
Settembre 2007. Fredrika arriva a Trieste con la famiglia, un trasferimento deciso dal lavoro del padre. Si iscrive a un istituto tecnico industriale, frequentato quasi esclusivamente da ragazzi. Lì, la sua presenza è un’eccezione, una sfida quotidiana. Fatica a trovare un’intesa con i compagni, ma qualche legame si crea, timido e fragile. Sono loro, quei ragazzi, a introdurla in un mondo nuovo, fatto di attese lunghe, prime emozioni e tensioni che non ti aspetti. Tra i piccoli gesti e le parole non dette emerge il ritratto di un’adolescenza sospesa, quella di una generazione in bilico tra l’infanzia che si chiude e un’età adulta ancora tutta da scoprire. “Un anno di scuola”, firmato da Laura Samani, racconta proprio questa sottile linea con delicatezza e realismo.
Trieste 2007, più di uno sfondo: la città che plasma i personaggi
La Trieste del 2007 non è solo il palcoscenico della storia di Fredrika e dei suoi compagni, ma un protagonista a sé. La città con i suoi contrasti e le sue peculiarità prende vita, restituendo la luce e l’intensità di un’epoca ormai vicina ma ormai passata. Il film si prende il tempo per farci entrare in una realtà familiare, mai banale. Dettagli di ambienti scolastici e spazi urbani disegnano il ritratto di un’Italia in trasformazione, con le sue ansie e speranze in un momento di cambiamenti sociali e culturali. L’accuratezza delle scenografie e la ricostruzione fedele della città parlano di un’attenzione che va oltre la semplice ambientazione, regalando al film un respiro autentico e vivido. La Trieste di Samani è calda e luminosa sotto il sole di settembre, ma anche vibrante di inquietudini giovanili, un perfetto riflesso del contrasto tra luce e ombra che segna l’adolescenza.
Volti nuovi sullo schermo: il valore degli attori non professionisti
Uno degli aspetti più interessanti di questo film è la scelta di affidarsi a interpreti non professionisti. Una strada ormai poco battuta nel cinema di oggi, che regala un’atmosfera naturale e diretta. Giacomo Covi, premiato come miglior attore nella sezione Orizzonti alla Mostra del Cinema di Venezia 2025, guida un gruppo di giovani che portano in scena una freschezza emotiva legata al loro vissuto reale. Il direttore del casting, Alejandro Bonn, ha svolto anche il ruolo di acting coach, aiutando gli attori a rendere autentici ogni gesto e ogni emozione. Il risultato è un film costruito su interpreti capaci di restituire una verità umana senza artifici o forzature. Questa spontaneità si sente soprattutto nei rapporti tra Fredrika e i compagni, dove i sentimenti appena nati si mescolano alle contraddizioni di un’età sospesa tra ingenuità e consapevolezza.
Crescere tra ragazzi: il racconto di relazioni in trasformazione
L’arrivo di Fredrika in una classe tutta maschile rompe gli equilibri nel microcosmo scolastico. La sua presenza fa emergere dinamiche che oscillano tra sguardi superficiali e una lenta maturazione emotiva. Fredrika non è solo un elemento di disturbo, ma diventa il motore di un cambiamento collettivo. L’evoluzione dei rapporti con Antero, Pasini e Mitis segue tappe classiche, a volte prevedibili, ma sempre cariche di tensioni reali. Il film non punta a stravolgere il racconto di formazione, ma la cura con cui si mostrano le sfumature delle relazioni offre uno sguardo sincero sui conflitti e sulle scoperte dell’adolescenza. In particolare, il passaggio da una percezione superficiale a una comprensione più profonda dona alle vicende un valore umano ed educativo importante.
Una narrazione essenziale per un cinema che sa farsi sentire
“Un anno di scuola” non brilla per svolte narrative sorprendenti, ma si affida a una scrittura lineare e a un ritmo lento, puntando tutto sull’atmosfera intima e raccolta. Questa semplicità non è mai banalità, ma una scelta precisa per mettere al centro il cuore emotivo della storia. Alcune linee narrative restano sospese, lasciando spazio allo spettatore per riflessioni personali. La delicatezza con cui Laura Samani ha guidato il film si sente nella tensione leggera ma costante che attraversa tutto il racconto. L’assenza di colpi di scena o drammi esagerati rende il film credibile e accessibile, capace di raccontare la vitalità e le fragilità di un gruppo di ragazzi con rispetto e attenzione ai dettagli.
Premi e distribuzione: il film che parla alle nuove generazioni
La presentazione alla 82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, a settembre 2025, ha dato a “Un anno di scuola” un palcoscenico di rilievo. Giacomo Covi ha conquistato il Premio Orizzonti come miglior attore, confermando la bontà della scelta di puntare su talenti emergenti. L’uscita nelle sale italiane, prevista per aprile 2026 con distribuzione Lucky Red, consolida la presenza del film sul mercato nazionale. La collaborazione tra Nefertiti Film, Tomsa Films, Rai Cinema e Arte France Cinéma testimonia l’impegno condiviso tra Italia e Francia per un cinema d’autore, fatto di storie intense ma contenute. “Un anno di scuola” si inserisce in un filone che vuole raccontare le nuove generazioni con onestà, evitando stereotipi e valorizzando la complessità del passaggio dall’adolescenza all’età adulta.
