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Napoli celebra Emily Dickinson con la mostra di Diego Perrone: la luce protagonista assoluta

A Napoli, alla Galleria Umberto Di Marino, la luce si trasforma in qualcosa di più di un semplice bagliore. Entra negli spazi quasi come un corpo vivente, capace di modellare l’ambiente e di evocare sensazioni profonde. Diego Perrone, con la sua mostra “There’s a certain Slant of light”, prende in prestito il titolo da una poesia di Emily Dickinson, e ci guida dentro questa dimensione sfuggente. Qui la luce si piega, si rifrange, diventa vera protagonista, intrecciando fotografia e pittura. Le sue opere, nate e plasmate nella vita napoletana, catturano quel dialogo sottile tra realtà quotidiana e intimità domestica.

Napoli: luce, architettura e vita in un unico respiro

Napoli non è solo lo sfondo della mostra, ma la sua vera culla. Perrone ha scelto questa città per la sua luce unica, quella che si infiltra nei vicoli stretti, si posa sui vetri e trasforma continuamente la percezione degli ambienti. L’architettura locale, fatta di cortili nascosti e finestre spalancate sulla strada, diventa il terreno ideale per giocare con fasci di luce ricchi di riflessi, trasparenze e ombre. L’artista osserva questi fenomeni di tutti i giorni e li trasforma in immagini che sembrano catturare attimi sfuggenti. Quella luce, che a volte sembra quasi un crepuscolo, svela uno spazio sospeso, fuori dal tempo. Napoli diventa così non solo un luogo geografico, ma un vero e proprio laboratorio visivo.

Fotografia e pittura: due mondi che si incontrano e si sfidano

Le opere di Perrone si dividono tra fotografie incorniciate in pasta vetrosa e dipinti realizzati con aerografo, carboncino e gessetti. Le fotografie fermano le rifrazioni casuali della luce che attraversa oggetti di vetro, trasformando il movimento in immagini intense e luminose. Le cornici, fatte a mano con pasta di vetro, non sono semplici contenitori, ma partecipano al gioco di luce, trattenendola e amplificandone l’effetto. Dall’altra parte, le tele si presentano come grandi superfici bianche attraversate da ombre che emergono piano, come forme sfocate e incerte. Qui l’ombra diventa materia, leggera come un’apparizione, creando un’atmosfera minimalista e sospesa. In mostra, fotografia e pittura si intrecciano, lontane all’origine ma unite nel cercare non una definizione netta, bensì un suggerimento, il confine sottile tra ciò che si vede e ciò che si intuisce.

Un allestimento che scorre come una pellicola in bianco e nero

L’allestimento guida il visitatore in un percorso continuo, quasi cinematografico. Le opere sono disposte come fotogrammi di un film, con un ritmo visivo lento e ripetuto che cattura lo sguardo e la mente, costruendo una narrazione fatta di percezioni sfuggenti. Il vetro non è solo soggetto, ma diventa parte della scena, lavorando con la luce per creare uno spazio che si muove tra realtà e astrazione. Le cornici di pasta vitrea raccolgono la luce catturata dalle fotografie, mentre le tele suggeriscono spazi indefiniti di chiarore e ombra. Nel complesso, l’esperienza si presenta come un delicato gioco di contrasti tra presenza e assenza, visibile e invisibile, aprendo la strada a molteplici interpretazioni.

La luce come evento in continuo divenire tra percezione e immagine residua

Il cuore della mostra sta proprio nel tentativo di fermare la luce nel momento esatto in cui appare, senza dominarla, ma trattenendola come un residuo di un evento ottico. Questo approccio si traduce in un linguaggio visivo che privilegia le vibrazioni più sottili e l’equilibrio tra contorni netti e dissolvenze. Le immagini, nate dall’osservazione di riflessi e rifrazioni, sembrano fluide, destinate a svanire nel momento stesso in cui si definiscono. Il confronto tra fotografia e pittura diventa così un dialogo aperto che rivela la natura sfuggente e multiforme della luce. Le opere evitano la fissità, invitando a uno sguardo attento e prolungato, capace di cogliere dettagli leggeri e variazioni impercettibili che animano la percezione.

La mostra “There’s a certain Slant of light” resta aperta alla Galleria Umberto Di Marino di Napoli fino al 2 maggio 2026. Un’occasione preziosa per immergersi in una riflessione che è al tempo stesso poetica e visiva sull’incontro tra luce, materia e percezione. Diego Perrone mette in scena con grande sensibilità un dialogo antico e sempre attuale tra arte e natura.

Redazione

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