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Addio a Peppino Di Capri, leggenda della musica italiana e doppio trionfatore a Sanremo

Peppino Di Capri non c’è più. È morto a Villa Castiglione, il posto che aveva scelto per vivere gli ultimi anni, lontano dai riflettori ma vicino al suo mare. Quel mare, quelle rocce, sono state il suo porto sicuro. Nato Giuseppe Faiella, sull’isola che gli ha dato il nome d’arte, ha fatto sognare generazioni con la sua voce e il pianoforte. Ha saputo unire la tradizione napoletana a suoni d’oltreoceano, attraversando epoche e mode senza mai perdere la sua identità. Avrebbe compiuto 87 anni il 27 luglio. Domani, alle 17, l’addio a Capri, nella Piazzetta.

Dalle prime note a Capri all’onda del rock americano

Peppino Di Capri ha iniziato a suonare da bambino, catturato dalle sonorità che arrivavano dagli Stati Uniti durante la Seconda guerra mondiale. Quel primo incontro con il rock’n’roll e il twist americano ha lasciato un’impronta profonda nel suo modo di fare musica. Non si è mai limitato alla sola tradizione napoletana, ma ha costruito un’identità musicale capace di parlare all’intera Italia.

Il suo nome d’arte è un omaggio alla sua terra, e con il gruppo dei Rockers ha portato una ventata di novità sulla scena italiana degli anni Cinquanta e Sessanta. Il suo sound, leggero e ballabile, ha conquistato il pubblico, rivoluzionando spettacoli e dischi senza mai perdere quell’eleganza e quella cura nel suonare il pianoforte che lo hanno sempre distinto.

I pezzi che hanno fatto la storia: tra twist e melodie d’amore

Parlare di Peppino Di Capri vuol dire citare canzoni diventate classici non solo per lui, ma per tutta la musica italiana. Da un lato c’è il ritmo vivace del twist, con brani come “St. Tropez Twist” che raccontano la voglia di divertimento e spensieratezza degli anni Sessanta. Questa musica riflette un’Italia che guardava avanti, leggera e piena di ritmo.

Dall’altro lato c’è la sua anima più intima e romantica, fatta di canzoni come “Roberta” e soprattutto “Champagne”. Quest’ultima ha lasciato un segno profondo nel cuore del pubblico, con la sua atmosfera notturna fatta di malinconia e delicatezza. “Champagne” ha superato il tempo, restando un simbolo amato ben oltre la sua generazione.

Peppino Di Capri non ha mai puntato a costruire un’immagine appariscente: la sua forza stava nella naturalezza con cui suonava il pianoforte e nella voce calda, mai sopra le righe, ma sempre carica di fascino.

Sanremo: 15 partecipazioni e due vittorie da record

Il Festival di Sanremo è stato per Peppino Di Capri un palcoscenico fondamentale. Con ben 15 partecipazioni tra il 1967 e il 2005, detiene ancora il primato di presenze, condiviso con nomi come Milva e Toto Cutugno.

Le sue due vittorie, nel 1973 con “Un grande amore e niente più” e nel 1976 con “Non lo faccio più”, segnano tappe diverse della sua carriera. La prima è un ritorno alle ballate classiche, una canzone d’amore e delusione raccontata con sobrietà. La seconda è più teatrale e meno convenzionale, ma ha saputo imporsi in una gara affollata.

Questi trionfi mostrano come Peppino Di Capri fosse capace di reinventarsi senza restare ancorato al passato, mantenendo sempre un ruolo centrale nella scena musicale degli anni Settanta. Nel 2023 ha ricevuto il Premio Città di Sanremo alla carriera, un riconoscimento che ha suggellato una presenza lunga e apprezzata all’Ariston.

“Champagne”, il film che racconta una leggenda

Cinque anni fa, la Rai ha dedicato a Peppino Di Capri il film “Champagne – Peppino Di Capri”, diretto da Cinzia TH Torrini. La miniserie ha ripercorso i momenti chiave della sua vita: dagli esordi a Capri, agli incontri con la musica americana, fino al successo nazionale.

Il racconto ha mostrato un artista riservato, lontano dal glamour delle grandi star, ma profondamente legato alla sua musica e alla sua terra. Le diverse stagioni della sua carriera – dal talento precoce al pianoforte, ai successi twist, fino alle affermazioni a Sanremo – sono state raccontate con umanità e senza banalità.

Il film ha confermato Peppino Di Capri come simbolo di un’Italia che canta, ma che sa anche confrontarsi con le sue radici e il suo desiderio di modernità.

Un’eredità tra tradizione napoletana e influenze internazionali

Spesso associato alla canzone napoletana, Peppino Di Capri ha attraversato generi diversi con una naturalezza rara. Accanto alle melodie tipiche del Sud, ha portato l’energia del rock’n’roll e del twist.

Nel 1970 vinse il Festival di Napoli con “Me chiamme ammore”, riaffermando il legame con la tradizione senza rinunciare a uno stile moderno e riconoscibile.

Tra tv, cinema, festival e lunghe tournée, ha mantenuto un ruolo di primo piano in un mondo musicale in continua evoluzione. Per molti, il suo nome è legato a “Roberta” o “Champagne”, ma era soprattutto un solista elegante che ha attraversato decenni senza perdere autenticità e fascino.

La vita privata: grandi amori e famiglia

Nella sua vita privata, Peppino Di Capri ha avuto due legami importanti. Il primo con Roberta Stoppa, modella torinese conosciuta da giovane e diventata sua moglie. A lei è dedicata la canzone “Roberta”, pubblicata nel 1963. Dal loro matrimonio è nato Igor, nel 1970.

Dopo la fine di quel rapporto, Peppino Di Capri ha sposato nel 1978 Giuliana Gagliardi, studentessa di biologia di Napoli, con cui ha avuto altri due figli, Edoardo e Dario. La scomparsa di Giuliana nel 2019, dopo una lunga malattia, ha segnato profondamente gli ultimi anni del cantante.

Questi affetti hanno accompagnato una carriera lunga e complessa, fatta di alti e bassi, ma sempre animata da una passione sincera per la musica e l’arte.

Redazione

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