Quando l’arte prende possesso della città, Lione si trasforma. Dal 19 settembre al 13 dicembre 2026, ogni angolo, ogni strada, ogni palazzo diventa parte di un’immensa galleria a cielo aperto. La diciottesima Biennale d’arte contemporanea non si limita ai musei: coinvolge luoghi storici e spazi pubblici, intrecciando passato e presente in un dialogo vibrante. Tra installazioni all’aperto e sedi iconiche come il macLYON, il Museo dei Tessuti, Les Grandes Locos e l’Istituto d’arte contemporanea di Frac Rhône-Alpes, persino l’Hotel Cour des Loges, nel cuore del quartiere rinascimentale, si fa teatro di questa grande festa culturale.
La Biennale porta Lione sotto i riflettori della scena contemporanea, trasformando i suoi luoghi più rappresentativi in spazi d’arte. Il macLYON, punto di riferimento per le arti visive, ospita eventi cruciali, offrendo uno sfondo ideale per riflessioni e spettacoli. Il Museo dei Tessuti e delle Arti Decorative dialoga con le installazioni moderne, mettendo in scena il contrasto tra tradizione industriale e creatività contemporanea. Le Grandes Locos, ex locomotive convertite in spazio artistico, raccontano l’anima industriale della città e accolgono opere che riflettono su processi di trasformazione concreti e simbolici.
Installazioni aperte al pubblico si trovano anche in punti strategici come il Musée des Confluences, visibili a chiunque passi di lì. I traboules di Croix-Rousse, quei caratteristici passaggi coperti di Lione, diventano scenari perfetti per interventi artistici di respiro urbano e sociale. L’ingresso dell’Hotel Cour des Loges nel circuito ufficiale amplia l’esperienza, facendo entrare i visitatori in un palazzo rinascimentale carico di storia e ampliando il dialogo tra arte, architettura e memoria cittadina. In questi luoghi, già ricchi di significato, l’arte contemporanea si esprime con nuove modalità, spesso legate a riflessioni sul tempo, sull’eredità e sul cambiamento.
Al centro della Biennale c’è un tema che va oltre l’estetica: il rapporto tra arte ed economia. Il titolo «To pass from one dream to another» prende spunto da Robert Filliou, artista francese legato al movimento Fluxus negli anni ’60, che ha elaborato il concetto di “economia poetica”. Prima di dedicarsi all’arte, Filliou studiò economia politica negli Stati Uniti. Questo percorso lo portò a vedere l’arte non come un semplice prodotto da vendere, ma come un evento etico e relazionale, capace di andare oltre le regole del mercato.
Nel suo testo del 1976, Principes d’économie poétique, Filliou ribalta le logiche economiche tradizionali, proponendo l’arte come un processo condiviso e continuo, che unisce le persone in un’unica esperienza. Il suo obiettivo era abbattere le barriere tra artista e pubblico, superare il valore economico per concentrarsi su quello creativo e collettivo. Questa idea guida tutta la Biennale, che esplora come l’arte possa entrare nelle dinamiche economiche della vita quotidiana con i propri strumenti.
Dietro la curatela della Biennale c’è Catherine Nichols, australiana, nota per la capacità di costruire rapporti sinceri con gli artisti e per la sensibilità verso il contesto locale. La sua esperienza si vede anche nella Manifesta 14 di Pristina , dove ha saputo raccontare con attenzione il ruolo del pubblico e del luogo.
Nichols mette in luce come i cambiamenti sociali e politici siano legati ai rapporti economici. La Biennale racconta pratiche artistiche che indagano la natura degli scambi, la solidarietà e la cooperazione, immaginando modelli alternativi a quelli dominanti. Lione, città da sempre legata al commercio e all’industria, diventa così terreno fertile per un’indagine profonda sulle radici e i meccanismi dell’economia, mettendoli in discussione.
Fondata nel 1991, la Biennale di Lione è oggi uno degli appuntamenti più importanti per l’arte contemporanea in Europa. Alterna l’appuntamento con l’arte contemporanea, guidato da Isabelle Bertolotti, e la Biennale della danza, sotto la direzione di Tiago Guedes, aumentando così la sua influenza nel panorama culturale europeo.
Nel 2026 saranno 118 gli artisti da 42 Paesi a prendere parte alla Biennale, con una particolare attenzione all’area del Pacifico. Dopo le ultime due edizioni dedicate rispettivamente al Medio Oriente e alla Francia , il festival conferma la sua vocazione internazionale. Il 68% degli artisti è donna, un dato importante per la rappresentanza di genere nella scena contemporanea.
Il 23% ha meno di 35 anni: arrivano infatti 11 talenti emergenti dal programma Jeune Création Internationale, a sottolineare l’attenzione verso le nuove generazioni e le pratiche innovative. Tra i protagonisti ci sono quattro italiani: Rossella Biscotti, Thyself Agency con il progetto di Luca de Leva e il collettivo Invernomuto insieme a Michela de Mattei. Sono previsti 65 lavori inediti e 12 adattamenti, a confermare la voglia di sperimentare e innovare.
Uno degli appuntamenti più attesi si svolge nei tre siti principali della manifestazione: macLYON, Musée des Tissus e Les Grandes Locos. Qui si sviluppano tre linee tematiche: al macLYON si affrontano temi come vita, morte, eredità e debito; il Musée des Tissus invita a riflettere su cura e scambio; Les Grandes Locos esplora l’industria, il metabolismo urbano e i flussi materiali.
Al centro di tutto nasce La Fête Permanente, uno spazio pensato per far partecipare attivamente i visitatori. Qui si mette in pratica la visione di Filliou: l’arte come processo condiviso e continuo. Sedersi, spostare mobili, condividere momenti durante performance, proiezioni, trasmissioni radio e conversazioni. Un luogo dove il lavoro si mescola alla festa, il pensiero alla condivisione, offrendo un modo nuovo di vivere l’arte.
Ogni spazio segue un proprio percorso, ma insieme costruiscono un quadro complesso e vivo. Il 17 e 18 settembre 2026 saranno riservati alle anteprime per addetti ai lavori, aprendo così una stagione che mette in dialogo storia, economia e pratiche collettive.
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