Nel centro di Macerata, tra mura antiche che raccontano storie secolari, una mostra sta mettendo in discussione il modo in cui guardiamo l’arte. Esporre un’opera non è più solo appenderla a una parete, ma un atto che coinvolge, dialoga e sorprende. Qui, in tre diverse sedi, artisti diversi si confrontano con uno stesso obiettivo: trasformare la semplice visione in un’esperienza che parla a un pubblico sempre più attento e variegato. Non si tratta solo di mostrare, ma di comunicare, di far sentire l’arte viva e presente.
Expositio Mundi è la mostra inaugurata nel 2024 che si snoda tra tre luoghi simbolo di Macerata: Palazzo Buonaccorsi, lo Sferisterio e la Biblioteca Mozzi Borgetti. Ogni spazio porta con sé una storia e un’identità forti, che si intrecciano con le opere esposte. Non è un caso. I curatori Lorenzo Benedetti e Giuliana Pascucci hanno voluto mettere al centro il “mostrare” come un linguaggio aperto e democratico, capace di far dialogare pubblico e opere in modi nuovi.
Nel Novecento la progettazione delle mostre ha assunto un peso tutto suo, diventando quasi un discorso critico autonomo. Expositio Mundi si inserisce in questa scia, proponendo opere site-specific che non stanno semplicemente in uno spazio, ma lo trasformano. Il risultato è una mostra che mescola linguaggi diversi, tra installazioni sonore, ambienti da vivere e pittura, che ridefinisce il rapporto tra chi guarda e ciò che viene mostrato.
Gli artisti in mostra arrivano da generazioni e mondi diversi, ma condividono un interesse comune: ripensare cosa significa esporre. Giulio Paolini e Joseph Beuys accolgono il pubblico appena si entra a Palazzo Buonaccorsi, invitando a riflettere sul proprio ruolo dentro lo spazio espositivo. Le loro opere sono un invito a partecipare, a mettersi in gioco.
Accanto a loro, Adelaide Cioni propone un ambiente da attraversare, un’esperienza immersiva che cambia la percezione. Fabrizio Cotognini intreccia storia, mito e iconografia sacra, trasformando la mostra in un teatro della memoria collettiva e personale. A tutto questo si aggiungono le installazioni interattive di Veit Stratmann e Catherine Biocca.
Biocca, con Tears Don’t Fall, trasforma Palazzo Buonaccorsi in uno spazio vivo, dove suoni e lamenti raccontano una fragilità quasi palpabile. Tra gli altri nomi spiccano Ed Atkins, Michele Ciacciofera, Felix Gonzalez-Torres e Laura Paoletti, che portano ulteriori linguaggi e prospettive. Così la mostra diventa un laboratorio aperto sul medium espositivo, che si apre a codici e forme diverse.
Al centro della riflessione di Expositio Mundi non c’è solo l’arte contemporanea, ma anche una figura storica fondamentale: Giuseppe Ghezzi. Nel 1676, a Roma, questo pittore e letterato organizza una mostra nel chiostro di San Salvatore in Lauro, riunendo dipinti rinascimentali provenienti da collezioni private. Per la prima volta, opere fino ad allora riservate a pochi eletti diventano accessibili a un pubblico più ampio.
Ghezzi è considerato uno dei primi curatori moderni. Ha contribuito a trasformare la mostra in uno spazio di accesso pubblico e dialogo, funzione che ancora oggi resta al centro di Expositio Mundi. A 350 anni da quel momento, la mostra si interroga sul ruolo dell’esposizione nell’era digitale e degli spazi virtuali, puntando sulle potenzialità del mezzo e sulle nuove relazioni tra opere, luoghi e spettatori.
I tre spazi scelti per la rassegna – Palazzo Buonaccorsi, lo Sferisterio e la Biblioteca Mozzi Borgetti – diventano un crocevia di storie, memorie e sperimentazioni. Luoghi tradizionali che si aprono a nuove sfide, mettendo in discussione l’idea stessa di museo o di spazio espositivo canonico. In particolare, la Biblioteca Mozzi Borgetti accoglie interventi diffusi di artisti come Laura Paoletti, che dialogano con il tessuto della conoscenza.
Questa molteplicità di sedi e interventi dà vita a un’esperienza frammentata ma connessa. Il visitatore è chiamato a muoversi, guardare e sentire il “mostrare” sotto tanti punti di vista. I curatori non si limitano a esporre opere, ma creano un dialogo tra passato e presente, tra innovazione e radici culturali. Expositio Mundi si conferma un esempio di come la mostra possa ancora essere un luogo di scambio critico e sociale, capace di restituire valore agli spazi condivisi.
La mostra resterà aperta fino al 10 gennaio 2027. Un’occasione da non perdere per capire come l’atto di mostrare, cuore pulsante dell’esperienza artistica, continui a cambiare nel tempo, mantenendo viva la sua funzione di ponte tra opere e spettatori.
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