orchestra vivente. Al Pirelli HangarBicocca di Milano, la mostra Entanglements, curata da Fiammetta Griccioli e Vicente Todolì, ha dato vita a un catalogo che non si limita a raccontare l’opera di questa artista giapponese, nata a Kanagawa nel 1980. Pubblicato nel 2025, il volume scava più a fondo, svelando un intreccio sorprendente tra scienza, arte e vita, con un racconto vivo, quasi tangibile.

Il manga che apre il libro: una biografia a fumetti

La prima cosa che colpisce aprendo il catalogo è il manga di ventiquattro pagine, Yuko and the Unnamed, firmato dal fumettista Ran Kurumi. Non si tratta di un semplice inserto grafico o di una trasposizione delle installazioni in forma fumettistica. È invece una vera e propria storia biografica e di formazione che segue i momenti chiave della vita e del lavoro di Mohri.

Il racconto parte dai primi passi, con il viaggio a New York che ha acceso la curiosità dell’artista, fino alle esplorazioni nei negozi di componenti elettronici di Akihabara, il quartiere di Tokyo famoso per la tecnologia. Quei pezzi apparentemente disordinati diventano la base delle sue installazioni. Il manga segue anche tappe importanti come il progetto di laurea Magnetic Organ , Vexations c.i.p. e l’incarico per il Padiglione Giappone alla Biennale di Venezia 2024.

La narrazione ricorda per stile e tono altre storie come Blue Period di Tsubasa Yamaguchi, dove la crescita artistica si costruisce tra successi, errori e scoperte continue. Così, il manga diventa uno strumento per entrare nella testa e nel cuore di Mohri, offrendo uno sguardo intimo ma mai banale sulle origini delle sue opere.

Le parole dell’artista: riflessioni e retroscena

Il catalogo alterna saggi critici a testi scritti dalla stessa Mohri, tradotti dal giapponese. Questi scritti rivelano dettagli inediti della sua vita e aiutano a capire come nasce il suo lavoro. Per esempio, emerge l’esperienza come hostess in un nightclub, che l’artista usa come spunto per riflettere sul rapporto tra immersione nell’ambiente e coinvolgimento dei sensi.

Uno dei punti centrali è Vexations c.i.p., un’installazione sonora ispirata a Vexations di Erik Satie, celebre per la ripetizione ossessiva di un tema per 840 volte. Mohri trasforma questa idea in una performance automatica: il suono originale viene registrato, trascritto in partitura e riprodotto da un pianoforte meccanico. Ogni ciclo cattura suoni diversi dall’ambiente e li trasforma in variazioni nuove, creando un continuo gioco di feedback. La ripetizione non è mai uguale a se stessa: l’opera cambia in base all’ambiente, lasciando che le condizioni esterne ne modifichino forma e suono.

Da qui emerge con chiarezza l’idea di Mohri: non imporre ordine, ma lasciare che gli elementi interagiscano in modo dinamico, trasformando il disordine in energia creativa e condivisa.

Mettere ordine nel caos: suoni, dispositivi e un glossario per orientarsi

Catalogare un lavoro così fluido e mutevole non è semplice. Il catalogo affronta la sfida concentrandosi su ciò che torna, pur nella continua trasformazione. Il suono è il filo conduttore, la forza che dà vita alle installazioni. Ryo Sawayama, uno dei curatori, sottolinea come queste opere “si comportino come veri strumenti musicali”, capaci di dialogare attivamente con lo spazio intorno.

Per aiutare il lettore, il catalogo propone un glossario con parole chiave come “ambiente,” “circuito” e “terremoto.” Ogni termine viene spiegato in modo generale e poi approfondito nel contesto specifico della ricerca di Mohri. Questo strumento non solo facilita la comprensione, ma diventa un modello concettuale a sé, simile a quello usato in mostre come Aria di Tomás Saraceno a Palazzo Strozzi.

Così il catalogo si muove tra racconto e teoria: il manga racconta, il glossario spiega. Non è solo un documento della mostra, ma una guida per orientarsi in un percorso artistico che continua a reinventarsi.

In definitiva, il volume prova a contenere l’incontenibile, offrendo chiavi per capire un’opera che vive di rapporti fluidi con lo spazio, il suono e lo spettatore. Non un archivio chiuso, ma uno strumento per avvicinarsi a un’artista il cui lavoro sfida ogni classificazione rigida.

Redazione

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