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Alessandro Merlo a Venezia: il gioco senza fine tra arte e commedia dell’arte alla mostra Mare Karina

Occhio al vodka tonic, mi ha detto Alessandro Merlo con un sorriso appena arrivato all’opening della galleria Mare Karina a Venezia. Una battuta semplice, ma perfetta per descrivere quell’aria: un mix di energia e delicatezza, ironia e rispetto. Non è il solito gioco da tavolo, ormai visto e rivisto nell’arte giovane, a catturare lo sguardo. Sono invece i personaggi, come usciti da una nuova commedia dell’arte, pieni di spirito carnevalesco. Ironici, sì, ma anche carichi di una forte identità queer. Un equilibrio sottile tra passato e presente, festa e riflessione, che percorre tutta la mostra.

Un universo che va oltre la fotografia: rivista e performance

La mostra di Merlo non si limita a mettere in fila delle fotografie. È una porta aperta su un percorso più ampio e complesso. Il gioco da tavolo è solo l’inizio, un assaggio del suo stile colorato e fuori dagli schemi. Merlo è anche la mente dietro “Coriandoli”, una rivista culturale che ha fondato e dirige, uno spazio dove trovano voce chi spesso resta ai margini.

Nel secondo numero di “Coriandoli” spiccano nomi come Porpora Marcasciano, attivista transgender e scrittrice, e M¥SS KETA, icona della scena milanese. Non si tratta di semplici ospiti, ma di voci che raccontano storie di genere, identità e sottoculture urbane. La rivista diventa così un ponte tra l’arte visiva e l’impegno culturale, un luogo dove il Carnevale si trasforma in metafora di sovversione e rinascita sociale.

Venezia come teatro di un Carnevale senza fine

Entrare nella galleria Mare Karina è come varcare la soglia di un mondo a parte. Il giallo acceso che ricopre pavimento e tende crea un ambiente avvolgente, quasi surreale. Ed è proprio sulle tende che Merlo espone le sue fotografie, costruendo un percorso che rompe gli schemi classici.

La fotografia qui si fa maschera e gioco di identità. Il Carnevale, che solitamente dura qualche giorno, diventa eterno e si fa strumento per mettere in discussione le gerarchie sociali. Milovan Farronato, che ha riflettuto sull’opera, parla di una “forza centrifuga” capace di smascherare e moltiplicare le possibilità di espressione.

Il colore uniforme dell’allestimento amplifica la sensazione di essere dentro un altro mondo, dove i ruoli si sospendono e si riscrivono, tra figure teatrali e simboli ironici.

“Stage Presence”: un’esplosione di colori e ambiguità

La serie “Stage Presence” raccoglie otto scatti che sembrano una scena di burlesque nella corte della Regina di Cuori. I colori sono saturi, quasi a evocare feste d’infanzia lontane, quei compleanni sfumati nella memoria.

Merlo sa mescolare l’allegria con un velo di malinconia che si sente, anche se non si vede. Il risultato è un effetto straniante, che spinge chi guarda a riflettere sulla natura ambivalente della gioia. C’è un filtro che trasforma il sentimento in una tensione sottile, come davanti a una maschera grottesca o a un clown che fa ridere ma inquieta.

Questa mescolanza di festa e turbamento rende il lavoro uno spettacolo visivo che invita a scavare sotto la superficie, a cogliere le storie nascoste dietro ogni personaggio.

Il gioco come chiave per leggere realtà e finzione

Tra le foto spiccano quelle quasi identiche, che invitano a un “trova le differenze” più sofisticato di un semplice passatempo. Questo gioco diventa una chiave per mettere in discussione la linea sottile tra realtà e finzione.

Merlo usa il gioco non solo come tema, ma come strumento per costruire mondi, fare festa e celebrare la diversità. Attraverso “Coriandoli” e la fotografia crea un racconto coerente, che non perde mai di vista il coinvolgimento emotivo dello spettatore.

In questo modo, la sua arte diventa un laboratorio di identità e società, dove il divertimento si intreccia con la riflessione, e il pubblico viene chiamato a partecipare attivamente a una contemporaneità in continuo cambiamento.

Redazione

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