Tra l’odore delle vecchie foto che si mescola a quello familiare di una cucina italiana, la mostra “Milan Unit 1994-2009” di Ramak Fazel al MAXXI di Roma non si limita a esporre immagini. È un viaggio dentro quindici anni di vita milanese, catturati in fotogrammi, negativi, diapositive e oggetti scelti con cura. Quel che si respira qui è qualcosa di vivo, quasi palpabile. Non un semplice archivio, ma un racconto fatto di assenze, sorrisi nascosti e contraddizioni, un organismo che pulsa tra memoria e realtà.
L’archivio Milan Unit 1994-2009 si distingue per la sua compattezza e completezza. Qui non ci sono solo fotografie, ma anche ritagli di giornale, copertine di riviste, fatture e una collezione di macchine fotografiche ancora funzionanti. Non un archivio tradizionale, ma un racconto che unisce il personale, l’artistico e lo storico.
La curatrice Simona Antonacci mette in luce il cuore del progetto: “il gioco tra ciò che si mostra e ciò che resta nascosto.” Le foto non sono solo opere finite, ma frammenti di un tessuto più ampio fatto di memoria, tempo e identità. Il laboratorio di Fazel, per anni sul Naviglio Grande a Milano, riaffiora attraverso scatti e oggetti conservati: da un cassetto, una volta in cucina, emergono foto dello studio e rose secche, simboli di un passato intimo e vissuto.
Catalogare Milan Unit è stato quasi un lavoro da archeologo. Fazel stesso ammette di essersi allontanato dall’archivio per anni, e riscoprirlo è stato come trovare un tesoro nascosto. Ogni pezzo, ogni documento, apre domande sulla persona ritratta o sul luogo fotografato, ridando vita a ciò che per troppo tempo era rimasto dimenticato.
La vita di Ramak Fazel è segnata da scelte radicali. Nato a Abadan, Iran, nel 1965, dopo la laurea in ingegneria meccanica decide di seguire un’altra strada. Spinto dalla voglia di scoprire il mondo, si trasferisce a New York. È lì che, quasi per caso, incontra la fotografia: un conoscente gli fa comprare una Rolleiflex, una macchina a pozzetto, e parte per un viaggio lungo la West Coast. Quel viaggio è l’inizio del portfolio americano con cui, nel 1994, arriva a Milano con pochi soldi e un progetto chiaro.
Passa dalla fotografia di strada e ritrattistica a quella di design e architettura, seguendo il ritmo della Milano post-industriale. La sua prima grande commissione arriva dalla rivista Abitare, con la foto di una sedia: un oggetto che Fazel riesce a trasformare in una figura quasi umana, conferendole dignità e personalità. Questo modo di guardare il design è tutto suo.
Nel tempo, Fazel stringe rapporti importanti con protagonisti del design italiano come Enzo Mari, con cui nasce una collaborazione e un’amicizia durature. L’archivio Milan Unit è pieno di tracce di questa storia, con materiali che raccontano il lavoro con Mari.
In Milan Unit si leggono anche influenze di grandi fotografi internazionali come Garry Winogrand e Michael Ackerman. Questi incontri segnano la formazione di Fazel e la sua visione. Gli ambienti artistici di New York negli anni Ottanta e il confronto con fotografi come Ackerman hanno creato un terreno fertile per uno stile personale, attento ai dettagli e ricco di umanità.
I suoi viaggi spaziano da Tokyo a Bombay, dallo Yemen all’Iran. Cresciuto sulla costa occidentale degli Stati Uniti, Fazel mantiene un legame profondo e complesso con le sue origini iraniane. Questa doppia appartenenza genera a volte un conflitto interiore, che si traduce in forme di autocensura, ma alimenta anche la creatività delle sue immagini. Il rapporto con il passato e l’identità emerge nel suo lavoro in modo sottile, quasi nascosto, visibile solo a chi guarda con attenzione.
Un tratto particolare dell’archivio è il legame con la cucina, vista come spazio di convivialità e ricordi. La tradizione iraniana, la famiglia, le serate milanesi tra amici si intrecciano in questo racconto più ampio. Fazel ricorda le cene organizzate dalla madre durante l’infanzia negli Stati Uniti e le “cenette” a Milano, tra amici e studenti.
Nel suo studio con cucina integrata, questa dimensione prende forma e diventa simbolo di condivisione, creatività e identità. Anche nel lavoro artistico la cucina ha un ruolo: tra le pagine di Milan Unit spuntano ricette e riferimenti a ingredienti semplici, ma combinati con cura, come rucola, pecorino stagionato, pomodori e orecchiette. Questi dettagli raccontano come l’esperienza quotidiana si trasformi in momenti ricchi di significato e mistero.
La mostra al MAXXI di Roma chiude il 27 settembre 2026. Un’occasione per entrare nell’universo complesso di Fazel, tra immagini e oggetti, in un archivio che racconta Milano con uno sguardo intimo e globale.
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