
«Il corpo si confronta con l’aspro, tra mare, isole e rocce». Così Francesco Bertelé, artista di Cantù nato nel 1978, descrive il paesaggio che ha scelto per il suo lavoro al Padiglione Tematico della Biennale di Malta 2026. Repertoire in Intermedial Mode non racconta solo confini fisici. Parla di limiti percepiti, di territori da abitare e attraversare, di tracce delicate impresse sul Mediterraneo. Chi osserva viene sfidato a ripensare i confini, non come muri da abbattere, ma come spazi vivi di connessione, di storie da raccontare.
Corpo, territorio e tecnologia: un dialogo che scava nei confini
Bertelé intreccia il gesto fisico dell’arrampicata sulle rocce con le più recenti tecnologie digitali per esplorare il tema dei confini. Il cuore del progetto è l’opera #REL1=OFF, un viaggio sensoriale e di riflessione: l’artista usa il proprio corpo per misurare lo spazio, lasciando tracce quasi invisibili sulle rocce di una scogliera mediterranea. Non è una performance spettacolare, ma un gesto carico di rispetto, un segno che fa da ponte tra uomo e natura.
La salita viene ripresa interamente con un drone, offrendo una visione dall’alto, sospesa tra stabilità e mutamento. Questo materiale video si trasforma poi in una grande installazione sonora e visiva nel padiglione di Malta, dove il pubblico può immergersi in un ambiente sospeso. #REL1=OFF racconta così il confine come un luogo di tensione, non solo fisica ma anche mentale, invitando a riflettere sul rapporto complesso tra corpo e territorio.
Hic sunt dracones: realtà virtuale tra mito e realtà a Lampedusa
Accanto a #REL1=OFF, la mostra presenta Hic sunt dracones, un’installazione bio-ipermediale che sfrutta la realtà virtuale e mista. Nato dal progetto vincitore dell’Italian Council 2018, questo lavoro trasporta il visitatore in un ambiente digitale costruito con dati, mappe e rilievi raccolti a Lampedusa. Con i visori VR, chi entra si confronta con una percezione dello spazio che si mescola e si mette in discussione.
L’interazione è parte integrante dell’opera: i movimenti e la presenza dei visitatori cambiano l’esperienza, trasformando la narrazione e il senso del confine. Hic sunt dracones si radica in temi urgenti come migrazione, manipolazione dell’informazione e il divario tra immagini mediate e realtà. L’esperienza immersiva mette in luce l’impatto dei media nel costruire storie semplici che spesso ignorano le complessità dietro ai confini.
Le curatrici spiegano: un’indagine profonda sulle trasformazioni del Mediterraneo
Le curatrici del Padiglione Tematico, Sara d’Alessandro Manozzo e Caterina Riva, offrono una chiave importante per capire il progetto. “‘Repertoire in Intermedial Mode’ propone un modo di indagare fatto di stratificazioni di significato, personaggi e forme espressive”, dicono. La scelta delle isole mediterranee – Malta e Lampedusa – non è casuale: qui il confine è carico di significati politici, culturali e umani profondi.
Le curatrici sottolineano anche come la narrazione lineare, spesso usata dai media, non riesca a raccontare la complessità di confini e migrazioni. Al contrario, il lavoro di Bertelé mette in luce la molteplicità di narrazioni e miti, senza chiudersi in una sola versione dei fatti. Così il percorso artistico diventa una sfida alla semplificazione e alle informazioni monodirezionali, restituendo al pubblico una visione ricca e sfaccettata delle tensioni che attraversano queste terre.
Un’esperienza che rompe gli schemi e invita a riflettere
Repertoire in Intermedial Mode spinge a pensare il confine come un luogo in continua trasformazione, dove corpo, immaginazione e tecnologia si intrecciano. L’arte di Bertelé non si limita a rappresentare, ma coinvolge il visitatore, che diventa parte attiva di questi spazi. Il lavoro con la realtà virtuale evidenzia le difficoltà e le contraddizioni nel definire i territori di confine.
Le immagini di #REL1=OFF, tra rocce e cielo, mostrano un paesaggio intimo, che resiste a uno sguardo superficiale. La realtà virtuale di Hic sunt dracones mette in crisi le coordinate spaziali e temporali, costringendo a un coinvolgimento diretto. In questo modo, l’opera apre uno spazio nuovo di riflessione e dialogo tra visione, corpo e territorio, portando a considerare le implicazioni culturali e sociali dei confini nel Mediterraneo di oggi.
