
Dieci nuovi spazi pubblici a Milano stanno per trasformarsi in librerie di quartiere
La Giunta comunale ha appena approvato un bando che non vuole solo rilanciare il commercio locale, ma restituire vita ai luoghi dimenticati della città . Prima di Pasqua, la decisione è arrivata chiara: aprire o rinnovare librerie di prossimità , veri e propri presidi culturali capaci di far incontrare persone e storie nei diversi angoli di Milano. Non è un caso, in un momento in cui le piccole librerie arrancano tra mercati difficili e costi sempre più alti. L’obiettivo? Dare nuova energia a negozi, ex uffici o depositi abbandonati, trasformandoli in luoghi vivi, accessibili, dove la cultura torna a respirare.
Dieci librerie in tutta Milano: dalla periferia al centro, cultura a portata di mano
Gli spazi messi a bando coprono tutta la città , toccando ogni Municipio, da zone centrali a quelle più periferiche. Ci sono vie come Scaldasole, Palmanova, Rimini, Nikolaevka, Borsieri, piazzali come Dateo e quartieri popolari come via Sant’Abbondio, viale Lombardia e corso XXII Marzo. La quantità e la varietà degli immobili – che vanno da 30 a 190 metri quadrati – mostrano la volontà di diffondere la cultura capillarmente, raggiungendo comunità diverse. Si tratta di negozi, ex portinerie di condomini popolari e locali un tempo usati come uffici o depositi. L’idea è restituire a questi spazi un ruolo sociale e culturale legato al libro e alla lettura, facendone luoghi di incontro e aggregazione quotidiana.
Chiunque lavori nel settore librario può partecipare: imprese individuali, cooperative, società o gruppi già attivi o in fase di costituzione. Il Comune vuole premiare chi è radicato nel tessuto sociale del quartiere, chi costruisce relazioni e coinvolge attivamente la comunità . Non si tratta solo di affittare un locale, ma di mettere in moto un progetto culturale e sociale che dia nuova vita al territorio.
Rigenerare il patrimonio pubblico per rafforzare il legame sociale
L’iniziativa fa parte del programma Sefémm, promosso dall’Assessorato al Demanio, che negli ultimi quattro anni ha pubblicato 24 bandi per assegnare centinaia di spazi comunali a realtà profit e no profit. L’obiettivo è sostenere servizi e attività con radicamento locale, rigenerando gli spazi al piano terra dei caseggiati popolari. Questi luoghi sono fondamentali perché entrano in contatto diretto con la vita di tutti i giorni, aiutando a rafforzare la coesione sociale.
L’assessore al Bilancio e Demanio, Emmanuel Conte, ha ricordato che non si tratta di un’iniziativa sporadica, ma di un percorso costruito passo dopo passo, con regole trasparenti e collaborazione con i Municipi. L’intento è trasformare il patrimonio pubblico in veri e propri presìdi culturali, punti di riferimento nei quartieri. Il modello è semplice ma efficace: restituire spazi inutilizzati a funzioni nuove e condivise, rispondendo a bisogni sociali e culturali concreti.
Le librerie di quartiere: una risposta alle sfide del mercato
La delibera approvata vuole dare una risposta concreta alle difficoltà che le librerie indipendenti incontrano oggi, tra concorrenza serrata e costi in crescita. L’assessore alla Cultura, Tommaso Sacchi, ha sottolineato come il Comune non voglia perdere tempo nel contrastare lo svuotamento dei quartieri, puntando a rafforzare presìdi culturali in ogni Municipio. L’attenzione è rivolta alle microimprese e a quelle realtà locali che tengono viva la passione per la lettura e promuovono il libro come strumento di conoscenza.
Questo è un modello di città che coltiva la cultura diffusa, dove il libro non è solo un prodotto da consumare, ma una leva per costruire rapporti sociali e favorire la crescita collettiva. Esperienze già in corso, come le librerie di condominio e l’albo delle librerie di quartiere, confermano la strada intrapresa, mostrando una politica decisa a sostenere chi crea valore e mantiene viva la cultura nelle comunità milanesi.
Chi vince il bando? Chi punta sulla qualità , non solo sul prezzo
Il bando premia i progetti con una forte qualità culturale e sociale: il 70% del punteggio sarà assegnato su questo fronte, mentre il restante 30% terrà conto dell’offerta economica. Non sarà quindi solo il canone più alto a fare la differenza, ma chi saprà dimostrare un impegno concreto nel quartiere, proponendo attività che coinvolgano scuole, associazioni o iniziative culturali oltre alla semplice vendita di libri.
È possibile integrare anche servizi complementari, come punti ristoro o attività collaterali, purché occupino al massimo il 30% della superficie e siano coerenti con la funzione culturale e sociale della libreria. In questo modo si punta a creare spazi multifunzionali, capaci di sostenersi economicamente senza perdere il loro ruolo centrale nella promozione della lettura e dell’aggregazione.
Investire nella cultura per costruire comunità più forti
Anche l’assessora allo Sviluppo economico e Politiche del lavoro, Alessia Cappello, ha evidenziato il valore strategico dell’iniziativa. Le librerie non sono semplici negozi, ma centri di conoscenza, crescita e incontro, fondamentali per tenere insieme le comunità urbane. Investire su questi spazi significa investire nella qualità della vita, nella coesione sociale e nella formazione culturale di tutta la città .
Milano ha scelto una strada chiara: valorizzare il patrimonio pubblico per creare nuove opportunità culturali e sociali, rafforzando il legame con le comunità . Il bando per le nuove librerie di quartiere è un passo concreto verso questo obiettivo, con l’aspirazione di costruire una città più inclusiva e viva, dove il libro torna a essere un bene comune e le librerie veri spazi di relazione.
