In una sala d’attesa d’aeroporto, Beatrice Zerbini osserva il via vai di passeggeri con uno sguardo attento, pronta a raccontare storie che scavano dentro. Al Taobuk di Taormina, dal 18 al 22 giugno 2024, porterà la sua voce fatta di emozioni sincere: amore, lutto, fiducia. Parole e immagini si intrecciano nei suoi albi illustrati e poesie, creando un dialogo capace di toccare l’anima. Lontana dalle apparenze, la sua scrittura invita a una consapevolezza profonda, mentre il festival conferma il suo ruolo di punto di riferimento culturale nel panorama italiano.
Nata a Bologna nel 1983, Beatrice Zerbini si è fatta notare fin dal 2006 con “In comode rate”, una pagina online dove raccoglieva racconti tragicomici e poesie. Da qui nasce la sua prima raccolta, In comode rate. Poesie d’amore, uscita nel 2019 con prefazione di Alba Donati. Da allora, il suo lavoro si è fatto sempre più intimo e riflessivo, esplorando gli equilibri delicati dell’amore e i silenzi del lutto. Nel 2021 pubblica Mezze Stagioni , seguito l’anno dopo da D’Amore , dove emergono temi legati alla psicoterapia e alla cura di sé.
Il 2023 segna il suo debutto negli albi illustrati con Padre nostro, realizzato insieme a Sonia Maria Luce Possentini per Carthusia Edizioni, seguito da Non avere paura . Tra i prossimi appuntamenti, a giugno 2024, è atteso C’era un’estate . Sempre nel 2024, Samuele Editore pubblicherà Quarantadue, l’ultima raccolta poetica di Zerbini, che continua a indagare il legame tra vita ed emozioni.
Il Taobuk – Taormina Book Festival torna dal 18 al 22 giugno 2024, sotto la direzione di Antonella Ferrara. Il filo conduttore di quest’anno è la “fiducia”. Tra i più di duecento ospiti, spiccano nomi come Dacia Maraini, Jan Brokken e Beatrice Zerbini, che parlerà proprio di fiducia in se stessi.
Il festival si distingue per la sua capacità di mettere insieme scrittori, artisti e intellettuali di vario genere, creando uno spazio di confronto ricco attraverso conferenze, reading e dibattiti. Taobuk è un modello di dialogo multidisciplinare che mette la parola al centro, come strumento di conoscenza e crescita collettiva. L’intervento di Zerbini porta l’attenzione sulle dinamiche intime, sostenendo che fiducia e autenticità sono valori da recuperare in un’epoca dominata da apparenze e superficialità.
Per Zerbini, la poesia nasce da un eccesso o da una mancanza d’amore, e non si limita a esprimere sentimenti, ma diventa una vera e propria relazione. Scrivere poesia significa entrare in contatto con parti di sé spesso nascoste, scoprire fragilità e meraviglie interiori. L’amore attraversa tutta la sua produzione come un impulso fondamentale, un motore invisibile che alimenta anche temi delicati come il lutto e la cura.
La poetessa riflette su come oggi, in tempi segnati da diffidenza e sfiducia, sia lecito chiedersi se amare davvero o essere amati sia ancora possibile. Secondo lei, la poesia resta un luogo inevitabile perché nasce proprio da questa domanda profonda sull’amore, uno spazio aperto all’indagine e alla tensione verso un sentimento vivo. In questo senso, la poesia diventa un ponte tra la singolarità e la dimensione collettiva, un’esplorazione continua del rapporto tra sé e l’altro.
Negli ultimi lavori di Beatrice Zerbini, le immagini hanno un ruolo fondamentale grazie alla collaborazione con l’illustratrice Sonia Maria Luce Possentini. Il loro lavoro insieme non è semplice accompagnamento visivo, ma un confronto di verità che mette a nudo emozioni parallele. Non si tratta di tradurre i versi in immagini, ma di esprimere una comunanza di ferite e vissuti.
Zerbini sottolinea come questo dialogo artistico offra ai lettori una visione stratificata, che oscilla tra autobiografia e dimensione universale, invitando a una partecipazione attiva e condivisa. La prossima uscita, prevista per settembre 2024 e illustrata da Gabriella Giandelli, segue questa strada: mostrare con parole e immagini ciò che riguarda tutti, attraverso un dialogo aperto e sincero. L’unione tra letteratura e arte visiva si conferma così un potente strumento di comunicazione e riflessione.
L’intervento di Zerbini al Taobuk, in programma il 19 giugno 2024, sarà incentrato sulla fiducia come consapevolezza della propria forma e presenza. La poetessa racconta di un’esperienza personale legata all’immagine della madre, una donna ritenuta molto bella, che ha segnato a lungo la sua percezione di sé. Per anni ha vissuto quel confronto come una mancanza, fino a un percorso interiore che l’ha portata a rifiutare l’idea di perfezione imposta e ad accettare la propria dignità.
L’aneddoto del regalo di un “naso nuovo” per i diciott’anni mette in luce la scelta consapevole di imparare a convivere con se stessa, invece di cercare un cambiamento esteriore. Zerbini traccia una linea netta tra apparire ed esistere, invitando a riconoscere il valore autentico della propria identità, nella forma e nello spirito. Per lei, questo processo è la vera libertà: esistere senza dover dimostrare continuamente il proprio valore.
Beatrice Zerbini ricorda di aver iniziato a scrivere poesia a otto anni, in un momento di solitudine e dolore, quando solo la parola poetica riusciva a mettere ordine in un caos profondo. Per lei, scrivere è sempre stato un modo per dare forma e misura alla propria esperienza, costruendo un sostegno che cresce insieme a lei.
Non pretende di avere una risposta universale sul perché si scriva poesia, ma confessa che per lei è soprattutto un gesto d’amore e di comunicazione, verso gli altri e verso se stessa. La poesia è il modo in cui affronta il mondo, un filo sottile che unisce le persone. Nel suo lavoro, la parola diventa ponte e presenza, un mezzo per raccontare ciò che accade dentro e fuori, con la speranza di toccare chi legge e dare voce alle emozioni più autentiche.
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