
Nel 2026, a Bologna, la mostra _More Than This_ ha acceso i riflettori su una generazione di artisti tra i trenta e i quarant’anni, spesso chiamata la nuova “Scuola di Venezia”. Non è una semplice etichetta: questi pittori hanno alle spalle un percorso accademico comune, ma le loro visioni sono lontane dall’omologazione. Si muovono tra sperimentazione e collaborazione, rompendo con le definizioni rigide del passato. Al cuore di questa scena c’è l’Atelier F dell’Accademia di Venezia, uno spazio vivo dove tradizione e innovazione si incontrano, si confrontano e si trasformano. Un luogo che sta riscrivendo le regole della pittura contemporanea, scuotendo vecchi schemi con nuove energie.
Atelier F, il laboratorio dove si costruisce il presente della pittura veneziana
L’Atelier F nasce e si afferma nella seconda metà degli anni Duemila all’Accademia di Venezia. È diventato un punto di incontro fondamentale, dove insegnanti come Carlo Di Raco e Martino Scavezzon non si limitano a trasmettere tecniche. Qui si crea una comunità di innovatori, fatta di studenti e artisti già affermati, che lavorano fianco a fianco. Tra le aule e i workshop estivi si genera un ambiente in cui la pittura diventa un dialogo aperto, non solo un’esecuzione.
L’Atelier F funziona come un organismo vivo, basato su un lavoro collettivo orizzontale. Non è una scuola nel senso tradizionale, dove si imita uno stile comune. È piuttosto un metodo che punta al processo e allo scambio. Ogni opera nasce dall’incontro, dalla negoziazione con la materia e l’immagine, dal confronto tra colleghi senza rivalità o gelosie. Questo spirito di comunità genera un’intelligenza collettiva che va oltre il lavoro individuale e cambia il modo di pensare la formazione artistica oggi.
More Than This, dodici voci diverse in dialogo con la tradizione veneziana
La mostra _More Than This_ mette insieme dodici artisti cresciuti dentro l’Atelier F. Il risultato è un mosaico di stili e approcci: dalla pittura materica e corrosa di Francesco Cima e Paolo Pretolani, alla tessitura attenta di Chiara Calore e Chiara Peruch che trasformano la pittura in veri e propri arazzi. Altri giocano con la rarefazione e la destrutturazione dell’immagine, come Nebojša Despotović, Jingge Dong, Maria Giovanna Zanella e Beatrice Gelmetti. Thomas Braida, Aleksander Velišček e Adelisa Selimbašić invece portano avanti la figura, mantenendo la precisione del dipinto classico. Danilo Stojanović esplora una via a metà, dove frammentazione e integrità convivono in una figurazione complessa.
Il curatore Daniele Capra sottolinea che questa mostra non vuole definire un unico stile o un manifesto, ma mostrare una pluralità di poetiche unite da un metodo e da uno spirito comune. _More Than This_ diventa così un momento importante per mettere in luce le potenzialità di una generazione giovane, dentro un contesto storico e urbano come quello veneziano, dove la pittura continua a parlare con la modernità senza perdere le proprie radici.
La “Scuola di Venezia” oggi: tra individualità e lavoro collettivo
Il dibattito su cosa significhi “scuola” oggi si scontra con due realtà. Da una parte c’è la tradizione che identificava i gruppi soprattutto per affinità stilistiche; dall’altra, nelle esperienze più recenti, contano soprattutto i legami socioculturali e geografici, come abbiamo visto a Lipsia o Cluj. L’Atelier F propone una terza via: non è questione di estetica condivisa, ma di un approccio collettivo e di una metodologia comune.
Per il curatore Capra, in un mondo dominato dall’individualismo, mettere insieme un gruppo coeso è una sfida. L’Atelier F è un esempio di intelligenza collettiva, dove le opere nascono dal confronto continuo e dove ogni artista trova la propria strada passando attraverso lo scambio con gli altri. L’assenza di rigide adesioni ideologiche lascia spazio a linguaggi diversi, ma non spezza la coesione del gruppo.
Questo modo di lavorare rispecchia la realtà contemporanea, fatta di autonomia e relazione insieme, e mette in discussione le vecchie classificazioni rigide dei gruppi artistici. Capra ricorda che la storia di questi fenomeni è ancora da scrivere, mentre oggi è importante osservare la vitalità e la complessità di queste esperienze sul campo.
Venezia: dove la pittura resiste e si rinnova
Venezia, con la sua fisionomia unica, mantiene un legame forte con la pittura. Qui la pratica artistica si intreccia con gli spazi della città e con una comunità che stimola il confronto e la riflessione. Non si tratta di nostalgia, ma di un continuo lavoro di smontaggio e ricostruzione del linguaggio pittorico tradizionale.
Accademie e studi, sparsi tra isole e terraferma, custodiscono questa tradizione e la tengono viva. Le mode e le avanguardie non hanno mai spento la voglia di pittura: anzi, la sua forza sta proprio nella capacità di rinnovarsi e dialogare con il presente. Venezia non è solo un museo a cielo aperto, ma un laboratorio sempre acceso, dove la pittura continua a scrivere il proprio futuro.
