“Ah, signori, che uomo questo Falstaff!” Lo scherza Shakespeare, e Roma – nell’autunno del 2026 – è pronta a riscoprire quel personaggio con occhi nuovi. Il Teatro dell’Opera riapre il sipario su Verdi, ma non con una messa in scena qualunque: Tatjana Gürbaca porta in Italia, per la prima volta, la sua visione originale dell’ultimo capolavoro verdiano. Non si tratta di un semplice ritorno, ma di un vero rilancio. Michele Mariotti salirà sul podio, guidando un cast che promette scintille. La tradizione, insomma, si mescola a uno sguardo fresco, capace di scavare nelle pieghe più profonde, umane e sociali, di un’opera senza tempo.
Gürbaca propone un Falstaff carico di significati, sospeso tra realtà e immaginazione. Al centro della sua lettura c’è il Grand Hotel et de Milan, luogo simbolico per Verdi, trasformato in un ambiente tra memoria e decadenza. Non si tratta di una semplice ricostruzione storica: l’hotel diventa una sorta di limbo dove passato e presente si mescolano. Nelle note di regia, la regista parla di uno spazio in parte riconquistato dalla natura, dove la commedia si trasforma in riflessione sulle tensioni tra desideri personali e pressioni sociali. Falstaff non è solo un vecchio imbroglione, ma rappresenta un modo di vivere ormai superato, in netto contrasto con la frenesia di successo e controllo degli altri personaggi.
La regia si addentra nelle contraddizioni profonde dell’opera: l’uomo che si nasconde dietro scherzi e menzogne viene inserito in un contesto di grandi cambiamenti culturali ed economici, dove i rapporti tra lavoro, società e identità si ridefiniscono. La «radicale libertà» e l’«autoironia» attribuite a Falstaff sono il filo rosso che attraversa lo spettacolo, che punta a un umorismo più profondo e meno superficiale. Il risultato è una messa in scena che usa la comicità per esplorare la psicologia dei personaggi e mettere in luce una critica alle rigidità sociali di allora, senza però perdere ritmo e coinvolgimento.
Dietro la bacchetta, Michele Mariotti affronta per la prima volta dal vivo il Falstaff al Teatro dell’Opera di Roma. Non è un volto nuovo per lui: nel 2020 ha diretto la versione alla Staatsoper di Monaco, seguita con interesse anche in streaming. Ora si misura con le complessità di una partitura in cui Verdi abbandona le forme tradizionali di aria e duetto, creando un flusso musicale continuo che lega orchestra, cantanti e scena in modo serrato.
Mariotti sottolinea come la scrittura orchestrale sia ricca di cambi di ritmo improvvisi e passaggi tecnici impegnativi, perfetti per seguire e accompagnare l’azione scenica. Falstaff diventa così un vero «laboratorio teatrale», dove l’orchestra deve essere precisa per sostenere comicità e tempi scenici. Ogni battuta ha un peso comunicativo e la direzione deve curare ogni dettaglio, bilanciando strumenti e voci. L’esperienza con l’orchestra e il coro del Costanzi è fondamentale per far emergere tutte le sfumature della partitura verdiana.
Sul palco romano, Luca Salsi veste i panni di Sir John Falstaff. Il baritono conosce bene questo ruolo, già interpretato in teatri importanti come la Staatsoper di Vienna e il Liceu di Barcellona. Il personaggio richiede agilità vocale e forza drammatica, alternando momenti di vivace comicità a sprazzi di vulnerabilità nascosta. Salsi affronta questa complessità con una maturità che dà vita a un Falstaff sfaccettato: non solo buffone e imbroglione, ma anche un uomo con sogni e fragilità.
Al suo fianco, un cast femminile di rilievo: Maria Agresta sarà Alice Ford, mentre Violeta Urmana interpreterà Mrs. Quickly; George Petean sarà Ford. Completano la compagnia Carmen Artaza , Marina Monzò , Dave Monaco e Pietro Adaini, quest’ultimo in alcune recite come sostituto. Carlo Bosi vestirà i panni del dottor Cajus, Paolo Antognetti quelli di Bardolfo e Gabriele Sagona quelli di Pistola. Il coro guidato da Ciro Visco e l’orchestra del Teatro dell’Opera formano un gruppo solido e preparato per questa nuova produzione.
La scenografia di Henrik Ahr, i costumi di Silke Willrett e le luci di Stefan Bolliger sono elementi essenziali della messa in scena che accompagna la regia di Gürbaca. La nuova ambientazione non si limita a ricostruire Windsor, la cornice della commedia di Shakespeare da cui Boito ha tratto il libretto, ma punta sull’atmosfera del grande hotel milanese legato agli ultimi anni di Verdi. Questo spostamento crea un ambiente sospeso tra ricordo e declino, dove la natura sembra lentamente riprendersi gli spazi abbandonati dall’uomo.
La trama, fedele al testo originale, racconta le vicende di Falstaff, che per risollevare le sue finanze invia lettere d’amore identiche a due donne sposate, Alice Ford e Meg Page. La scoperta dà il via a una serie di burle che coinvolgono altri personaggi, scatenando gelosie, equivoci e vendette scherzose. Nel finale, le beffe si trasformano in uno specchio delle debolezze e fragilità umane. La scelta di un’ambientazione non realistica serve a mettere in evidenza il contrasto tra i diversi stili di vita e la trasformazione della società del tempo.
La prima di Falstaff al Teatro dell’Opera di Roma è fissata per domenica 11 ottobre 2026 alle 19:00. Seguiranno altre cinque recite tra ottobre e inizio novembre: il 13 alle 20:00, il 15 alle 18:00, il 18 alle 16:30, il 20 alle 20:00 e il 1° novembre alle 20:15. Un’anteprima riservata ai giovani si è svolta il 9 ottobre. Ogni rappresentazione dura circa due ore, divise in due parti con un intervallo di mezz’ora. I biglietti si possono acquistare sul sito ufficiale del Teatro dell’Opera. Lo spettacolo va in scena al Teatro Costanzi, in piazza Beniamino Gigli 7, nel cuore di Roma.
Sul fronte delle trasmissioni, la Rai segue da vicino la stagione operistica romana. La prima del 11 ottobre sarà trasmessa in diretta su Rai Radio 3, per ascoltare l’opera dal vivo. La replica del 1° novembre andrà in onda in prima serata su Rai 3 e RaiPlay, permettendo a un pubblico più vasto di godersi lo spettacolo e la nuova regia di Gürbaca senza muoversi da casa. Un connubio tra teatro e media che valorizza la produzione e la rende accessibile in tutta Italia.
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