Il linguaggio deve farsi sentire, urlare, scuotere—e Ragazz Laser lo fa con forza. Marzia D’Amico, romana nata nel ’89, ha scritto un libro che non si lascia incasellare facilmente. Qui il linguaggio neutro non è solo un tema, ma un campo di battaglia: parole che esplorano marginalità e politica, sfidando chi legge a non restare indifferente. La scrittura è densa, a tratti ostica, perché richiede tempo e attenzione. Ma proprio in questa complessità sta la sua forza. D’Amico mescola ricerca accademica, poesia e traduzione, attraversando lingue e forme con uno sguardo che è al contempo personale e politico. Ragazz Laser, premiato con il Pagliarani 2024, ne è la testimonianza più concreta.
Per D’Amico il linguaggio neutro non è un semplice vezzo, ma un vero e proprio strumento di rottura e apertura. In Italia il dibattito sul linguaggio di genere è acceso. Da una parte c’è chi resiste a ogni cambiamento, dall’altra cresce una sperimentazione vivace soprattutto in poesia. In questo clima di tensione nasce il lavoro di D’Amico, che si muove proprio in questo spazio di frontiera. Ragazz* Laser non dà risposte definitive, ma crea uno spazio di confronto sempre aperto e carico di possibilità.
Il neutro serve a far emergere soggettività spesso invisibili, a dare voce a chi resta fuori dalla norma, con uno sguardo particolare verso le identità trans e transfemministe. Così la lingua perde la sua “naturalità” grammaticale per diventare terreno di inclusione. La poesia diventa un laboratorio che fa attrito, che non appiana le differenze ma le mette in evidenza. Il rapporto tra forma e politica è al centro: prendersi cura del linguaggio significa accettare che diventi più complesso, meno immediato, più dissonante.
Fin dalla prefazione di Sara Ventroni, Ragazz Laser si presenta come un testo pensato anche per essere detto ad alta voce, per la performance. D’Amico però insiste: il legame con la pagina scritta è imprescindibile. Non è un testo da imparare a memoria, ma una partitura in cui segni grafici come il grassetto, le maiuscole, gli spazi e il corsivo* funzionano come istruzioni per la voce. La performance non vuole liberare il testo o dissolverlo, ma dargli ritmo e tensione.
Le presentazioni pubbliche sono letture molto fisiche, piene di pause, accelerazioni, vibrazioni sonore. Ogni lettura è un’interpretazione legata alla partitura scritta. L’idea di trasformare Ragazz* Laser in uno spettacolo vero e proprio è sul tavolo, ma sempre con la volontà di mantenere intatto il testo, senza snaturarlo con una teatralizzazione eccessiva. La poesia resta così un corpo vivo, in bilico tra parola scritta e voce incarnata.
L’urlo e il disturbo sono parte integrante della poesia di D’Amico. Per lei, la potenza di una scrittura “disturbante” non si perde sulla pagina. Al contrario, si trasforma grazie agli strumenti della scrittura: interruzioni, silenzi, forme visive. Non è una perdita, ma un’altra forma di intensità. Quello che potrebbe sembrare un limite diventa un attrito produttivo.
D’Amico mette in luce un punto politico importante: confinare l’eccesso e la fisicità solo all’orale rafforza gerarchie tra ciò che è “legittimo” in scrittura e ciò che non lo è. Ragazz* Laser rifiuta questa divisione, mostrando che il rumore, l’opacità e la radicalità possono stare anche sulla pagina senza essere addomesticati. La poesia disturbante ha il diritto di esistere sulla carta, e questa tensione sposta in avanti i confini del linguaggio poetico contemporaneo.
Il lavoro di Marzia D’Amico non si lascia rinchiudere in una netta divisione tra ricerca accademica e creatività poetica. La sua scrittura nasce da un approccio critico, maturato in studi di genere, linguistica e cultura, ma lascia sempre spazio all’intuizione e all’istinto. Spesso i testi nascono da pulsioni prima ancora che da riflessioni, a cui poi segue un lavoro di analisi e riorganizzazione.
Questa dialettica tra controllo e imprevisto è una negoziazione continua. A volte è la teoria a guidare la forma, altre è la poesia che apre strade inaspettate. Il punto più interessante sta proprio in questo scarto. Ragazz* Laser è il risultato di un equilibrio fragile tra rigore e eccesso, tra consapevolezza e rischio.
Dopo Ragazz* Laser, D’Amico continua a indagare il genere e il linguaggio attraverso progetti che mescolano lingue e forme diverse. Sta lavorando a un poemetto frammentato sul vissuto non binario, ancora in fase di definizione ma seguito da curatrici come Renata Morresi. Parallelamente, sta ultimando una raccolta più discorsiva su temi come l’abilismo e il metalinguaggio.
In entrambi i casi non si tratta di fissare un’unica forma, ma di lasciare che la scrittura si muova, cambi e si metta in discussione, seguendo le urgenze che da tempo attraversano D’Amico. L’attenzione resta alta sulla tensione tra esperienza vissuta e costruzione linguistica, con la voglia di sperimentare e non cristallizzare mai la propria voce.
Marzia D’Amico si conferma così una voce fondamentale per la poesia italiana contemporanea, capace di coniugare impegno politico, ricerca critica e sperimentazione formale, guardando sempre al futuro della poesia.
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