Oltre due metri di altezza, uno sguardo che incute rispetto: George Eastman non passa certo inosservato sul grande schermo. Dietro quel nome d’arte si nasconde Luigi Montefiori, genovese di nascita e icona del cinema italiano degli ultimi cinquant’anni. Ha calcato i set di horror spietati, western ruvidi e polizieschi adrenalinici, spaziando senza timori tra i generi più diversi. Non era solo un volto imponente, ma un attore e sceneggiatore capace di muoversi con disinvoltura tra registi mainstream e autori più raffinati. Eastman ha dato corpo e anima al cinema popolare italiano, diventando un punto di riferimento imprescindibile per chi ama quel cinema.
Luigi Montefiori nasce il 16 agosto 1942 vicino a Genova e, prima di approdare al cinema, lavora come grafico pubblicitario. È nella seconda metà degli anni Sessanta che si trasferisce a Roma e, quasi per caso, arriva la prima chiamata per entrare nel mondo degli spaghetti western. La sua statura imponente e lo sguardo intenso lo rendono subito perfetto per ruoli da antagonista o personaggi secondari ma memorabili. Film come Preparati la bara!, Django spara per primo e soprattutto La collina degli stivali di Giuseppe Colizzi segnano questa fase iniziale. Accanto a Bud Spencer e Terence Hill, Eastman diventa Baby Doll, un personaggio che conferma la sua rapida ascesa.
Negli anni Settanta e Ottanta la sua carriera si allarga: non è più solo western. Passa con disinvoltura a generi diversi come thriller, poliziottesco e horror, diventando uno degli attori più richiesti per ruoli caratteristici. La sua capacità di adattarsi e la sua forte fisicità lo rendono un volto fisso del cinema italiano di genere, che in quegli anni vive un periodo di grande fermento e creatività. Il pubblico lo riconosce subito, una presenza costante e inconfondibile.
Il legame di George Eastman con il cinema horror italiano passa soprattutto attraverso la collaborazione con Joe D’Amato, uno dei registi chiave dell’exploitation di quegli anni. Dal 1980 interpreta Klaus Wortmann in Anthropophagus, film diventato celebre per la sua violenza estrema e l’atmosfera inquietante. Il ruolo di serial killer cannibale consegna a Montefiori un personaggio destinato a entrare nella leggenda, con scene indimenticabili come quella dell’estrazione violenta di un feto da una donna incinta.
Il film, che ha fatto molto discutere e ha subito diverse censure, è entrato nell’immaginario del cinema horror europeo, consolidando Eastman come un volto imprescindibile del genere. La collaborazione con D’Amato prosegue con titoli diventati cult: Rosso sangue, Le notti erotiche dei morti viventi, Porno Holocaust e Endgame – Bronx lotta finale. In tutti questi lavori Eastman firma anche la sceneggiatura, contribuendo a una stagione decisamente estrema e visionaria del cinema italiano di genere, ancora oggi studiata e apprezzata in tutto il mondo.
Dietro l’aspetto minaccioso e l’imponente fisicità, Luigi Montefiori nasconde un talento più sottile, apprezzato da registi come Federico Fellini e Pupi Avati. Nel 1969 Fellini lo sceglie per interpretare il Minotauro in Fellini Satyricon, dimostrando che sa muoversi anche in contesti più sperimentali e artistici.
Il 1986 è un anno importante grazie a Pupi Avati e al film Regalo di Natale. Qui Eastman è Stefano Bertoni, uno dei protagonisti, e mostra una sensibilità inaspettata. Stefano è un personaggio fragile e malinconico, lontano anni luce dai ruoli duri che solitamente gli venivano affidati. La sua interpretazione è più intima e vulnerabile, rivelando un’altra faccia dell’attore. Avati lo richiama anche per il seguito La rivincita di Natale, consolidando un sodalizio importante. Nel suo percorso ci sono anche ruoli come Golia in King David con Richard Gere e Trentadue in Cani arrabbiati di Mario Bava, a conferma di una carriera ricca di titoli cult in diversi generi.
George Eastman non è stato solo un attore. Ha dedicato molto tempo anche alla scrittura, firmando sceneggiature e, in qualche caso, regie. Con Joe D’Amato scrive Sesso nero, considerato il primo film hard italiano. La sua mano è dietro molte pellicole del cinema di genere. Nel 1989 prova anche la regia con l’horror DNA Formula Letale, mostrando una poliedricità rara.
Dagli anni Novanta in poi si concentra soprattutto sulle sceneggiature per la tv, lavorando a serie e miniserie di successo. Tra i titoli più noti a cui ha contribuito ci sono La figlia del Maharaja, Il ritorno di Sandokan, Il figlio di Sandokan, Il deserto di fuoco, Il maresciallo Rocca, Uno Bianca e La Squadra. Ha collaborato con volti noti come Gabriel Garko e Manuela Arcuri, firmando fiction molto seguite come L’onore e il rispetto e Il peccato e la vergogna. Così, la sua influenza si estende anche al racconto televisivo italiano.
A chiudere il cerchio, un dettaglio di famiglia: la figlia Arianna Montefiori è attrice e sposata con il cantautore Briga, un legame che tiene vivo il nome Eastman nel mondo dello spettacolo di oggi.
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