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Pontormo alle Scuderie del Quirinale: la grande mostra sul maestro del Cinquecento a Roma fino al 2027

Tra le volte maestose delle Scuderie del Quirinale, a Roma, i colori vibranti di Pontormo sembrano animarsi. Non si tratta solo di guardare quadri appesi alle pareti: è come se l’artista fiorentino del Cinquecento sussurrasse storie antiche, intrecciando emozioni e segreti con ogni pennellata. Oltre cento opere, raccolte insieme, restituiscono un ritratto intenso e inedito di Jacopo Carucci. Un viaggio che va oltre le leggende, per entrare nel cuore di un genio ancora capace di stupire.

Pontormo tra inquietudine e speranze nel Rinascimento fiorentino

Nato nel 1494 a Pontorme, vicino a Empoli, Jacopo Carucci è uno dei protagonisti più originali del Cinquecento a Firenze. Orfano da giovane, adottato da Firenze, ha vissuto un’epoca segnata da crisi religiose, pestilenze e sconvolgimenti politici che hanno lasciato il segno nel suo modo di vedere la pittura e il ruolo dell’artista. La sua formazione accanto ad Andrea del Sarto e il breve passaggio con Leonardo da Vinci sono stati fondamentali per il suo stile e la sua visione.

Il Pontormo che emerge dalla mostra è un pittore consapevole ma anche tormentato, che riprende l’eredità di Leonardo nella cura per la natura e nella pittura intesa come mestiere intellettuale, non semplice artigianato. Allo stesso tempo dialoga con le forme più audaci della Maniera, trasformando in immagini originali le influenze culturali del suo tempo.

Roma riscopre Pontormo, oltre Firenze

Dal 9 ottobre 2026 al 7 febbraio 2027, alle Scuderie del Quirinale, arriva la prima grande mostra dedicata a Pontormo fuori dalla sua città natale. Finora, eventi importanti come quelli del 1956 o del 2014 si erano svolti solo a Firenze, spesso dividendo la scena con altri artisti come Rosso Fiorentino.

L’esposizione romana è frutto di un lavoro scientifico rigoroso, guidato da Cristina Acidini, con un comitato internazionale di esperti e la collaborazione degli Uffizi. Questo assicura un’analisi approfondita e un percorso espositivo ricco e completo. Portare Pontormo a Roma significa allargare lo sguardo su un artista chiave del Rinascimento italiano, radicato a Firenze ma in dialogo con l’Europa.

Dieci sezioni per oltre 130 opere da tutto il mondo

La mostra si articola in dieci sezioni tematiche e cronologiche e raccoglie più di 130 opere, tra dipinti, affreschi e disegni provenienti da musei e collezioni internazionali. Ben 84 sono attribuite direttamente a Pontormo, affiancate da materiali che aiutano a comprendere il clima artistico e culturale di Firenze nel Cinquecento. Tra questi spicca il “Libro mio”, il diario personale dell’artista negli ultimi anni.

Gli Uffizi prestano 27 opere che completano la visione sul Rinascimento fiorentino, insieme a disegni di grande valore come lo studio per la “Visitazione” di Carmignano. Anche diocesi e parrocchie di Firenze contribuiscono con prestiti preziosi, permettendo di seguire con precisione la carriera di Pontormo: dalla bottega di Andrea del Sarto, alla collaborazione con Michelangelo, fino al suo ruolo di ritrattista per i Medici.

Tra committenze prestigiose e momenti di riflessione personale

La mostra racconta l’evoluzione di Pontormo scandita dalle vicende storiche che lo hanno segnato. Dalla Firenze repubblicana agli effetti della peste che lo portò a rifugiarsi nella Certosa del Galluzzo, si coglie la tensione tra fragilità umana e ambizioni artistiche. Le opere per i Medici testimoniano un rapporto privilegiato con la committenza, mentre il confronto con Michelangelo, che gli affidò incarichi importanti, conferma la sua posizione di rilievo.

L’ultima parte della mostra si concentra sulle committenze medicee e sul legame con Bronzino, raffinato allievo e continuatore della stagione manierista. Qui spicca il “Crocifisso Panciatichi” dal Museo di Belle Arti di Nizza, che racconta la continuità stilistica e spirituale tra maestro e discepolo.

Capolavori restaurati e ambienti ricostruiti per immergersi nell’arte

Le Scuderie ospitano opere di forte impatto, molte restaurate di recente. Gli affreschi del Chiostrino dei Voti alla Santissima Annunziata, realizzati in bottega sotto la guida di Andrea del Sarto, mostrano il giovane Pontormo che assimila tecniche di grandi maestri come Piero di Cosimo e Mariotto Albertinelli.

Tra i dipinti più importanti c’è la “Pala Pucci” del 1518, dalla chiesa di San Michele Visdomini, che sorprende per originalità e sottile inquietudine. Il ciclo della Passione di Cristo alla Certosa del Galluzzo, pur danneggiato, conserva ancora la potenza drammatica e richiami stilistici ad Albrecht Dürer, visibili nell’intensità della narrazione.

La “Pala Capponi”, con il grande trasporto di Cristo da Santa Felicita, chiude il percorso con la sua monumentalità e la leggerezza quasi sospesa delle figure, segnali della maturità tecnica e poetica di Pontormo. La ricostruzione della Camera Bettini restituisce un contesto suggestivo, ricreando l’ambiente originario delle opere.

La Visitazione di Carmignano, chiusura simbolica e ponte verso il contemporaneo

La “Visitazione” di Carmignano, conservata nella pieve di San Michele Arcangelo, chiude idealmente la mostra. Realizzata tra il 1528 e il 1532, questa pala racconta l’incontro ricco di significati tra Maria e Elisabetta, simbolo di accoglienza e maternità. Una scelta che ha diviso un po’ le opinioni: fuori dal filo cronologico, ma portatrice di un messaggio universale.

Il dipinto apre uno sguardo verso il presente, mostrando come abbia ispirato artisti contemporanei come Bill Viola. La video installazione “The Greeting” del 1995, esposta nella vicina chiesa di Santa Maria Antiqua, dialoga con l’immagine di Pontormo, offrendo un’esperienza multisensoriale e un sorprendente incontro tra epoche lontane.

Con il catalogo Electa, la mostra si conferma anche un appuntamento importante per la conoscenza e la didattica. Roma si afferma così come una tappa fondamentale per capire e rivalutare uno dei protagonisti più intensi e raffinati del Cinquecento italiano.

Redazione

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