Il sole cocente del sud della Francia fa da sfondo a una festa che, in realtà, è già finita. “La festa è finita”, la black comedy di Antony Cordier, non si limita a far ridere: scava sotto la superficie, tra sorrisi di circostanza e sguardi taglienti. Qui, il cinismo non è un dettaglio, ma un veleno che avvelena rapporti, ambizioni e legami. I personaggi sono prigionieri delle proprie bugie, pronti a tutto pur di mantenere un equilibrio fragile fatto di apparenze. E così, tra tensioni sotterranee e un clima quasi grottesco, il film svela una Francia divisa, corrotta, spinta dal proprio ego e da un’ipocrisia insostenibile.
La storia si apre con Mehdi, venticinquenne aspirante avvocato di umili origini, che sta per iniziare uno stage prestigioso, conquistato solo con il suo impegno. Prima di tuffarsi nel lavoro, si concede una vacanza nel sud con la famiglia della sua ragazza, Garance, giovane aspirante attrice di estrazione alto-borghese. Quello che doveva essere un momento di relax si trasforma in un terreno di scontro. Un incidente con i custodi della villa, due figure carismatiche ma inflessibili, degenera in un confronto teso, pieno di risvolti amari. La quiete estiva si spezza, lasciando spazio a una tensione palpabile che sfocia in una crisi aperta, mettendo a nudo le differenze sociali e personali con una crudezza inaspettata.
Il film, il cui titolo originale è Classe moyenne, mette in scena le contraddizioni di una società dove tutto gira attorno al denaro. I personaggi, quasi tutti privi di qualità positive, rappresentano un mosaico umano dominato dall’egoismo e dalla voglia di prevalere. Mehdi è l’eccezione: un mediatore riluttante in un ambiente sempre più ostile. Famiglie e individui cercano di giustificare le proprie azioni con motivazioni nobili — difendere onore, giustizia, famiglia — ma lo spettatore capisce subito che sono solo facciate. Dietro ogni gesto, ogni parola, si nasconde il desiderio di potere o guadagno. Questa storia, cruda e spietata, indaga i meccanismi di una società dove ogni relazione si misura in termini economici.
Cordier non regala scorci di speranza. Non ci sono vincitori netti né morali rassicuranti in La festa è finita. Il film si presenta come una lotta di classe senza fine, dove il senso della giustizia si confonde con l’assenza di scrupoli. Il finale lascia chiaro che questa freddezza è ormai parte della natura umana, uno strumento per chi vuole arrivare ai propri obiettivi. Il confronto con Parasite di Bong Joon-ho, inevitabile per temi e struttura, mostra come la pellicola di Cordier fatichi a raggiungere la stessa intensità o brillantezza. Tuttavia, la storia procede con colpi di scena frequenti e un’ironia nera che sorprende e mantiene alta la tensione fino all’ultimo fotogramma.
Il cast riunisce attori di grande esperienza e talento. Laurent Lafitte guida un gruppo capace di sostenere il ritmo serrato di uno scontro verbale tipico del cinema francese moderno. Al suo fianco, Laure Calamy ed Élodie Bouchez delineano personaggi complessi e sfaccettati. Ramzy Bedia e Mahia Zrouk, nei panni dei custodi, danno al racconto una dimensione insolita. La forza del film sta nel ritmo incalzante e negli scambi di battute rapidi e pungenti. Anche se l’umorismo non sempre centra l’obiettivo, la sceneggiatura tiene il segreto fino all’ultimo, rivelandosi un lavoro costruito con cura. La festa è finita si impone come una commedia nera che, pur non brillando, lascia il segno nelle riflessioni sul mondo di oggi.
La festa è finita è stato presentato alla Quinzaine des Cinéastes del Festival di Cannes 2025. La regia è di Antony Cordier, con un cast che include anche Noée Abita e Sami Outalbali. La distribuzione in Italia è affidata a No.Mad Entertainment, con uscita prevista il 18 maggio 2026. Nel panorama delle uscite recenti, il film si guadagna tre stelle: un giudizio che riconosce difetti ma anche il valore di una pellicola capace di alimentare un dibattito necessario e attuale sulla società.
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