La fotografia non è mai solo un click, diceva un grande maestro. E ha ragione: non si limita a fermare un momento. È, piuttosto, un viaggio che attraversa il tempo e lo spazio, un modo per leggere i luoghi, scovare tracce nascoste nella memoria collettiva. È da questa convinzione che nascono otto nuovi libri, freschi di stampa, che raccontano con immagini e parole la complessità del presente e la profondità del passato. Tra progetti noti e altri più nascosti, questa selezione dimostra come la fotografia sia uno strumento potente di narrazione e riflessione. Sa attraversare mondi lontani e vicini, cogliere storie di vita quotidiana, senza dimenticare temi sociali e culturali di grande rilievo.
La casa editrice inglese Mack ha appena pubblicato Album, 1969-82, il terzo volume dedicato agli anni Settanta del fotografo Guido Guidi. Il libro raccoglie scatti realizzati tra il 1969 e il 1982, scene di vita di tutti i giorni, spesso accompagnate da annotazioni che ricordano quelle di un album di famiglia, scritte lasciate da Guidi in modo solo parzialmente leggibile. Queste foto non sono solo immagini, ma frammenti di un percorso con cui il fotografo ha cercato di capire e dare forma al suo sguardo sul mondo.
Molte di queste immagini sono già state esposte a Milano o pubblicate altrove, ma l’album qui presentato è un progetto attuale, una rivisitazione che rifiuta l’idea di un volume assemblato a posteriori per ricostruire il passato. Guidi sottolinea come ogni suo lavoro abbia un senso preciso e un progetto ben definito. Il libro si presenta come una testimonianza viva che mostra il legame stretto tra il lavoro dell’artista, la sua storia personale e la cultura visiva degli anni Settanta.
Il volume Racconti di boschi di fabbriche e di persone, firmato dal fotografo Francesco Jodice con la curatela di Ilaria Bonacossa, accompagna la mostra tenuta l’anno scorso alla Fondazione Zegna di Trivero. Non è un semplice catalogo: è un intreccio di immagini che dialogano tra loro seguendo tre temi, quelli indicati nel titolo.
Jodice si ispira alle riflessioni di Alberto Quintavalle, che suggeriscono di raccontare le storie non attraverso le persone, ma con gli oggetti e gli ambienti che le circondano. Un approccio vicino all’Arte Concettuale e ad artisti come Feldmann e Boltanski, che evoca l’intimità in modo discreto, evitando un coinvolgimento emotivo diretto. La narrazione emerge così dalle tracce lasciate dalle persone, che parlano dei cambiamenti e delle tensioni in paesaggi naturali, industriali e sociali.
Due nuovi titoli della collana Oilà, edita da Electa, mettono al centro donne che hanno segnato la fotografia e il cinema del Novecento. Il primo, Mi ricordo mentre vivo di Anna Masecchia, è dedicato a Agnès Varda, regista e fotografa le cui opere spaziano dal cinema d’avanguardia ai filmati su artisti come Calder e Brassaï. Il libro invita a riscoprire la complessità del suo sguardo, con riferimenti chiave come Cléo de 5 à 7 e il più recente Visages Villages, girato pochi anni prima della sua morte a novant’anni.
Il secondo, …e vivere dopo tanto come volevo di Gioia Battista, racconta la vita di Anita Pittoni, stilista e fotografa triestina che ha attraversato vari ambiti artistici e culturali. La sua storia rappresenta tante donne dimenticate o poco note che hanno dato un contributo importante al panorama culturale italiano. Entrambi i volumi si distinguono per il formato compatto e testi che accompagnano immagini dal forte valore documentale e artistico.
Il libro d’artista Dictionary of Modern Love Terms di Sofia Guzzo, pubblicato da Boîte Editions in cento copie, si inserisce nel panorama editoriale con un progetto fotografico che indaga i cambiamenti nelle relazioni sentimentali nell’era del capitalismo digitale, spesso a colpi di swipe sullo schermo.
Le foto ritraggono oggetti abbandonati dopo incontri di cui non sappiamo nulla, creando uno spazio di riflessione sull’effimero e la superficialità delle relazioni di oggi. Ogni immagine è accompagnata da una parola inglese – ghosting, orbiting, breadcrumbing – che descrive dinamiche tipiche delle relazioni online. L’opera richiama le teorie del filosofo Byung-Chul Han, mettendo in luce la realtà complessa e vuota in cui viviamo, con una narrazione visiva semplice ma potente.
Ronald Pizzoferrato presenta con Artphilein Editions il suo nuovo libro Asuizate, stampato in sole 150 copie. Il lavoro esplora l’emigrazione verso la Svizzera, non come un reportage giornalistico, ma attraverso ritratti di ambienti, gesti e momenti che raccontano la complessità del trasferimento e dell’integrazione.
L’ordine e la sicurezza svizzeri si scontrano con le difficoltà quotidiane di chi deve reinventarsi in un ambiente estraneo, dove adattarsi significa anche accettare compromessi. Il libro invita a guardare da vicino le dinamiche personali e collettive legate al cambiamento, mostrando come migranti e nuovi arrivati ridefiniscano le proprie identità e relazioni. In un’epoca segnata da tragedie come quella di Crans-Montana, questa documentazione ha un valore speciale.
Il volume Le fotografe del cinema nell’Italia del dopoguerra, curato da Irene Caravita e Raffaella Perna e pubblicato da Postmedia.Books, si concentra su un settore specifico della fotografia storica italiana. Raccoglie saggi dedicati al ruolo delle donne nella fotografia di scena, raccontando il lavoro di figure come Elisabetta Catalano, Jacqueline Vodoz e Chiara Samugheo.
Spesso ignorato o sottovalutato, questo patrimonio visivo è una parte importante della storia culturale e artistica italiana nel dopoguerra immediato. Il libro mette in luce la professionalità e la sensibilità di queste fotografe, sottolineando il loro contributo alla narrazione del cinema e alla creazione delle immagini che hanno accompagnato i grandi film dell’epoca.
Chiude la rassegna il volume Fotografie dei disastri fatti dal terremoto in Liguria , curato da Guglielmo Manita e pubblicato da Isolario Edizioni. Il libro raccoglie immagini di Nereo Montelatici, uno dei più importanti fotografi documentaristi dell’Ottocento, incaricato dall’allora ministro dei Lavori pubblici Francesco Genala di testimoniare i danni del sisma.
Queste fotografie sono un esempio precoce dell’uso della fotografia come mezzo di comunicazione e controllo del territorio. Destinate al centro del potere politico, offrono uno spaccato significativo del ruolo sociale della fotografia in epoca pre-industriale, aiutando a capire la gravità dell’evento e a indirizzare gli interventi di ricostruzione.
Questa selezione di pubblicazioni fotografiche del 2026 dimostra come le immagini non siano solo reperti visivi, ma pezzi vivi per raccontare storie, identità e cambiamenti del nostro tempo, mantenendo vivi i legami tra passato e presente.
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