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Il rumore delle cose nuove: la recensione di RoFF 21 su Paolo Genovese e il caos che cambia la vita

Tre coppie si ritrovano intrappolate in silenzi pesanti, muri invisibili fatti di paure e bugie non dette. Lo spazio che condividono sembra un rifugio, ma in realtà soffoca, stringe piano fino a diventare gabbia. Poi, all’improvviso, qualcosa rompe quell’equilibrio fragile: un evento inatteso che scuote ogni certezza e costringe a guardare dentro se stessi e l’altro. Paolo Genovese torna sul grande schermo con un film che si immerge nelle tensioni di queste relazioni, mescolando ricordi sfocati e un presente carico di dolore, raccontando così la vulnerabilità nascosta dietro ogni coppia. Era alla 21ª Festa del Cinema di Roma, nel 2026, e ha lasciato un segno profondo.

Tra passato e presente: un viaggio dentro i personaggi

Il film si muove avanti e indietro nel tempo, alternando passato e presente in modo discreto ma efficace. Le scene del passato si tingono di colori più tenui, la luce si fa meno intensa, quasi a mostrare quanto siano fragili e confusi quei ricordi. All’inizio può disorientare, ma questa scelta aiuta a costruire un ritratto più vero e complesso dei protagonisti. Ognuno emerge con i suoi difetti, i traumi nascosti, le ossessioni sotto la superficie della vita quotidiana.

Non sono due linee parallele, passato e presente si intrecciano continuamente: le esperienze vissute influenzano le scelte di oggi, e le tensioni irrisolte spingono i personaggi a confrontarsi con se stessi. Così, il film non racconta solo tredici vite intrecciate, ma il percorso interiore di cambiamento, disagio e, a volte, perdono.

Al centro, le coppie e le loro fragilità

Il cuore della storia batte attorno a tre coppie, diverse tra loro ma legate da una realtà fragile, un “perimetro” emotivo che protegge le loro paure ma le tiene anche prigioniere.

Lino Musella dà vita a un uomo che riesce a tenere sotto controllo le proprie emozioni. È il marito di Viola, interpretata da Claudia Pandolfi, un’attrice in cerca di stimoli, adrenalina, uno spazio dove emergere finalmente. Viola ama il marito e il figlio, ma dentro di sé cova un’insoddisfazione che non dice, come una fiamma che arde sotto la cenere. Questo contrasto tra bisogno di sicurezza e voglia di novità anima il suo personaggio, rendendolo centrale.

Emanuela Fanelli ed Edoardo Pesce formano la coppia più esplorata: lui è violento, soprattutto con la moglie, ma cerca di giustificare la sua crudeltà con il lavoro che fa – la clown therapy nei reparti pediatrici oncologici –, una professione che di solito richiama empatia e forza d’animo. Lei invece appare genuina, buona, a tratti infantile, ma con una forza e un ottimismo sorprendenti. Il loro rapporto è un quadro intenso, fatto di vulnerabilità e violenza.

La terza coppia, Stefano Accorsi e Vittoria Puccini, vive un intreccio di bugie e silenzi. La mancanza di dialogo crea un muro che allontana sempre di più. Le loro scene mostrano come l’assenza di comunicazione possa diventare un vero e proprio ostacolo, simbolo di crisi che colpiscono molte relazioni di oggi.

Quando tutto si rompe, nasce la svolta

Il film mette in luce come la rottura, pur dolorosa, diventi spesso la spinta necessaria per cambiare davvero. Nel corso della storia, i personaggi si incrociano quasi per caso, ma con un realismo che convince. Il destino – o semplicemente una serie di dettagli imprevisti – avvicina vite che sembrano lontane.

“Deve rompersi tutto”: questa frase, detta da uno dei protagonisti, riassume il cuore del film. Le loro vite sono sospese in un equilibrio precario, e solo un momento di caos può far emergere verità nascoste e aprire la strada a una svolta. Il disordine è raccontato con cura, tra conflitti, emozioni forti e difficoltà che bruciano sullo schermo, creando un crescendo che prende lo spettatore.

Il film non teme di affrontare temi difficili e tabù, mostrando fragilità spesso taciute nella società. Le storie si incastrano come pezzi di un puzzle complesso, fatto di dolore, amori mancati, tensioni esplosive e la ricerca di qualcosa di nuovo che possa riportare speranza.

Paolo Genovese, con «Il rumore delle cose nuove», schiera un cast intenso, con attori capaci di restituire con naturalezza le difficoltà quotidiane di personaggi fragili, a volte ribelli, sempre umani. La narrazione, pur con qualche momento prevedibile, resta viva e trasmette un realismo emotivo che coinvolge fino all’ultimo fotogramma.

Redazione

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