# Il sipario si alza a Venezia per la 23ª edizione delle Giornate degli Autori
Il sipario si alza a Venezia, il 2 settembre 2026, per la 23ª edizione delle Giornate degli Autori. L’apertura non lascia dubbi: “My Notes on Mars” di Lili Horvát, con Mackenzie Davis e Rupert Friend, cattura subito l’attenzione. Sul palco, personaggi come Catherine Deneuve e Karin Viard chiudono con “Peau d’homme”, una commedia musicale queer che promette di far parlare di sé. In mezzo, un mix di volti noti e nuovi talenti — da Mia Wasikowska a Matilda De Angelis, passando per Luigi Lo Cascio e Barbara Ronchi — scelti tra oltre mille proposte arrivate da 114 paesi. Il filo rosso? Temi forti: identità, memoria, appartenenza, conflitto. Tutti raccontati con uno sguardo che non perde mai il contatto con il presente.
Il via alle Giornate degli Autori è affidato a “My Notes on Mars”, primo film in inglese della regista ungherese Lili Horvát. Mackenzie Davis interpreta Margot, una scienziata brillante in crisi con il marito Sam, ruolo di Rupert Friend. Un’escursione in montagna si trasforma in un mistero: Margot sparisce all’improvviso. Quando riappare, settimane dopo, durante una cerimonia a lei dedicata, non ricorda nulla del suo passato, tranne un dettaglio scientifico su Marte. Il film mescola scienza, amnesie e tensioni di coppia con delicatezza e intensità, raccontando una donna smarrita in un corpo familiare e un marito diviso tra speranza e realtà. Lili Horvát costruisce una suspense emotiva sottile, scavando nella psicologia dei personaggi con uno stile misurato. L’ambientazione tra natura e riflessioni cosmiche amplifica il senso di smarrimento. Un’opera che spinge a riflettere sui confini dell’identità e sulle dinamiche intime, senza perdere ritmo.
La selezione ufficiale presenta dieci titoli, ognuno capace di raccontare mondi diversi con uno sguardo originale e sincero. María Aparicio, con “A veces me entra tristeza, otras veces rebelión”, mette al centro la precarietà lavorativa attraverso Eva, regista argentina a Madrid impegnata in una ricerca storica sulle lotte operaie. Il film racconta con sensibilità emotiva e intelligenza le difficoltà di una generazione alla ricerca di stabilità e senso.
In “Agata the Writer”, Kuba Dorabialski affida a Mia Wasikowska il ruolo di una scrittrice australiana che affronta il delicato tema della memoria e della narrazione sulla guerra in Bosnia. Il film gioca tra narrativa, letteratura e video, riflettendo sul confine tra esperienza vissuta e invenzione artistica, e sulle responsabilità di chi racconta storie altrui.
“Balcanica” di Nicola Sorcinelli porta sullo schermo la fuga di un direttore d’orchestra afghano e di suo figlio, segnati dal divieto di musica nel loro paese. Attraverso la rotta balcanica, tra violenze e speranze, il viaggio verso l’Europa diventa una prova di resistenza umana. La presenza di Matilda De Angelis, anche produttrice associata, rafforza il legame italiano con la vicenda, donandole calore e intensità.
Mykyta Gibalenko, con “Camouflage”, intreccia storia personale e guerra. Vitaly lascia l’Ucraina per Monaco di Baviera nel 2021, ma il conflitto lo costringe a fare i conti con la vita universitaria e le tensioni familiari. Un ritratto contemporaneo di radici spezzate e identità in trasformazione.
“Dear Ajayi” di Damilola Orimogunje porta per la prima volta la Nigeria nel concorso. Negli anni Novanta, la tensione tra due sorelle, diverse ma legate da un passato comune, racconta contraddizioni umane e la lotta tra tradizione e sogni personali. L’arrivo della madre malata riapre ferite e rivela desideri di libertà.
“I Plant My Hand in the Garden” mescola documentario e finzione per raccontare la storia di Hoda e Boris, due persone di culture diverse che cercano di costruire una famiglia fuori dagli schemi tradizionali, tra burocrazia e aspettative. Firmato dai registi stessi, il film affronta migrazione, sessualità e genitorialità con grande sensibilità.
“Les Indes” trasporta lo spettatore nel Seicento, seguendo un giovane nobile spagnolo incaricato di portare un ritratto a Versailles per suggellare un’unione tra Spagna e Francia. Il viaggio attraverso un’Europa dilaniata dalle guerre si trasforma in un western politico che indaga le radici degli equilibri moderni.
“Salón de Belleza” di Nathalia Acevedo racconta una città colpita da un’epidemia misteriosa. Un parrucchiere gay trasforma il suo salone in un rifugio per malati abbandonati, facendo dell’ultimo atto della vita una forma di cura e resistenza sociale. Il film comunica molto con gesti e silenzi, quasi senza dialoghi.
“Une femme aujourd’hui” segna il ritorno di Robert Guédiguian. La storia segue Juliette, donna di successo nella finanza, che decide di cambiare vita dopo un’aggressione sul lavoro. Il film affronta le sfide personali e sociali legate alla violenza e all’autodeterminazione.
La serata conclusiva è affidata a “Peau d’homme”, diretto da Léa Domenach e tratto dalla graphic novel di Hubert e Zanzim. Questa commedia musicale ambientata nel Rinascimento italiano intreccia storia e fantasia: Blanche, principessa promessa sposa, riceve una pelle magica che le permette di travestirsi da uomo per esplorare il proprio destino e conoscere segretamente il futuro sposo. Nel cast spiccano Catherine Deneuve, Karin Viard e la cantante Pomme. Un film che parla di identità, libertà e ribellione con un tocco fresco e vivace.
Tra i cinque eventi speciali risalta il documentario “Carla Lonzi, dentro e fuori dal mondo” di Francesca Archibugi, che ricostruisce la vita di una figura chiave del femminismo italiano. Tra materiali d’archivio e testimonianze, il ritratto mette in luce pensieri e contraddizioni, offrendo uno sguardo profondo sul movimento e sulle lotte delle donne.
“El fantasma” di Ignacio Masllorens e David Lamelas esplora la vita e le opere dell’artista argentino Rubén Santantonín, usando la sparizione e la memoria frammentata per riflettere sul rapporto tra arte e oblio.
“Il Massacro” racconta la crisi esistenziale di un regista alle prese con fallimenti e nuove possibilità, tra incontri sentimentali su app di dating. Il film mescola documentario e confessione personale.
“Al Baraneya” di Ashgan El-Hamus segue una famiglia egiziana che si trova a decidere sulla vendita di un terreno, evento che potrebbe sconvolgere equilibri e sogni, tra tradizione e futuro.
Chiude il quadro “Se venisse anche l’inferno” di Samuele Rossi, ambientato nell’inverno del 1944 sulle Alpi, con un giovane partigiano sopravvissuto a un’imboscata.
Nelle Notti Veneziane sono in programma nove titoli italiani, tutti con storie intense e originali. “Scarpe rotte” di Roberta Torre apre la sezione con Barbara Ronchi protagonista, in una Roma di guerra tra resistenza e immaginazione. Il film si ispira alla vita di Natalia Ginzburg, riflettendo su coraggio e sopravvivenza quotidiana.
“Anatomia di un ritratto” ripercorre la storia di Fernanda Wittgens, prima donna a guidare la Pinacoteca di Brera, attraverso lettere e testimonianze, un lavoro di impegno e memoria.
“Auber 89” racconta la lotta di un attore che cerca di recuperare la memoria perduta attraverso filmati d’archivio, portando alla luce la storia di una periferia parigina dagli anni Ottanta a oggi.
Tra gli altri titoli, “Domenica capitale” esplora il lavoro femminile a Roma e Napoli, usando la parola e l’ascolto per connettere generazioni.
“La leggenda del deserto” segue il viaggio di una bambina saharawi e il suo ritorno trent’anni dopo, mettendo a confronto passato e attese di un popolo senza terra.
“Memoria del lampo” racconta una giornalista che cerca di ricostruire un misterioso omicidio avvenuto nel 1982 in un piccolo centro italiano.
“Il mestiere di Beppe Tufarulo” segue un uomo che con un’Apecar cambia il modo di affrontare la morte nelle famiglie, cercando giustizia in un territorio segnato dalla criminalità.
“Uno si distrae al bivio” attraversa la Lucania tra poesia e tradizioni contadine, mettendo in luce le trasformazioni di un territorio.
Chiude la sezione “Si sveglia e sbadiglia, il gatto; poi l’amore”, storia di una giovane attrice precaria a Roma alla ricerca del proprio posto nel mondo.
Torna lo spazio #confronti con quattro film che affrontano temi sociali e storici. “Fame d’aria” di Giuseppe Bonito racconta una storia toccante tra un padre e un figlio autistico, bloccati da un guasto meccanico in un paese del Sud, dove emergono solitudini e difficoltà di cura.
“I Nisidiani” di Riccardo Brun è un documentario che racconta dodici anni di lavoro culturale in un istituto penale minorile, mostrando il potere della scrittura e della comunità nella riabilitazione.
“Mare mosso” di Roberto Cimpanelli è un noir che indaga colpa e redenzione attraverso la storia di Daniela, barista a Ostia, e di un pianista dal passato oscuro. La tensione tra i personaggi crea un’atmosfera densa, tra segreti e desideri di salvezza.
“Waiting for Ken Loach” di Simone Amendola chiude il gruppo, anche se per ora non si conoscono dettagli precisi sulla trama.
Tra gli appuntamenti delle Giornate degli Autori 2026 spiccano dibattiti e formazione. La quarta edizione de “La Déclaration des Cinéastes” si concentra sul futuro del settore audiovisivo in un contesto sociale complesso. L’Associazione Compositori Musica per Film organizza un incontro con gli autori delle colonne sonore, per approfondire il rapporto tra immagini e musica.
La masterclass di Luca Siano racconta il lavoro di Carlantonio Longi, pittore e cartellonista, un momento che unisce cinema e arti visive. Il progetto “Africa Chiama” approfondisce la collaborazione tra Italia e Africa nella formazione audiovisiva.
Non mancano discussioni sulla parità di genere e momenti dedicati agli studenti di cinema, insieme alla quarta edizione del premio “Le vie dell’immagine”, dedicato agli artisti che sanno intrecciare linguaggi visivi diversi.
Nel progetto Miu Miu Women’s Tales spiccano due corti: “Discipline” di Mona Fastvold con Amanda Seyfried racconta il rigore di un collegio del Nord Italia attraverso il simbolo di bambole manovrate da burattinai. “Avec Kim” di Claire Denis unisce Suzanne Lindon e la musicista Kim Gordon in un corto che unisce musica e riflessioni sull’identità femminile oggi.
La giuria delle Giornate degli Autori 2026 è composta dalla regista spagnola Carla Simón, dalla regista e montatrice italiana Sara Fgaier, e da Hania Mroué, direttrice del cinema Metropolis di Beirut. Saranno loro a consegnare il GdA Director’s Award da 20.000 euro. Come da tradizione, il pubblico della Sala Perla assegnerà il premio dedicato agli spettatori. Quest’edizione si annuncia ricca di novità e temi forti, pronta a coinvolgere appassionati e addetti ai lavori.
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