Categories: Cultura

A Roma la mostra “Pensieri di Terra”: memoria individuale e collettiva si incontrano alla Fondazione Baruchello

Il suolo sotto i nostri piedi racconta storie che spesso ignoriamo. A Roma, alla Fondazione Baruchello, prende vita Pensieri di Terra, una mostra che sfugge a ogni linearità. Invece di seguire una strada dritta, si snoda come un sentiero a cerchi, intrecciando passato e presente con delicatezza e forza insieme. Qui, la terra non è solo terra: è memoria palpabile, custode di dolori, resistenze e frammenti di un Novecento vissuto sulla pelle. Fino al 2 agosto 2026, chi varca quella soglia si trova immerso in un mondo fatto di immagini, suoni e sculture, in cui la storia italiana si fonde con esperienze intime, quasi sussurrate.

Un percorso circolare tra opere e memorie della terra

La mostra non si snoda secondo una cronologia precisa, ma si muove a cerchio, come a voler ricominciare ogni volta da un’opera diversa, nuova o già vista, attraversando lavori che si intrecciano per temi e simboli. Le opere di Donatella Landi, nate in momenti diversi della sua carriera, si rispondono parlando di memoria, storia, morte, resistenza e intimità. Non è solo una mostra da guardare, ma un viaggio che coinvolge i sensi: fotografie che racchiudono ricordi personali e fatti storici, un montaggio audio che sembra autobiografico, filmati inquietanti di orsi in cammino, installazioni di porcellana che ricostruiscono immagini di stragi italiane. Ogni pezzo riflette sul concetto di terra, intesa sia come materiale concreto sia come metafora della memoria collettiva.

Il percorso circolare richiama l’idea di un flusso senza inizio né fine, che lascia al visitatore la libertà di muoversi nel racconto visivo e sonoro, scoprendo nuovi dettagli a ogni passo. È una scelta che sottolinea come tempo e storia possano essere letti in modo intrecciato, lontano dalle linee rette della narrazione tradizionale.

Mezzi diversi per raccontare una storia comune

Donatella Landi usa video, suoni, sculture, fotografie, testi e installazioni: un mix che vive sotto lo stesso tetto, dando vita a una sorta di mini-retrospettiva pensata per mostrare la varietà del suo lavoro. La Fondazione Baruchello ha messo a disposizione spazi che permettono di mettere a confronto opere storiche come Zoo con lavori più recenti come Sei in un Paese Meraviglioso , accostando anche progetti già visti all’estero come Wacht am Rhein e Totenmasken a creazioni inedite come la serie dei Satiri del 2025.

Non è tanto uno sfoggio di stili, quanto un intreccio di contenuti: tutte le opere dialogano tra loro, a prescindere dai mezzi usati o dalla data di realizzazione. In questa rete di rimandi si costruisce una narrazione stratificata che parla di storia personale e collettiva, di resistenza e di liberazione interiore.

“Wacht am Rhein”: il Reno tra conflitti e pace

Tra le opere più toccanti c’è Wacht am Rhein , un film che rompe con i cliché dell’inno patriottico tedesco da cui prende il nome. Il video mostra un fiume ampio e calmo, solcato da chiatte scure e inquietanti, con un sottofondo che mescola il rumore dell’acqua e il passaggio dei motori. È un’immagine calma ma ossessiva, immersa in una luce pacifica, ambientata sulle rive del Reno, luogo carico di storia dove nel marzo 1945 si svolse l’Operazione Plunder, l’incontro tra i leader alleati negli ultimi giorni della Seconda guerra mondiale.

Il lavoro non celebra eroi ma propone una visione onirica, oscura e complessa, dove pace e minaccia convivono. Le immagini, quasi ipnotiche, e il suono articolato invitano a riflettere sul tempo e sulla memoria storica, mettendo in primo piano il rapporto tra narrazione politica e vissuto umano. La storia nazionale, rappresentata dal titolo e dal luogo, si intreccia con la percezione intima e inquieta dell’artista, creando un paesaggio emotivo potente.

Fotografie e testi: immagini che aprono finestre sulla memoria

Le fotografie in mostra, spesso accompagnate da testi che non sono semplici didascalie, si aprono come finestre sulla memoria, metà autobiografica e metà collettiva. La serie Senza Titolo raccoglie scatti dall’archivio familiare e immagini di momenti diversi della vita di Donatella Landi, testimonianza di un rapporto vivo con la memoria visiva personale.

I testi, scritti dall’artista, non spiegano ma partecipano al dialogo, evocando pensieri e stati d’animo che amplificano la forza emotiva delle fotografie. Questa unione di parola e immagine costruisce uno spazio narrativo fluido, dove la memoria si mostra come un processo aperto e non lineare.

La scultura: materia viva e forma in divenire

L’approccio di Donatella Landi alla scultura nasce da un’esperienza diretta con la terra durante un’eruzione dell’Etna nel 2002. Da allora, la materia diventa un mezzo fondamentale per esprimere movimento, trasformazione e quel non finito che lei chiama pre-forma. Le sue sculture, sempre di piccolo formato, non sono mai monumentali o statiche: raccontano uno stato di passaggio, una materia viva che cambia sotto le mani.

Landi spiega che il suo lavoro non parte da immagini già definite, ma si sviluppa nell’atto stesso della manipolazione, seguendo ciò che emerge spontaneo. Le sculture trasmettono un’energia in movimento e un’instabilità che coinvolge chi le guarda, spingendolo a muovere lo sguardo da un pezzo all’altro, riconoscendo in ogni forma una fase unica di mutamento. La varietà delle forme e il rifiuto della fissità riflettono la complessità della terra e della storia che l’artista vuole raccontare.

“Sei in un Paese Meraviglioso”: le stragi italiane su formelle di porcellana

Nel cuore della mostra c’è un’opera che colpisce per la sua forza simbolica: Sei in un Paese Meraviglioso. A prima vista sembra un omaggio ai paesaggi italiani, ma in realtà è un archivio visivo dedicato alle principali stragi che hanno segnato l’Italia nella seconda metà del Novecento. Le immagini sono incise su formelle di porcellana, realizzate come piccole “cartoline”, un materiale tradizionalmente legato alla memoria funebre e al lutto.

Questa installazione, presentata come maquette con alcune prove d’autore, cerca di dare visibilità a eventi rimossi o taciuti dalla narrazione ufficiale, invitando a una riflessione critica sul rapporto tra potere e memoria storica. Il progetto si configura come un archivio che mescola dolore e rifiuto dell’oblio, sottolineando come la storia venga spesso manipolata per costruire identità nazionali ambigue o contraddittorie.

Il finale: l’estasi come simbolo di trasformazione e rinascita

A chiudere la mostra, una scultura distesa su un basamento cattura l’attenzione. Il volto, ancora una pre-forma, ha labbra appena socchiuse in un sospiro sospeso. Qui il concetto di estasi si lega al cambiamento e alla trasformazione: la materia si piega al respiro del mutamento, negando ogni fissità e aprendo a un nuovo modo di essere.

Questa installazione finale invita a guardare alla terra — e quindi alla storia — come a qualcosa in continuo divenire, che vive attraverso l’atto creativo e il ricordo. La tensione tra immobilità e movimento diventa metafora di una rinascita collettiva e personale, un pensiero che continua ben oltre le mura della Fondazione Baruchello.

Redazione

Recent Posts

Estate 2026 a Roma: le mostre imperdibili da visitare in città tra arte, design e cultura

L’estate del 2026 a Roma promette di essere una festa per gli occhi e la…

38 minuti ago

L’Hangar Rosso: il docu che svela i voli della morte di Pinochet a Tobalaba

Nel cuore di Santiago, un documentario squarcia il silenzio che avvolge una delle pagine più…

39 minuti ago

Morto Francesco Bruno, poeta e traduttore di grandi autori come Céline e Modiano

Francesco Bruno se n’è andato, lasciando dietro di sé un silenzio che pesa nel panorama…

3 ore ago

Dua Lipa: la popstar che promuove la lettura con il suo BookClub e la nuova Biblioteca Manifesto a Porto

Dua Lipa ha acceso i riflettori su un tema che va oltre la musica: la…

6 ore ago

Valerio Carocci al Cinema in Piazza: «Sono spaventato, chiedo aiuto a Roma e alle forze dell’ordine»

Piazza San Cosimato era carica di tensione e emozione. Da un lato, Robert De Niro…

8 ore ago

Future Hits Live 2026 a Verona: Bresh, Baby K, Settembre e altri big nel cast imperdibile

L’Arena di Verona si sta già animando in vista del 2 settembre, quando tornerà il…

8 ore ago