Ogni anno, ventimila persone scelgono di mettere un piede davanti all’altro lungo novanta chilometri di sentieri nascosti tra borghi medievali dell’_Umbria_. Qui, il tempo sembra scorrere più lento, e il silenzio diventa compagno di viaggio. Il Cammino dei Borghi Silenti non è una semplice camminata: è un’immersione in luoghi che il mondo ha quasi dimenticato, tredici tappe che svelano un’Umbria segreta e intatta. Partendo da Tenaglie, una piccola frazione in provincia di Terni, questo anello di montagna ha trasformato villaggi spopolati in centri pulsanti di nuova vita, offrendo a chi lo percorre non solo paesaggi mozzafiato, ma anche un legame autentico con la natura e con la storia. Nato solo nel 2019, il cammino è già diventato un punto di riferimento per chi cerca un turismo lento, lontano dal caos e dalla fretta.
Dietro al Cammino dei Borghi Silenti c’è la passione di Marco Fioroni, ideatore e guida instancabile, attento a ogni dettaglio per valorizzare il territorio senza snaturarlo. L’idea era nella sua testa dal 2012, ma ha preso forma solo nel 2019, dopo che Fioroni aveva già percorso molti cammini, tra cui la celebre Via Francigena, che ha segnato la svolta nella sua passione. “Quel lungo cammino di oltre mille chilometri mi ha fatto capire cosa significa vivere un’esperienza autentica e come uno zaino sulle spalle possa cambiare il modo di guardare un luogo.” Da qui la scelta di disegnare un percorso intorno ai Monti Amerini, toccando piccoli borghi come Melezzole, Guardea, Toscolano e Baschi: villaggi con pochi abitanti, ma ricchi di storia e natura.
Fioroni non ha ricevuto fondi pubblici, ma ha investito tempo e fatica per riaprire sentieri antichi e creare un percorso fruibile e sicuro, lavorando con un team di professionisti per curare ogni aspetto. L’idea è sempre stata quella di un turismo lento e rispettoso, vicino alla natura e alle comunità, che in pochi anni ha attirato migliaia di camminatori, portando una ventata di vita in paesi sull’orlo dell’abbandono. Oggi, con circa 20mila visitatori all’anno, il cammino è il terzo in Italia per affluenza di podisti e pellegrini. Un successo concreto, che ha già prodotto risultati tangibili, come l’apertura di oltre duecento alloggi e la rinascita di botteghe e punti di ristoro.
I piccoli paesi attraversati dal Cammino dei Borghi Silenti spesso contano poche decine di abitanti. Prima dell’arrivo dei camminatori, il turismo da queste parti era praticamente inesistente. Negli ultimi anni però le cose sono cambiate radicalmente. Bar, negozi di alimentari e strutture ricettive sono tornati o sono nati da zero, offrendo servizi indispensabili ai camminatori e creando lavoro per la gente del posto. Le vecchie botteghe, che sembravano destinate a chiudere, ora lavorano a pieno ritmo, contribuendo a far ripartire l’economia locale.
Non è solo l’aspetto economico a essersi risvegliato, ma anche quello sociale. La comunità ha ritrovato un senso di appartenenza e orgoglio che sembrava perduto da anni. È emozionante vedere persone di tutte le età — dai bambini agli anziani — pronte a offrire un sorriso, un timbro sulla credenziale o una semplice parola gentile. La socialità tra abitanti e camminatori si è fatta più intensa, creando un’atmosfera vera e calorosa. Le soste sulle panchine delle piazze sono diventate momenti di incontro e scambio, dove a parlare sono le storie e i sorrisi.
Questo risultato nasce da un turismo che non porta solo soldi, ma si basa sul rispetto dei luoghi e sulle relazioni umane, creando un circolo virtuoso di crescita condivisa. La rinascita di questi borghi è la prova che un cammino ben gestito può trasformare territori dimenticati in protagonisti di nuove storie.
Il Cammino dei Borghi Silenti cresce con passo deciso, ma questo successo apre una domanda: fino a che punto si può spingere un turismo lento senza rischiare di rovinare i posti? La risposta di Marco Fioroni è netta. “Non serve frenare, ma gestire bene. Non è un’esperienza improvvisata.” Dietro c’è una struttura organizzativa che monitora, regola e controlla tutto. Non si punta a portare più visitatori possibile, ma a mantenere alta la qualità e il rispetto del territorio.
Chi cammina qui è un pubblico particolare: molti vengono dalle montagne, hanno esperienza e sanno come comportarsi, riducendo così l’impatto ambientale e sociale. Inoltre, la distribuzione dei camminatori durante tutto l’anno evita i picchi che metterebbero sotto pressione i piccoli borghi.
Un modello di turismo responsabile, capace di crescere senza perdere di vista la sostenibilità. È proprio questa attenzione che ha fatto la differenza e ha ispirato progetti simili, come la Via dei Tusci nel Lazio. Creare itinerari che uniscono più cammini dà valore aggiunto e apre nuove prospettive di sviluppo.
Il rispetto per l’ambiente è parte centrale del Cammino dei Borghi Silenti. Il 90% del percorso segue strade sterrate, sentieri e mulattiere antiche, già esistenti da secoli. Nessun territorio nuovo è stato stravolto; qui si recupera, non si cambia. Il tracciato si apre liberando sentieri chiusi dalla vegetazione con interventi manuali e leggeri, per offrire un percorso sicuro senza alterare il paesaggio.
La manutenzione è affidata a un gruppo di operatori attenti, che posizionano la segnaletica in modo discreto e funzionale, così da integrarsi nel contesto naturale e storico. Anche l’educazione dei camminatori è fondamentale: la guida ufficiale spiega il codice di comportamento, ricordando di portarsi via ogni rifiuto e rispettare ogni angolo del cammino.
Il risultato è un turismo che lascia solo le impronte delle scarpe, senza tracce permanenti. Così si può godere della natura umbra più autentica, senza compromessi, facendo del Cammino dei Borghi Silenti un esempio virtuoso di turismo sostenibile.
Chi sceglie cammini come questo è spesso un appassionato di trekking, per lo più over 50 e molte donne che viaggiano da sole. La motivazione principale? Cercare serenità e autenticità, lontano dal caos delle città. Chi si mette in cammino vuole staccare, entrare in contatto con luoghi genuini, senza fretta, dove è possibile scambiare qualche parola con la gente del posto.
Camminare per giorni diventa quasi una terapia: oltre a spostarsi, si fa una pausa mentale, un confronto con se stessi, un modo per ritrovare equilibrio e benessere. Questa dimensione introspettiva attrae chi cerca qualcosa di più di una semplice vacanza.
Oggi in Italia ci sono oltre cento cammini ufficiali e più di duecento realtà territoriali. Tra i più noti ci sono la Via degli Dei, il Cammino dei Briganti e i sentieri della Puglia, tutti con un impatto positivo sui territori. Ogni percorso ben gestito porta benefici concreti: dalla valorizzazione dei luoghi alla creazione di lavoro e rapporti sociali.
Il Cammino di Santiago è un esempio da cui prendere spunto. Il boom di visitatori ha portato problemi come prezzi alle stelle, speculazioni e danni ambientali. È la dimostrazione che un cammino può perdere il suo spirito se si punta solo al guadagno.
Per Fioroni non è però una condanna inevitabile. La soluzione sta nel controllo rigoroso e nella tutela della qualità dell’esperienza. Mettere limiti all’affluenza, mantenere prezzi equi, preservare la quiete e l’autenticità sono passi fondamentali per evitare la deriva.
Il turismo lento deve restare un’esperienza intima che arricchisce chi cammina e sostiene chi ospita. Solo con una gestione consapevole, che mette al centro i valori del territorio e della sua gente, si può garantire un modello sostenibile e duraturo, senza danni irreparabili.
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