Il web non è una zona franca dove si può dire tutto senza conseguenze. Beatrice Rigillo lo afferma con sicurezza, rompendo quell’idea che la comicità sia un terreno ormai esplorato e limitato. Il suo nuovo spettacolo, “Guardiamo ma non giudichiamo”, porterà questa visione sul palco del Teatro Puccini di Firenze il 7 ottobre. Ma non aspettatevi il solito show fatto solo di battute. Qui la risata si mescola a monologhi personali, a momenti musicali con pianoforte e canzoni inedite. È un viaggio tra ironia e verità, capace di mettere a nudo le piccole ipocrisie quotidiane senza mai perdere leggerezza. Sul palco, Beatrice si svela, racconta la sua Roma attraverso parole e note, in un racconto che è insieme profondo e divertente.
La sua storia si snoda tra palchi, piazze e microfoni. Romana, ha alle spalle anni da cantante e musicista, con un passaggio importante: quattro anni in tour con Donatella Rettore. Il 2023 segna un cambio di passo verso nuovi media. Arriva in Rai con programmi come “Un Giorno da Pecora” su Rai Radio 1 e “Binario 2” su Rai2, aumentando la sua popolarità. Nel frattempo, sui social costruisce un linguaggio originale, fatto di osservazioni pungenti sulle abitudini e contraddizioni di oggi. Dopo Firenze, la tournée toccherà Modena, Cesena e nel 2027 il Teatro Elfo Puccini di Milano. Il suo stile mescola esperienze personali e comicità intelligente, tra monologhi, sketch e musica originale.
Al debutto romano all’Ambra Jovinelli, Beatrice ha scelto un pianoforte a coda, un dettaglio che ha dato un tocco speciale al suo live. Il suo show si stacca nettamente dalla classica stand-up comedy: ci sono risate, ma anche momenti autobiografici, gag musicali e una regia che diventa parte integrante dello spettacolo. Un progetto corale e sfaccettato, con un ritmo curato che ricorda, per certi versi, lo stile della Gialappa’s Band. Le scene non seguono una trama lineare, ma si alternano tra monologhi, sketch e pezzi al pianoforte, mettendo in luce la versatilità di Beatrice come performer e musicista. Una struttura ibrida che reinventa il ruolo del comico, fondendo ironia e musica in modo originale.
Il percorso di Beatrice non è stato lineare. Prima di consacrarsi artista, ha studiato Lingua e Traduzione Russa, una scelta spinta dalla voglia di affrontare qualcosa di impegnativo. Ammette di non aver mai nutrito una vera passione per la Russia; ha scelto quel corso perché sembrava il più duro, rispetto ad esempio allo spagnolo. Dietro quella decisione c’è il desiderio di migliorarsi e imparare, un attaccamento allo studio fuori dal comune. L’università l’ha portata a finire in fretta, ma quella laurea non ha cambiato la sua strada: da subito ha seguito la passione per l’arte e lo spettacolo. La carriera musicale è iniziata molto prima, tra feste ed eventi in diverse città italiane.
Beatrice non si tira indietro nel dibattito acceso sulla libertà di espressione nella comicità oggi. Non crede che sia diventato impossibile dire certe cose. Anzi, sottolinea come online ci sia molta più libertà rispetto al passato, soprattutto su Instagram e TikTok, dove “si dice praticamente di tutto”. Certo, questa apertura ha tolto un po’ di esclusività alla comicità su certi temi, ma non la limita. Diverso è il discorso per realtà come la Rai, che essendo un servizio pubblico ha regole più rigide. Per lei, l’etica personale conta molto nel decidere cosa pubblicare e come affrontare le conseguenze. Sfata anche il mito che le parolacce rovinino la visibilità sui social, dimostrando con i suoi contenuti che non è sempre così.
Non nasconde le difficoltà di gestire insieme musica, comicità e televisione, ma vuole esplorare ogni strada. In ballo ci sono la tournée con “Guardiamo ma non giudichiamo” e la partecipazione a programmi tv, mentre cerca di tornare alla musica, che definisce “una parte fondamentale di me”. Le piacerebbe anche lavorare come conduttrice, un ruolo che le permetterebbe di unire scrittura, comicità e direzione artistica, mettendo insieme tutte le sue competenze. Sa che il pubblico tende a incasellare gli artisti in un solo ambito e che per uscire da questa gabbia serve tempo e coerenza. Il futuro è aperto, con strade ancora da definire, ma tutte in linea con un talento versatile e vivace.
Firenze ha un posto speciale nel cuore di Beatrice: a vent’anni si trasferì lì per un’audizione legata alla New York Film Academy. Quell’esperienza fu un punto di svolta, un viaggio che poteva aprirle le porte di New York e di una carriera internazionale. La città toscana rimane un tassello importante nella sua crescita artistica. Nel suo spettacolo, la musica non è solo sottofondo o accompagnamento comico: ci sono anche pezzi originali, lontani dalla risata, che ribadiscono quanto sia centrale nella sua identità. Per Beatrice, cantare è una radice profonda del suo lavoro, qualcosa di autentico e imprescindibile, ma anche una sfida artistica che vuole tenere viva.
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