
Al Festa se n’è andato a 68 anni, dopo una lunga battaglia contro la leucemia. Era a Viterbo, ospite del fratello, quando il suo cuore ha smesso di battere. Solo pochi mesi fa, a gennaio, aveva perso la compagna, Stefania Stella Di Giandomenico, attrice e compagna di vita, un legame che aveva raccontato con parole piene di emozione. Regista e compositore, Al Festa è stato un nome di culto nel cinema indipendente italiano, conosciuto soprattutto per il thriller “Fatal Frames – Fotogrammi mortali”. La sua carriera era un intreccio continuo tra musica e immagini, un percorso che lo ha reso unico nel panorama audiovisivo del nostro paese.
Da musicista a regista: la strada di Al Festa
Nato a Roma l’11 settembre 1957, Al Festa seguì studi classici, affiancati da una solida formazione musicale che lo portò a diplomarsi in musica e composizione. La passione per la musica gli aprì molte porte nel mondo dell’arte. Iniziò con la regia di videoclip musicali, firmandone oltre centocinquanta per artisti italiani e progetti internazionali. Il suo debutto nel lungometraggio arrivò nel 1992 con “Gipsy Angel”, girato a Ibiza, di cui curò anche la colonna sonora.
Ma fu a metà degli anni Novanta che raggiunse una certa fama tra gli appassionati di thriller e horror con “Fatal Frames – Fotogrammi mortali”. Il film, ambientato in una Roma insolita, raccontava la storia di un serial killer noto come “Video Killer”. Nel cast, accanto alla compagna Stefania Stella, spiccavano nomi di rilievo come Donald Pleasence, Rossano Brazzi e Alida Valli. Il film vinse il “Gran Premio Lucio Fulci” al Fantafestival nel 1996, confermando il valore artistico di Festa nel settore dei generi di nicchia.
Colonne sonore e b-movies: un binomio vincente
Al Festa non si limitò a dirigere. Fu anche autore di colonne sonore per molti b-movies italiani degli anni Ottanta e Novanta. Tra i titoli più noti ci sono “Robowar – Robot da guerra” e “After Death – Oltre la morte”. Le sue musiche erano parte integrante di questi film, dando vita a atmosfere che hanno fatto la fortuna di un cinema spesso sottovalutato ma amato da un pubblico fedele.
Con il passare degli anni, continuò a muoversi tra cinema e musica, lavorando a progetti come “Progetto Sapientia”, incentrato sul paranormale, e “L’eremita” del 2012, dove oltre a dirigere firmò anche la colonna sonora. La sua attività restò un mix di regia, musica e produzione, un approccio multidisciplinare poco comune nel panorama italiano.
Gli ultimi anni: spiritualità e amore per gli animali
Negli ultimi tempi, Al Festa si dedicò molto a temi spirituali, sviluppando iniziative legate a Padre Pio. Tra queste spiccava la mostra “La grande luce. Padre Pio tra scienza e fede”, ispirata alle ricerche del dottor Giorgio Festa, un ponte tra scienza e spiritualità che il regista volle raccontare attraverso la sua arte. Questi progetti segnarono una nuova fase della sua ricerca personale.
Accanto a questo interesse, c’era un grande amore per gli animali. La sua casa era un rifugio per cani e gatti, curati con attenzione e affetto. Questa passione dava un volto più umano a un uomo poliedrico, capace di muoversi con disinvoltura tra diversi mondi artistici e valori profondi. La sua scomparsa a Viterbo chiude un capitolo importante per chi ama il cinema di genere italiano e per chi ha seguito il suo percorso singolare.
