Nel 1993, appena uscita dalla Design Academy di Eindhoven, Hella Jongerius presentava tessuti gonfiabili capaci di trasformarsi in forme tridimensionali, unendo plastica e stoffa in modo mai visto prima. Mentre il design globale oscillava tra l’iconico Philippe Starck e il minimalismo di Jasper Morrison, lei sceglieva di seguire una rotta del tutto personale. Non era solo una questione di stile: il suo lavoro, a tratti vicino all’anima anticonformista di Droog Design, metteva in discussione il confine tra artigianato e produzione industriale. Temi oggi dati per scontati, allora quasi un gesto di sfida. Silenziosa ma determinata, Jongerius ha sporcato le mani con tessitura, ceramica e colore, dimostrando che innovazione e manualità possono viaggiare insieme.
Al Vitra Design Museum di Weil am Rhein è in corso “Hella Jongerius: Whispering Things”, una mostra che raccoglie circa 300 pezzi della sua lunga carriera. Il titolo evoca una delicatezza sommessa, ma in realtà gli oggetti di Jongerius non passano inosservati: raccontano storie, portano con sé ricordi e identità. Il suo archivio personale, ora affidato a Vitra, con cui ha lavorato a lungo, non segna una fine, ma un passaggio di testimone. La mostra ripercorre dalle prime sperimentazioni con materiali innovativi alle collaborazioni con grandi aziende, fino a un’idea di design che rifiuta la freddezza della produzione seriale. I vasi Soft Urn, con la loro gomma poliuretanica e le tracce visibili della lavorazione, o il materassino da doccia con un motivo che cresce in modo naturale, sono esempi di un pensiero sempre attento a coniugare tradizione e innovazione.
Una delle sezioni più interessanti della mostra si chiama Business Class e raccoglie le collaborazioni con realtà importanti come la compagnia aerea KLM e grandi nomi del design e dell’arredo. Qui si vedono oggetti creati per Artek, Camper, IKEA, Maharam e naturalmente Vitra, dove Jongerius ha saputo mettere quel tocco umano e imperfetto che spezza la monotonia della produzione industriale. Le sue porcellane per Nymphenburg, per esempio, riprendono motivi d’archivio con animali in rilievo, portando ironia e nostalgia a oggetti tradizionali. Nei tappeti progettati per Kvadrat e Maharam, la tessitura sembra quasi uno strumento musicale che crea ritmi irregolari e sorprendenti. Per Jongerius, un’irregolarità studiata è una ricchezza, un modo per dare vita al design, contro la freddezza della produzione in serie. Il suo lavoro mostra un modello dove l’industria accoglie lo scarto, la variazione e la sostenibilità.
La parte finale della mostra si concentra sulle ricerche più recenti, dove Jongerius sembra abbandonare la figura tradizionale del designer per immergersi in uno studio profondo di colore e materiali. Il suo lavoro diventa più libero e sperimentale, sfumando il confine tra design e arte. Il progetto Feeling Eye, che indaga la combinazione dei colori, ricorda le avanguardie del Bauhaus, ma nell’installazione di 300 vasi colorati ogni pezzo è unico, con pigmenti e smalti autoprodotti che dialogano tra loro. La serie Angry Animals, presentata per la prima volta nel 2024 a New York e presto esposta all’aperto vicino al museo, mostra ceramiche dalle forme tozze e inquietanti, espressione di una fase creativa intensa e complessa. Qui Jongerius spinge la sperimentazione, rifiutando forme predefinite e aprendo nuovi scenari sensoriali.
La mostra al Vitra Design Museum è un’occasione preziosa per ripercorrere la carriera di una delle voci più originali e influenti del design contemporaneo. Dalle prime idee ai progetti più recenti, Jongerius dimostra come artigianato e innovazione industriale possano ancora dare vita a oggetti sorprendenti, carichi di significato. L’esposizione sarà aperta fino al 6 settembre 2026, pronta ad accogliere chi vuole confrontarsi con il lavoro di una designer che continua a interrogarsi, sperimentare e cambiare il mondo del design.
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