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Inaugurato a Tashkent il primo centro d’arte contemporanea in Uzbekistan: intervista esclusiva all’artista Nadia Kaabi-Linke

Nel cuore di Tashkent, una vecchia centrale elettrica del 1912 ha smesso di produrre energia per accendere l’arte contemporanea. Quel gigantesco edificio, un tempo motore della prima linea tranviaria della città, ha cambiato pelle grazie allo Studio KO. Oggi ospita il Centre for Contemporary Arts Tashkent, il primo spazio dedicato all’arte contemporanea in Uzbekistan, inaugurato ufficialmente a settembre 2024. Al centro dell’attenzione, l’installazione Flying Carpets di Nadia Kaabi-Linke, artista tunisina che intreccia passato sovietico e presente culturale in un dialogo vibrante. Un evento che segna una svolta non solo per la città, ma per tutta l’Asia centrale.

Un pezzo di storia che si trasforma

Tashkent, capitale dell’Uzbekistan, porta ancora i segni di una storia complessa, tra impero zarista e Unione Sovietica. La centrale elettrica del 1912 è un esempio di architettura industriale d’inizio Novecento, legata all’avvio della rete tranviaria cittadina. Negli anni, l’edificio è caduto in uno stato di abbandono, tra rimaneggiamenti e degrado, fino al recente restauro firmato da Karl Fournier e Olivier Marty dello Studio KO.

Il risultato è uno spazio imponente, che conserva la sua forza originaria ma si apre all’arte contemporanea, tanto locale quanto internazionale. Il CCA Tashkent diventa così un ponte tra passato industriale e nuova cultura visuale, un segnale chiaro di un paese che vuole farsi spazio nel mondo dell’arte senza perdere la propria identità.

Hikmah: mostra di apertura e dialogo globale

Il Centre for Contemporary Arts Tashkent nasce grazie al sostegno della Uzbekistan Art and Culture Development Foundation , guidata da Gayane Umerova. La direzione artistica è di Sara Raza, curatrice della mostra inaugurale Hikmah, che mette in campo artisti locali e internazionali. Tra loro, nomi come Ali Cherri, Kimsooja, Tarik Kiswanson, Vladimir Pan, oltre al duo uzbeko Bakhtiyar e Daribay Saipov, insieme a Muhannad Shono e Nari Ward.

La mostra punta a raccontare le tensioni e i legami tra identità culturali, storia e cambiamenti sociali attraverso installazioni site-specific e opere multimediali. Ogni artista porta uno sguardo personale, arricchendo la visita con linguaggi diversi che raccontano la vivace realtà uzbeka e il suo passato stratificato.

Flying Carpets: il tappeto volante tra Oriente e avanguardia

Flying Carpets, realizzata nel 2011 da Nadia Kaabi-Linke, fa parte della collezione del Solomon R. Guggenheim Museum ed è concessa in prestito per la mostra di Tashkent. L’opera intreccia diversi riferimenti: il tappeto volante della tradizione orientale si unisce all’estetica severa del Costruttivismo Russo, movimento d’avanguardia che ha segnato la cultura artistica sovietica e con cui l’artista ha un legame profondo.

L’installazione riproduce la struttura di un ponte di Venezia, dove Kaabi-Linke ha incontrato venditori ambulanti che stendevano tappeti per strada, invisibili agli occhi della città. Il tema centrale è la separazione tra ciò che si vede e ciò che resta nascosto: l’opera mette in luce lo stigma sociale che grava su queste persone, spesso molto qualificate, ma considerate marginali. Oggi, con il divieto di commercio non autorizzato nel centro storico di Venezia, questa invisibilità si è fatta ancora più dura.

Dietro l’opera, storie di vita e migrazione

Kaabi-Linke ha lavorato a stretto contatto con quei venditori ambulanti, passando giorni con loro per raccogliere dati e misure precise dei tappeti, superando iniziali diffidenze. Quel rapporto ha dato all’opera un’umanità autentica: molti di loro sono persone istruite, parlano più lingue e combattono solo per mantenere le loro famiglie.

L’installazione racconta storie di identità migranti, fragilità sociali e le tensioni della globalizzazione. Il richiamo all’avanguardia russa in un lavoro che parla di invisibilità umana sottolinea quanto sia complessa la fusione tra cultura e politica.

Un’estetica nata da radici multiculturali

Nadia Kaabi-Linke spiega che la sua formazione nasce da un intreccio di identità: madre ucraina, padre tunisino, ha vissuto tra diverse culture e lingue. Questo bagaglio influenza profondamente il suo lavoro, che indaga le trasformazioni dell’identità personale e collettiva.

Le sue opere, spesso partecipative e site-specific, nascono da questa esperienza di continuo adattamento, tra conflitti culturali e apertura all’incontro con l’altro. La sua storia, dall’infanzia tra Tunisia, Ucraina e Dubai fino a Parigi e Berlino, racconta i meccanismi di esclusione e appartenenza attraverso un linguaggio poetico e riflessivo.

Tashkent, nuovo crocevia dell’arte contemporanea

La scelta di Tashkent come sede del primo centro d’arte contemporanea in Uzbekistan sottolinea il ruolo culturale e geopolitico della città. Le sue architetture brutaliste, le grandi strade e il patrimonio sovietico raccontano una storia di ambizioni a cavallo tra Asia ed Europa.

Il Centre for Contemporary Arts, che resterà aperto fino a gennaio 2027 con la mostra Hikmah, si propone come punto di riferimento per il contemporaneo, dove artisti con diverse origini e visioni si incontrano per esplorare nuove visioni della realtà.

Il ruolo di Tashkent nel panorama artistico riflette una più ampia riflessione sulle regioni ex-sovietiche, sul passato e sulle nuove strade sociali e culturali. Flying Carpets di Nadia Kaabi-Linke, con la sua doppia anima di storia personale e memoria collettiva, diventa simbolo di tutto questo: un legame vivo tra memoria, migrazione e cambiamento.

Redazione

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