“Pino Daniele non era solo il mito sul palco, ma un uomo fatto di silenzi e sguardi schivi”. A dirlo è Tony Esposito, percussionista e compagno di viaggio musicale di Pino, che ha svelato un volto inedito del cantautore durante la Festa del Cinema di Roma. Il film “Je so’ pazzo” di Nicola Prosatore non racconta solo la carriera di Daniele, ma ne segue la crescita personale, tra note e momenti rubati. Esposito, con la sua voce autentica, porta lo spettatore dietro le quinte, tra pause e battute tra musicisti, restituendo l’atmosfera vibrante della Napoli di quegli anni. È in quelle piccole sfumature, lontane dalla leggenda, che si trova l’essenza vera di Pino.
Tony Esposito parla di Pino Daniele non da studioso, ma da compagno di strada, di crescita artistica. A chi gli chiede cosa un film non potrà mai raccontare, risponde senza esitazioni: la «grande dolcezza» e la «timidezza» che caratterizzavano Pino lontano dai riflettori. Quell’immagine un po’ burbera del cantautore, spesso raccontata dai media, era una corazza, una difesa dalle pressioni esterne. La scarsa presenza televisiva di Pino e il suo distacco dal gossip prendono così un senso diverso: un uomo riservato, che preferiva concentrarsi sulla sua musica senza bisogno di apparire. Esposito conferma questa distanza dalla scena pubblica, in un’epoca in cui la musica napoletana stava vivendo una rivoluzione profonda, ma ancora molto personale. “Je so’ pazzo”, con Massimiliano Caiazzo nei panni di Daniele, si concentra proprio su quegli anni iniziali, senza voler raccontare tutta la vita del cantautore. Grazie a Esposito, il pubblico può cogliere la fragilità e la forza di quel giovane artista, molto prima che la sua musica diventasse leggenda.
Il cambiamento della musica napoletana tra gli anni Settanta e Ottanta non è arrivato all’improvviso. È stato il risultato di un intreccio di collaborazioni e scambi tra musicisti. Esposito sottolinea come il gruppo intorno a Pino Daniele fosse un mix di mondi diversi: «Io rappresentavo l’Africa, Tullio il jazz, James Senese il funk». Ognuno portava qualcosa di unico, e insieme crearono uno spazio nuovo, dove la tradizione napoletana si mescolava con ritmi e armonie più ampie. Pino, per Esposito, era il collante di tutto: «È stato lui a unire tutti con le sue bellissime canzoni». Qui cade il mito dell’artista solitario: quella era una squadra, fatta di prove, scontri e complicità. Il film “Je so’ pazzo” restituisce questa energia corale, con attori come Luca Chikovani , André Garofalo e Yuri Pascale Langer che mostrano il volto umano di una band che ha costruito un patrimonio musicale fondato sull’incontro e il confronto. Non un miracolo, ma un cammino collettivo verso un’identità sonora nuova e riconoscibile.
Il film arriva al punto culminante con il concerto di Napoli del 1981, un evento che radunò una folla immensa, scolpita nella memoria di tutti. Ma dietro la grandezza dello show, Esposito racconta un episodio che rivela la quotidianità e il sorriso nascosto anche in quei momenti. Poco prima di salire sul palco, Pino Daniele e James Senese nascosero le percussioni di Esposito, sostituendole con dei giocattoli. Uno scherzo, ripreso in video e conservato come testimonianza, che alleggerisce la tensione prima del concerto e mostra come il gruppo si muovesse anche grazie a piccoli gesti di complicità. Quel giorno, davanti a circa 220.000 persone, si vide tutta la forza di Pino Daniele sulla scena. Ma per Esposito il ricordo più vivo resta quello di una band di amici che scherzano, faticano e condividono attimi di gloria senza mai perdere la loro umanità dietro le luci. Quel concerto non fu solo un traguardo, ma il segno più evidente di un progetto musicale collettivo al suo apice.
Esposito racconta un momento che mostra il lato più intimo di Pino Daniele: la reazione dopo il concerto davanti a una folla immensa. Mentre tutti erano pronti a festeggiare, Daniele preferì isolarsi nel pullman e disse ai compagni: «Lasciatemi qui, devo riflettere». Un gesto semplice ma carico di significato, che racconta l’introspezione e la timidezza di un uomo distante dal clamore. Anche il carattere vivace del gruppo emerge nei racconti di Esposito, che indica subito «Tullio naturalmente» come il più burlone. Dentro quella band convivevano personalità molto diverse, ma proprio questa varietà ha dato vita a un tessuto umano solido, senza il quale nessun successo sarebbe stato possibile. Raccontare la musica di quegli anni significa anche raccontare le persone dietro alle note, la fatica e la passione che hanno alimentato una vera rivoluzione sonora.
“Je so’ pazzo” è stato presentato nella sezione Grand Public della Festa del Cinema di Roma nel 2026, e ha subito colpito per il ritratto intenso e dettagliato degli anni formativi di Pino Daniele. Il film, prodotto da Tartare Film e Camfilm con Rai Cinema, si basa sul libro di Alessandro Daniele, che offre testimonianze dirette e precise. L’uscita nelle sale il 15 ottobre permette di immergersi in una Napoli viva e in fermento, raccontata attraverso la musica e le storie di chi l’ha vissuta davvero. La video intervista a Tony Esposito, disponibile insieme al film, arricchisce il racconto con una prospettiva personale, fatta di ricordi, dettagli e aneddoti. Un progetto che crea un ponte tra passato e presente, tra mito e realtà, e illumina un capitolo fondamentale della cultura e della musica napoletana.
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