Milano, 6 ottobre 2026. Tra le strade della città prende vita Art Cut, la prima Triennale d’Arte delle Università Cattoliche, un evento che non si limita a esporre opere, ma vuole tessere un dialogo profondo tra arte, fede e mondo accademico. Promossa dal Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede, questa iniziativa coinvolge sette università cattoliche distribuite tra diversi continenti, tutte unite da un tema centrale: l’empatia. Non una semplice mostra, dunque, ma un viaggio collettivo in cui l’arte diventa ponte tra culture e sensibilità, capace di riflettere sulle sfide del nostro tempo. Sarà un appuntamento da seguire con attenzione, perché potrebbe cambiare il modo in cui pensiamo l’incontro tra spiritualità e creatività.
Art Cut nasce con l’intento di rafforzare i legami culturali tra università cattoliche distribuite in varie parti del mondo. Sono sette gli atenei coinvolti, scelti per la loro rilevanza nel panorama accademico internazionale: da Rio de Janeiro a Santiago del Cile, passando per Bogotà, Boston, Lisbona, Luanda e naturalmente Milano. L’obiettivo è trasformare queste istituzioni in laboratori culturali moderni, capaci di dialogare con le sfide del presente attraverso l’arte.
La Triennale è curata dal portoghese Nuno Crespo, insieme a Elena Di Raddo e Alessandra Squizzato. Il tema centrale è l’empatia, affrontata da più punti di vista. La scelta non è casuale: si ispira all’enciclica “Magnifica Humanitas” di Papa Leone XIV, che mette in guardia dalle insidie dell’era digitale, sottolineando la differenza tra l’empatia simulata dalle macchine e la vera comprensione umana.
Per Crespo, “l’empatia è una pratica attiva, non un semplice sentimento passivo”. L’arte diventa così uno strumento per contrastare la disumanizzazione che spesso accompagna nuove tecnologie e tensioni sociali, creando uno spazio dove tornare a sentire, immaginare e riconoscersi a vicenda. Un modo per restituire alla cultura il potere di rigenerare legami autentici tra le persone.
La Triennale si compone di sette mostre indipendenti, ciascuna ospitata da una delle università coinvolte. Ogni tappa interpreta il tema dell’empatia a modo suo, scegliendo linguaggi espressivi diversi per mettere in luce le molte sfaccettature di questo concetto, tra emozioni, spiritualità e relazioni.
Il progetto non si limita a celebrare l’empatia, ma propone anche una riflessione critica sull’intelligenza artificiale. L’enciclica “Magnifica Humanitas” mette in chiaro che, pur simulando risposte empatiche, la tecnologia non può raggiungere quella profondità affettiva e spirituale che è esclusiva dell’essere umano. Le mostre si pongono quindi come una risposta artistica a questi limiti.
Attraverso installazioni, sculture, fotografie e arte ambientale, gli spazi universitari diventano luoghi di incontro e scambio. L’arte qui non è solo da ammirare, ma un vero esercizio di empatia capace di coinvolgere chi osserva sul piano estetico e, soprattutto, su quello umano e intellettuale.
L’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano ospita nel 2026 la tappa italiana di Art Cut. Dal 6 ottobre al 20 novembre, il campus di Largo Gemelli apre le porte alla mostra “Exercises in Empathy: Spiritual Machines”, che presenta 14 opere di quattro artisti contemporanei di fama internazionale: Rodrigo Cass, Rui Chafes, Orla Barry e Gian Maria Tosatti.
Rodrigo Cass, artista brasiliano ed ex monaco carmelitano, trasforma un’aula universitaria in un luogo di meditazione con una grande installazione di dipinti sospesi che dialogano attraverso forme geometriche. Le sue opere principali – Encontro amoroso do círculo com o quadrado , Mística amorosa e Caos primordial – comunicano il divino attraverso la matematica astratta delle figure.
Rui Chafes, portoghese, presenta sculture in ferro formate da sottili lamine metalliche assemblate con cura. Le sue opere, come Secreta soberania e Secreta soberania , sono posizionate in punti chiave dell’ateneo, dalla facciata principale al cortile. Questi lavori spingono lo sguardo verso l’alto, suggerendo un legame tra terra e cielo che incarna il senso spirituale dell’esposizione.
Orla Barry, artista e poetessa irlandese, presenta “Unsaid”, una struttura in ferro che interagisce con il corpo umano e con un suono immateriale, realizzata in collaborazione con Rui Chafes. L’installazione è accompagnata da una fotografia che ritrae la schiena tatuata della Barry, sottolineando il legame profondo tra dimensione corporea e spirituale, un tema che attraversa tutta la mostra.
Gian Maria Tosatti, artista romano, firma un intervento ambientale nell’ambulacro superiore dell’università, affacciato su un chiostro bramantesco. La sua opera “Respiro” non mostra oggetti visibili, ma modifica l’atmosfera con un dettaglio inquietante: gocce di sangue sintetico che cadono da una grata di aerazione. Un gesto invisibile che si sovrappone alla vita quotidiana dell’università, offrendo allo spettatore un’esperienza intensa e sottile.
La mostra milanese diventa così un’occasione per esplorare come l’arte contemporanea possa indagare il sentimento dell’empatia, attraverso linguaggi diversi e spazi intimi. Un’iniziativa che testimonia il dialogo vivo tra arte e spiritualità nelle università cattoliche, con riflessi a livello globale.
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