Un luogo di culto dove prima si fondevano metalli. Così si potrebbe riassumere il destino delle ex fonderie Nebiolo a Torino. L’amministrazione comunale ha deciso: quei 6.000 metri quadrati nel cuore del quartiere Aurora, abbandonati da anni, diventeranno una moschea. Una scelta che ha subito acceso un acceso dibattito in città. Da una parte, c’è chi vede in questo progetto una chance di rinascita e integrazione; dall’altra, emergono paure legate a pregiudizi e tensioni politiche. Le reazioni, nette e spesso contrapposte, hanno spaccato opinioni tra enti locali e forze politiche. Il quartiere, già segnato da una storia industriale, si trova di fronte a un cambiamento che non lascia indifferenti.
Le ex fonderie Nebiolo, tra via Bologna e corso Novara, sono un pezzo importante della storia industriale torinese, nate nel 1922. Qui si producevano caratteri tipografici in piombo e macchinari per la stampa, con un ruolo di rilievo a livello europeo. Dopo la chiusura alla fine degli anni Settanta, gli edifici sono rimasti in stato di degrado per decenni. Ora il Comune ha deciso di partire con un progetto che coinvolge la Confederazione Islamica Italiana, con il supporto del sindaco Stefano Lo Russo. L’idea è costruire una moschea da circa mille posti, che occuperà 1.300 metri quadrati del complesso. Al contempo, nasceranno spazi sociali e culturali: un vero e proprio polo multifunzionale.
Non sarà solo un luogo di culto. Nel piano è previsto anche uno studentato universitario con circa 90 posti letto a prezzi calmierati, grazie a un accordo con Edisu, e una biblioteca con aule studio aperte a tutti. Ci saranno spazi per incontri culturali, iniziative formative e dialogo interreligioso. L’obiettivo è unire la funzione religiosa con servizi aperti al quartiere, favorendo integrazione e partecipazione. Un progetto ambizioso di rigenerazione urbana che punta a rafforzare l’immagine di Torino come città aperta e plurale.
I lavori dovrebbero partire entro la fine del 2026 e durare circa tre anni. Il costo supera i 15 milioni di euro, con un contributo importante dal Marocco, tramite il Ministero del Culto di Rabat. Questo sostegno sottolinea il valore internazionale del progetto, che vuole diventare un punto di riferimento non solo religioso, ma anche culturale e sociale.
Il via libera al progetto ha subito scatenato la discussione politica. Il sindaco Lo Russo ha ribadito il suo sostegno, ma l’opposizione è stata dura. Fratelli d’Italia ha parlato di “islamizzazione selvaggia” e ha accusato l’amministrazione di mescolare politica e proselitismo in un quartiere delicato. Si è persino parlato di “Torinistan”, un termine usato per indicare la paura di perdere l’identità culturale della città.
Anche la Regione Piemonte, con il vicepresidente Maurizio Marrone, ha annunciato la volontà di tentare di bloccare il progetto modificando la legge urbanistica regionale. L’idea è introdurre distanze minime tra edifici religiosi diversi, come già avviene in Lombardia, un escamotage che potrebbe rendere nullo il permesso concesso alla Confederazione Islamica Italiana, specie se vicino ci fosse una chiesa.
Dal Pd, la consigliera Nadia Conticelli ha risposto che “un luogo di culto moderno e aperto al territorio è la migliore garanzia per la sicurezza di tutti”. Conticelli ha sottolineato anche l’urgenza di recuperare l’area dell’ex Nebiolo, spesso trascurata, con iniziative come questa. Il clima resta quindi molto diviso, con questioni urbanistiche che si intrecciano a temi identitari e politici.
Dietro queste tensioni si nasconde un problema più ampio, che riguarda la gestione degli spazi culturali e religiosi in Italia. Molte moschee sono ferme da anni, come a Milano e Mestre. Torino prova a fare la differenza con un progetto articolato, ma il cammino resta incerto e dipenderà dalle decisioni che arriveranno dalla Regione Piemonte.
Il progetto riguarda un’area di circa 6.000 metri quadrati con decine di edifici industriali d’epoca, molti da mettere in sicurezza e restaurare. Questi fabbricati sono tutelati dalla Soprintendenza e rappresentano un patrimonio storico importante per la città. Il lavoro prevede il restauro degli elementi originali e la costruzione di nuove strutture funzionali.
A firmare il progetto è l’architetto Vittorio Jacomussi, che insieme al Politecnico di Torino ha realizzato anche uno studio approfondito sul complesso e sul quartiere Aurora. Si interverrà sulle facciate e sulle strutture interne, rispettando le norme per la tutela del patrimonio industriale. Tra le novità, un giardino pubblico e un minareto alto 20 metri che diventerà simbolo del polo religioso.
Oltre alla moschea e allo studentato, sono previsti una galleria d’arte e una caffetteria, destinati a eventi culturali aperti alla comunità per almeno trent’anni, grazie a un accordo con Comune e associazioni locali. Sarà garantito l’accesso pubblico a hall, aule studio e sale associative. Il progetto punta a due obiettivi: aprire il quartiere e rilanciare un’area da troppo tempo abbandonata.
Un intervento che unisce restauro, innovazione sociale e dialogo culturale. L’ex fonderia Nebiolo potrebbe diventare un modello di rigenerazione che va oltre il semplice luogo di culto islamico, aprendosi al confronto interreligioso e a iniziative per tutta la città.
Nel nostro Paese la costruzione di moschee si scontra spesso con problemi burocratici e resistenze sociali. Non mancano progetti bloccati da anni. A Milano, per esempio, è fermo il recupero di un ex bagno pubblico in via Esterle da trasformare in luogo di culto islamico. A Mestre, un progetto simile per una segheria dismessa vicino alla stazione è altrettanto arenato.
Questi casi mostrano le difficoltà nel trovare spazi per i luoghi di culto islamici, ostacolati da opposizioni politiche e problemi amministrativi. Torino prova a uscire da questo impasse con un progetto che unisce recupero di un’area degradata e servizi per cittadini e studenti, creando un polo multifunzionale. Ma il percorso resta complesso e dipenderà dalle scelte che arriveranno dalla Regione.
Oggi le moschee in Italia sono una dozzina scarsa e le difficoltà sono ancora tante. Il dibattito acceso in città tra istituzioni, partiti e cittadini dimostra quanto sia difficile trovare un equilibrio tra integrazione, sicurezza e rispetto delle diverse identità culturali. Le ex fonderie Nebiolo potrebbero segnare una svolta, ma restano al centro di un confronto tutt’altro che chiuso.
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