Il Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia ha riaperto le sue porte, raddoppiando gli spazi espositivi e integrando tecnologia moderna per raccontare la storia. A pochi passi dal Forte Michelangelo, l’antico Corpo di Guardia Pontificia, costruito nel 1764, torna a ospitare i preziosi reperti di Centumcellae, il porto romano voluto da Traiano. Non è solo un restauro: è una trasformazione profonda. Nuovi percorsi, strumenti digitali all’avanguardia e una narrazione pensata per coinvolgere visitatori di ogni età. Un luogo che si rinnova, conservando intatto il fascino del passato ma proiettandosi nel futuro.
Il museo nasce nel 1970 dentro un edificio storico adattato a sede museale. Prima di allora, la collezione civica, attiva dal 1918, era ospitata nel chiostro del convento di Santa Maria. La Seconda Guerra Mondiale però ha lasciato il segno: i bombardamenti hanno distrutto quasi tutto quel primo nucleo di reperti. Da allora il museo si è imposto come custode della memoria di Centumcellae, la città antica voluta da Traiano all’inizio del II secolo d.C. come porto naturale di Roma. La collezione raccoglie frammenti architettonici, busti e sculture in marmo provenienti da diverse aree, dal litorale ai Monti della Tolfa.
Tra i pezzi più importanti ci sono la copia romana in marmo dell’Atena Parthenos, opera di Fidia, e una statua marmorea di Apollo-Helios, più grande del vero, attribuita alla scuola di Lisippo. Con gli anni il museo ha arricchito il suo patrimonio grazie a scavi sistematici, offrendo così un quadro che spazia dalla preistoria all’età del Bronzo fino all’epoca romana, raccontando l’evoluzione di un territorio che si estende dalla costa tirrenica all’entroterra.
L’ultimo allestimento si basa su un’idea chiara: non solo mostrare oggetti, ma raccontare storie. L’obiettivo è mettere in relazione i reperti con il loro contesto storico e culturale, creando un dialogo vivo tra museo e territorio. Questa scelta fa parte della strategia della Direzione regionale Musei nazionali del Lazio, che punta a rendere questi spazi più aperti e accessibili, non solo custodi ma anche luoghi di educazione e coinvolgimento.
La direttrice Lara Anniboletti evidenzia il ruolo sociale del museo, pensato come polo culturale e punto di riferimento per una comunità che ogni anno vede passare milioni di visitatori dal porto di Civitavecchia. La nuova impostazione supera la semplice esposizione cronologica o tematica, puntando a costruire significati più profondi e coinvolgendo il pubblico in un dialogo con la storia locale. Alcuni reperti sono stati scelti come “semiofori”, veri e propri punti di riferimento attorno ai quali si sviluppano i racconti del museo.
Dal punto di vista architettonico, il riallestimento ha recuperato il progetto originale dell’architetto Franco Minissi. Sono stati riaperti tutti e quattro i livelli del museo, ristabilendo un equilibrio tra spazi verticali e orizzontali. Spicca in particolare un ballatoio al primo piano che si affaccia sulla sala centrale al piano terra, un richiamo chiaro al Museo etrusco di Villa Giulia a Roma.
Gli spazi espositivi si sono praticamente raddoppiati. Questo permette ora una disposizione più organica e diverse modalità di esposizione. Nella Sala di Punta della Vipera, le vetrine “a camera” offrono una vista privilegiata su reperti di grande valore. L’idea di superare il modello tradizionale del museo come semplice deposito di oggetti ha guidato la riorganizzazione: ogni pezzo diventa uno strumento per riflettere e dialogare con altre testimonianze archeologiche e con un pubblico in continua evoluzione.
La tecnologia digitale entra a pieno titolo nel museo per superare i limiti di una semplice esposizione. Il santuario etrusco di Punta della Vipera, scoperto negli anni Sessanta da Mario Torelli, è ora visibile grazie a modelli tattili e ricostruzioni digitali con visori Oculus, che offrono un’esperienza immersiva. Anche l’antico porto romano viene raccontato sovrapponendo immagini contemporanee, creando un ponte tra passato e presente.
Le collezioni di Cencelle, il sito altomedievale che ha preso il posto di Centumcellae, mettono in luce non solo monumenti ma anche oggetti di vita quotidiana. All’ingresso, la statua dell’Apollo-Helios si accompagna a ricostruzioni tridimensionali che richiamano il Colosso di Rodi, approfondendo simboli storici e culturali.
L’accessibilità è un punto fermo del nuovo assetto. Grazie a un finanziamento del PNRR sono stati realizzati pannelli con testi in comunicazione facilitata e in Braille, corredati da simboli visivi e pittogrammi per accompagnare e facilitare la visita. Al terzo piano si trovano un laboratorio di restauro, una sala polifunzionale per eventi e conferenze, oltre a una nuova sezione dedicata alle collezioni ottocentesche e al materiale storico della Guardia di Finanza, come il deposito dei reperti sequestrati.
Al piano superiore è esposta un’urna cineraria etrusca di ambito ceretano, collegata alla tecnica artistica del Sarcofago degli Sposi, valorizzata da modelli digitali in realtà aumentata e proiezioni immersive. Queste scelte dimostrano l’impegno a mantenere vivo il patrimonio archeologico, trasformandolo in uno strumento capace di raccontare storie ricche e complesse di un territorio con un passato millenario.
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Il Museo Nazionale Archeologico di Civitavecchia si presenta oggi come un centro culturale rinnovato, dove storia, tecnologia e accessibilità si incontrano per offrire un’esperienza unica. L’apertura con visite guidate previste per il 25 e 26 settembre 2026 segna un appuntamento importante per cittadini e turisti, un passo avanti nella valorizzazione di un patrimonio che illumina la storia di una città simbolo della romanità sul Tirreno.
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