Il sipario si apre al Teatro Vascello di Roma, mercoledì 14 ottobre 2026. È la prima nazionale de L’orologio americano, un’opera di Arthur Miller che raramente finisce sotto i riflettori, ma che colpisce dritto al cuore. Cinque giorni di spettacoli, fino a domenica 18, per immergersi nella crisi del ’29, quella che ha cambiato per sempre l’America. Non è solo una storia di soldi e fallimenti: è la storia di persone alle prese con scelte difficili, sogni infranti e vite sconvolte dalla tempesta della Grande Depressione.
La storia si apre nel 1929, nel pieno del crollo economico. Al centro c’è la famiglia Baum, che ha assaporato il benessere prima che tutto svanisse all’improvviso. Il capofamiglia perde il lavoro, la sicurezza si sgretola e le difficoltà diventano lo specchio di un’intera generazione in bilico. Ma Miller non si limita a un solo nucleo: ci presenta un mosaico di personaggi, provenienti da strati sociali diversi, offrendo uno sguardo ampio, quasi corale.
In parallelo, si dipana la figura di Arthur Robertson, l’uomo d’affari che aveva intuito l’imminente scoppio della bolla finanziaria, con la crisi delle azioni e la folle corsa alla speculazione, specie con la società aeronautica Wright. È l’episodio che meglio racconta l’illusione collettiva che ha portato al tracollo. L’opera si muove come un racconto corale, dove scelte politiche e conseguenze sociali si intrecciano, mostrando come le vite di tante persone siano state sconvolte da forze più grandi, invisibili ma decisive.
Elio De Capitani, regista che ha già portato in scena altri lavori di Miller come Morte di un commesso viaggiatore, si confronta con un testo poco rappresentato in Italia. Per L’orologio americano sceglie un approccio che mescola teatro, circo e cabaret, coinvolgendo il pubblico in uno spettacolo corale fatto di maschere, cambi veloci di ruolo e una narrazione che non segue una linea dritta.
La messa in scena si ispira a Brecht, al cinema di Fellini e al cabaret di Bob Fosse. Qui, però, l’apparato visivo e performativo non serve solo a intrattenere: diventa un modo per mostrare la complessità di un meccanismo economico e sociale. Ogni attore è un ingranaggio di una macchina collettiva, un tassello che contribuisce a raccontare come quei fatti siano il frutto di tante scelte e responsabilità. La traduzione italiana, firmata da Cristina Viti, resta fedele alla forza e alla poesia del testo originale.
Il progetto nasce dalla collaborazione tra l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica «Silvio d’Amico» e il Teatro dell’Elfo. Sul palco si alternano diciotto giovani attori e attrici, chiamati a passare con agilità da un ruolo all’altro, attraversando classi sociali e registri diversi. Tra loro Angelica Barelli, Alessandro Buono e Chiara Casarin, insieme ad altri volti nuovi promettenti.
Scenografie e costumi sono firmati da Carlo Sala, con il supporto degli studenti dell’Accademia di Brera. Anche le maschere, frutto del lavoro formativo dell’istituto, contribuiscono a creare quell’atmosfera da cabaret voluta dal regista. Le musiche originali, eseguite dal vivo da Mario Arcari, aggiungono un’ulteriore profondità, accompagnando emozioni e tensioni. Luci e suono, curati rispettivamente da Nando Frigerio e Hubert Westkemper, chiudono il quadro tecnico, offrendo un’esperienza completa e coinvolgente.
L’orologio americano va in scena al Teatro Vascello, in via Giacinto Carini 78 a Roma, dal 14 al 18 ottobre. Gli spettacoli dal mercoledì al venerdì iniziano alle 21, il sabato si anticipa alle 19, mentre la domenica è alle 17: una scelta pensata per accontentare diverse esigenze di pubblico.
La durata è di circa tre ore, con un intervallo per una pausa in un racconto fitto e articolato. I biglietti si possono acquistare sul sito ufficiale del teatro, dove si trovano tutte le informazioni aggiornate su orari e disponibilità. L’opera fa parte della stagione 2026/27 del Vascello, che a ottobre ospita anche La medium di Marta Cuscunà e Catalogo con Marta Ciappina. Un calendario che conferma la voglia del teatro di restare vivo, attento ai temi sociali e culturali.
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