Ieri sera, sotto le luci abbaglianti del tappeto rosso di Cannes, è iniziata la 79esima edizione del festival. Tra risate d’autore e omaggi sentiti, la cerimonia d’apertura ha respirato emozioni forti e ricordi vividi. Non è stato solo uno show di glamour: il cinema si è mostrato ancora una volta come un’arte viva, capace di raccontare il mondo e di lanciare messaggi politici e culturali. Volti famosi hanno sfidato il tempo, mentre l’atmosfera vibrava di un’energia unica, fatta di passione e impegno.
Uno dei momenti più toccanti è stato il premio speciale a Peter Jackson, il regista neozelandese famoso per “Il Signore degli Anelli”. A consegnargli la Palma d’oro onoraria è stato Elijah Wood, ovvero Frodo, a sottolineare un legame che va oltre il cinema. Jackson, visibilmente emozionato, ha raccontato il suo rapporto con Cannes: dal suo esordio con “Bad Taste”, definito uno “shock culturale”, fino a un episodio di 25 anni fa quando mostrò al festival 23 minuti del suo progetto più ambizioso. Per lui, Cannes non è solo un appuntamento, ma un pezzo importante della sua crescita artistica.
L’apertura ufficiale ha visto protagoniste due icone: Gong Li e Jane Fonda. Entrambe hanno sottolineato il potere del cinema di superare confini e differenze. Gong Li ha parlato dell’universalità del linguaggio cinematografico, mentre Jane Fonda ha trasformato il palco in un momento di riflessione, definendo il cinema “un atto di resistenza”. Per lei, il racconto filmico dà voce a chi spesso resta ai margini, crea empatia e accende la speranza. Il suo discorso ha scatenato una lunga ovazione, ricordando il festival come simbolo di libertà e impegno culturale.
A inaugurare le proiezioni è stato “Venus électrique”, l’ultimo film del regista francese Pierre Salvadori, alla sua undicesima opera dopo oltre trent’anni di carriera. La pellicola è una commedia raffinata, con un tocco malinconico, ambientata nella Parigi del 1928 tra pittori, artisti di strada e galleristi. Protagonista è Antoine Balestro, un artista in crisi dopo la morte della moglie, la cui ispirazione torna grazie a delle finte sedute spiritiche organizzate da Suzanne, una giovane giostraia carismatica. Salvadori mescola con abilità humor sottile e atmosfere spiritualiste, richiamando le commedie classiche di Lubitsch e Wilder. Il risultato è un film che sa unire leggerezza e poesia, con sorprese sentimentali.
Il festival parte così all’insegna di contrasti e dialoghi: dall’omaggio a un gigante del cinema alla celebrazione della settima arte come strumento di lotta e comunicazione. Cannes 2026 promette di confermarsi crocevia di eccellenza, portando sullo schermo storie, volti e temi che raccontano il nostro tempo con tutta la sua complessità.
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