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24 Grana festeggiano 30 anni con Bidonville: 11 inediti tra periferie e vita reale

Il 16 ottobre 2026, dopo anni di silenzio, i 24 Grana tornano con “Bidonville”. Undici tracce che colpiscono per la loro cruda verità, un viaggio tra periferie dimenticate e la vita frenetica delle città. Trent’anni di carriera alle spalle, ma la voglia di raccontare non si è mai spenta. Napoli, con le sue contraddizioni e i suoi angoli nascosti, è ancora il cuore pulsante di questa band storica.

Qualche mese prima, a settembre, era uscito “Stadera”, un singolo che aveva già anticipato il tono e l’atmosfera dell’album. Francesco Di Bella, Armando Cotugno, Renato Minale e Giuseppe Fontanella si sono ritrovati, dopo esperienze soliste, per dar vita a un progetto che supera la semplice musica: “è un racconto sincero, ruvido, fatto di emozioni forti e suoni che sanno di strada.” “Bidonville” è ora disponibile su tutte le piattaforme digitali, ma anche in versione fisica, per chi vuole lasciarsi coinvolgere con calma, tra elettronica calda e riff graffianti.

Periferie, contraddizioni e storie urbane

“Bidonville” non è solo il nome di insediamenti precari, ma un modo per guardare al degrado degli spazi pubblici e alle fratture sociali. Napoli resta il cuore pulsante del disco, ma lo sguardo si allarga fino a toccare luoghi come Gaza. “Non c’è qui la volontà di fare un reportage, ma di usare queste immagini come metafore di tensioni più ampie, che attraversano le città e le persone.”

Le undici canzoni durano poco più di 38 minuti: un viaggio intenso, con un sound volutamente grezzo, spezzato da un’elettronica calda che arricchisce senza appiattire. “Stadera” parla della periferia orientale di Napoli, mentre “Gaza” allarga il discorso. I 24 Grana riescono a tenere insieme la loro storia musicale con un linguaggio che racconta le periferie senza cadere nei soliti cliché.

Tra le tracce ci sono “Nino”, “Bidonville”, “Nisciuno parla cchiu’”, “Je songo comme so’” e “Sotto San Gennaro”. Titoli che si intrecciano a storie di comunità, resistenza e cambiamento. Non è una raccolta di successi o inediti dimenticati: sono pezzi freschi, pensati per restare ancorati al presente.

Trenta anni di musica e sperimentazioni

I 24 Grana nascono nei primi anni Novanta, in una Napoli che si muoveva tra dub, reggae e rock, con testi in napoletano. Il loro primo passo è un EP nel 1996, seguito dagli album “Loop” e “Metaversus” , che già mostrano la voglia di uscire dagli schemi con suoni alternativi e ritmi insoliti.

Negli anni arrivano altre uscite importanti come “K-Album”, “Underpop” e “Ghostwriters”. Nel 2011 arriva la svolta: registrano “La stessa barca” a Chicago con Steve Albini, un incontro che spinge la band a confrontarsi con nuovi suoni e metodi di lavoro, lontani dalla loro Napoli.

Dopo una pausa dal 2013, nel 2019 si ritrovano per un brano registrato agli Abbey Road Studios di Londra, un segnale chiaro di una ripresa. Nel 2022 arriva “A raccolta”, progetto rimandato per la pandemia. Con “Bidonville” non si tratta di guardare solo al passato, ma di portare avanti un discorso con materiale nuovo e attuale.

Nel frattempo, Francesco Di Bella ha proseguito anche da solista, con l’ultimo lavoro “Acqua Santa” del 2025. Ma il suo percorso non ha mai oscurato quello del gruppo, che oggi torna con una nuova identità ben definita.

Trenta anni senza nostalgia, con uno sguardo al futuro

Per festeggiare i trent’anni, i 24 Grana hanno scelto di non riproporre vecchi successi o raccolte di classici. “Bidonville” è una sfida, una spinta verso il futuro senza aggrapparsi al passato. Il disco racconta le contraddizioni e le storie che abitano le nostre città, con un linguaggio musicale che mescola dub, reggae e rock, arricchito da un’elettronica presente e calda.

La lingua napoletana resta protagonista, un mezzo potente per raccontare storie che non si affievoliscono col tempo.

L’album è accompagnato da una serie di concerti e iniziative promosse dall’etichetta La Canzonetta Record. Chi vuole seguire da vicino questa nuova fase può consultare il catalogo ufficiale e guardare il videoclip di “Stadera” sul canale ufficiale, un assaggio visivo e sonoro che restituisce l’anima di un progetto costruito con passione e cura.

Redazione

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