Nel cuore di Vienna, sotto il cielo caldo di maggio 2026, la Contemporary Week di Dorotheum ha riscritto le regole del gioco. Mentre New York correva a passo frenetico, la storica casa d’aste mitteleuropea catturava l’attenzione globale con una selezione d’arte moderna e contemporanea capace di far parlare. Tra le tante offerte accese, l’Italia si è imposta con forza, ma è stato il nome di Carla Accardi a risplendere davvero: un’asta da record che conferma la sua ascesa nel firmamento dell’arte internazionale.
Il 20 maggio a Vienna Carla Accardi ha fatto sentire forte la sua voce con “Fonda Notte Pieno Giorno” del 1986, un’opera imponente su tre pannelli di legno dipinti su entrambe le facce. Questa tecnica particolare ha catturato l’attenzione ben oltre le aspettative. La sua pittura, legata al gruppo Forma 1 e riconoscibile per i colori intensi e i segni decisi, ha scatenato una gara d’offerte che ha raggiunto la cifra straordinaria di 520.000 euro, spese incluse. Un risultato che non solo aggiorna il record d’asta dell’artista, ma le vale anche il terzo posto tra i lotti più importanti della serata.
Ma non è finita qui: altre tre opere di Accardi sono state vendute con successo, tra i 40 e gli 80 mila euro. È un segnale chiaro: il mercato cerca con forza opere autentiche e riconosciute, e il suo modo di lavorare il legno fa la differenza, attirando sempre più interesse verso tecniche e materiali meno convenzionali.
Non solo contemporaneo: anche l’arte moderna italiana ha lasciato il segno. Basti pensare a Piero Dorazio con “Ornato Bianco” del 1984, che ha superato di gran lunga la stima iniziale di 60.000 euro, andando a chiudere a 260.000 euro. Un quadro destinato a trovare una collocazione prestigiosa. Emilio Vedova, con “Emerging ’83 ”, ha superato quota 100.000 euro, confermando il valore di un’opera densa di riferimenti storici.
Altri nomi noti come Lucio Fontana, Mario Schifano, Ettore Spalletti, Giuseppe Uncini e Gastone Novelli hanno superato agilmente i 100.000 euro, a conferma di un mercato italiano vivace e ricco di potenzialità. Da segnalare anche la scultura “Cavaliere” di Marino Marini del 1951, che ha raggiunto 565.000 euro, conquistando il secondo posto nella serata del 19 maggio. Gino Severini e Giorgio de Chirico hanno portato a casa insieme oltre mezzo milione di euro, rinvigorendo l’interesse verso i grandi maestri italiani.
È chiaro: il gusto per l’arte italiana, sia moderna che contemporanea, resta forte e apprezzato soprattutto in mercati sofisticati come quello viennese.
Non solo Italia: la Contemporary Week di Dorotheum ha visto protagonisti anche artisti di rilievo internazionale. La viennese Martha Jungwirth ha attirato offerte importanti per “Fruchtfleisch” del 2012, che ha superato di gran lunga la stima di 80.000 euro, chiudendo a 429.000 euro. Un segnale chiaro del fermento locale, pronto a farsi largo accanto alla tradizione artistica europea.
Chris Ofili ha raggiunto i 390.000 euro con “Trump” del 1998, mentre Günther Uecker ha fissato il suo “Strukturfeld” del 1973 a 455.000 euro. Cifre che dimostrano non solo la qualità degli artisti, ma anche l’interesse crescente dei collezionisti per opere innovative e simboliche.
Un caso a parte è Mikuláš Medek, molto amato a Vienna, che ha totalizzato 884.000 euro con due sue opere. Il pezzo forte è stato “Too Deep a Sleep V” del 1966, venduto a 546.000 euro, il miglior risultato dell’intera settimana.
I risultati di Dorotheum raccontano molto di più di una singola asta. Nel 2026, la piazza viennese dimostra una solidità sorprendente, un segnale che il mercato dell’arte resta un settore vivo e in crescita, nonostante le tensioni geopolitiche ed economiche che pesano sul mondo. A fianco delle grandi capitali come New York, Vienna si fa spazio con un dinamismo tutto europeo.
L’arte italiana, insieme a quella di altri paesi, mostra segnali di espansione sia nel mercato primario che in quello secondario. Questo clima positivo prepara il terreno per eventi di rilievo come Art Basel a Basilea, in programma a giugno, appuntamento centrale per collezionisti e operatori internazionali. La domanda di opere di qualità cresce, così come la competizione tra chi vuole aggiudicarsele, con uno sguardo attento alla tradizione ma senza perdere di vista la contemporaneità.
Vienna, grazie a Dorotheum, si conferma una tappa imprescindibile per chi vuole posizionarsi nel mercato globale, con risultati che segnano una fase di rinnovamento e forza per l’arte europea.
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