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Enzo Cannaviello: 60 Anni di Successi e Cinque Spazi d’Arte a Milano, la Storia del Gallerista Leggendario

Nel 1968, a Caserta, Enzo Cannaviello apriva la sua prima galleria d’arte quasi per caso. Oggi, quelle radici si sono moltiplicate in cinque sedi, tutte a Milano, città che è diventata il cuore pulsante della sua attività. Dal debutto con Mimmo Paladino fino all’ultima inaugurazione in via Pagliano, nel quartiere Amendola, la sua storia si intreccia con artisti e movimenti diversi, ma sempre con un occhio fisso sulla pittura contemporanea. Tra tutti, i Nuovi Selvaggi tedeschi hanno avuto un posto speciale, grazie a un sostegno che è stato più di una semplice passione. Nel mezzo di un panorama artistico in continuo mutamento, la sua esperienza resta un punto fermo.

Da Caserta a Roma, il primo salto verso il cuore della scena artistica

Tutto comincia quasi per caso, quando Enzo segue la moglie Maria Teresa Corvino, artista legata alla scena napoletana e collaboratrice della Modern Art Agency di Lucio Amelio. L’ambiente culturale di Napoli, la passione per la pittura, lo portano a tuffarsi nella scena artistica: prima a Caserta, dove apre due spazi, poi a Roma, scegliendo zone centrali come Largo Argentina e Piazza de’ Massimi. Ma il mercato campano, Caserta inclusa, non offre le condizioni giuste per far decollare una galleria d’arte. La situazione è difficile, con poche gallerie e un mercato poco sviluppato.

Il trasferimento a Roma è un passo avanti: due sedi nel cuore storico della città gli danno più visibilità e la possibilità di confrontarsi con un pubblico più ampio e con altri operatori dell’arte. Quegli anni sono fondamentali per affermarsi come gallerista e per inserirsi in una scena più vivace. Roma resta comunque una capitale politica e culturale, ma non è ancora il centro pulsante del mercato artistico italiano.

Milano, la nuova casa e fulcro dell’arte contemporanea italiana

Milano diventa per Cannaviello più di una seconda casa. «La mia città», la chiama. Qui, dal primo spazio fino ai cinque attuali, la sua galleria cresce e si radica, diventando un punto di riferimento per artisti e appassionati. Milano attira sempre più stranieri, soprattutto negli ultimi due anni, con il fenomeno dei londinesi che si trasferiscono in città. Un segnale della vitalità milanese, ma anche del suo regime fiscale competitivo.

Sul fronte artistico, Milano è il cuore del mercato italiano, con una concentrazione unica di gallerie e collezionisti dinamici. Ma Cannaviello sottolinea un punto debole: manca un museo pubblico d’arte contemporanea davvero all’altezza. Ci sono il Museo del Novecento, il PAC e la GAM, ma nessuno riesce a essere quel faro internazionale che altre capitali europee hanno. Un vuoto che si fa sentire, soprattutto a confronto con città come Berlino o Londra.

Pittura e Nuovi Selvaggi: una fedeltà che non tradisce

Ciò che distingue Cannaviello è una fedeltà incrollabile alla pittura e alla bidimensionalità. Mai attratto dalle forme più concettuali o installative, ha sempre privilegiato il colore, la tela e la forma – anche astratta, ma sempre pittorica. Questo lo porta a puntare su artisti tedeschi degli anni Ottanta legati ai Nuovi Selvaggi, come Georg Baselitz, Martin Kippenberger, A.R. Penck. Per lui, quel movimento è una svolta cruciale, che dimostra come la pittura tradizionale possa ancora essere rivoluzionaria.

Il suo interesse si estende anche ad artisti austriaci e svizzeri come Hermann Nitsch, Maria Lassnig e Martin Disler, protagonisti di una scena europea poco simile a quella italiana. È stato inoltre tra i primi in Italia a portare artisti internazionali come Robert Longo, David Salle e Gérard Garouste, organizzandone le prime mostre.

Un fiuto per i giovani talenti: il ruolo di scopritore

Fin dall’inizio, Cannaviello ha dimostrato un occhio attento per gli artisti emergenti. La sua prima mostra con Mimmo Paladino a Caserta ne è un esempio. Ha avuto un ruolo chiave per la carriera di Carlo Maria Mariani, che su suo invito ha scelto la pittura diventando uno dei nomi di punta dell’arte italiana contemporanea. Anche Luigi Presicce, oggi considerato un maestro, ha trovato in lui un solido sostenitore.

Attento alle nuove leve, ha sperimentato con giovani promesse, anche se non tutte hanno avuto successo commerciale. Il suo giudizio resta sempre lucido: sarà il tempo a dare il verdetto finale. Un approccio che mostra la sua professionalità nel fare da ponte tra arte e pubblico, rispettando sia la cultura sia il mercato.

Fiere d’arte: un mondo da guardare con occhio critico

Cannaviello non ha mai nascosto la sua critica verso le fiere d’arte, pur avendo partecipato alle prime edizioni di Art Basel. Per lui, le fiere sono un controsenso rispetto all’arte, che ha bisogno di tempo, silenzio e spazi adatti per essere apprezzata davvero. Descrive le fiere come ambienti caotici, con strutture temporanee, luci sbagliate e folle che spesso mostrano poco interesse reale per le opere.

È stato presidente per tre mandati dell’Associazione Nazionale delle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea e ha fatto parte della commissione di selezione di Artefiera a Bologna. Eppure, ha mantenuto le sue riserve sulle fiere come strumento di promozione. Oggi frequenta solo grandi appuntamenti internazionali come Basilea, dove si concentrano le gallerie più importanti al mondo.

Relazioni chiave: da Testori a Monzino

Nel suo lungo percorso, Cannaviello ha collaborato con figure di rilievo che hanno segnato la sua carriera. Giovanni Testori, scrittore e critico d’arte, ha firmato molti articoli per le sue mostre sul Corriere della Sera, dando grande visibilità alla galleria. La sua morte è stata un duro colpo, tanto che da allora la galleria ha faticato a trovare la stessa attenzione dai media.

Altro personaggio importante è Carlo Monzino, collezionista e appassionato d’arte, che ha sostenuto e rafforzato il lavoro della galleria. Questi rapporti raccontano una rete di interlocutori e alleati che hanno accompagnato Cannaviello nel suo cammino, aiutandolo a consolidare la sua reputazione nel settore.

Donne e mercato dell’arte: un divario ancora da colmare

Pur dichiarandosi femminista convinto e sostenendo con forza le artiste donne, Cannaviello ammette che il mercato continua a offrire ostacoli pesanti. Sono state fatte mostre con artiste promettenti, soprattutto tedesche, ma la strada verso una carriera stabile resta difficile.

Secondo lui, c’è un antifemminismo di fondo che frena le donne, nonostante talento e rivoluzione culturale. Il mercato privilegia gli uomini, considerandoli più affidabili o commerciabili. Questo squilibrio durerà ancora per un po’, ma Cannaviello spera in un cambiamento, prendendo spunto da quello che avviene in politica e nella società.

Lo sguardo sul mercato italiano e internazionale

Per Cannaviello, il mercato dell’arte contemporanea non è cambiato granché negli ultimi decenni. Il collezionista punta più sull’affare che sul valore culturale, cercando il guadagno più che il significato artistico. In questo scenario, i grandi nomi tedeschi restano un punto fermo, mentre in Italia pochi artisti hanno raggiunto una fama globale.

Tra gli italiani che ha sostenuto ci sono Mimmo Paladino, Michelangelo Pistoletto, Alighiero Boetti, Mimmo Germanà e Luigi Presicce. Non nasconde però una certa delusione per il mancato successo internazionale di molti. Pur apprezzando alcuni come Maurizio Cattelan, mostra una certa distanza dalle tendenze più concettuali e performative, preferendo restare fedele a un linguaggio pittorico e figurativo.

La mostra attuale dedicata a Mimmo Rotella, con la sua arte del manifesto strappato e ricomposto, conferma la sua attenzione per un’arte che dialoga con tradizione e sperimentazione visiva e materica. La prossima esposizione sarà dedicata a Hao Wang, giovane artista di origine asiatica, cresciuto all’Accademia di Brera e diviso tra Milano e Shanghai, a sottolineare il carattere internazionale e contemporaneo della galleria.

La storia di Enzo Cannaviello è un viaggio intenso, segnato da scelte precise e da un legame profondo con alcune delle città più importanti per l’arte contemporanea italiana. L’evoluzione della sua galleria racconta anche le trasformazioni del mercato e della cultura artistica, senza mai perdere di vista la passione per la pittura e la qualità delle proposte.

Redazione

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