«Il pennello danza tra figure minute e paesaggi vividi, raccontando storie di un tempo lontano». Così si potrebbero descrivere le opere dei Brueghel, artisti fiamminghi che hanno trasformato scene di vita quotidiana in veri capolavori. A Milano, la loro eredità torna a vivere con una mostra che non si limita ai dipinti, ma abbraccia anche sculture e grandi collezioni d’arte. Nel cuore della città, in via Gesù 17, fino al 19 dicembre 2026, Brun Fine Art offre un’occasione unica: un tuffo nel Rinascimento e nel Barocco attraverso uno sguardo che unisce tecniche, stili e storie di collezionisti. Un percorso che svela non solo l’arte dei Brueghel, ma anche il modo in cui veniva osservata e raccolta nei secoli passati.
La città conferma il suo ruolo di centro attento alla storia dell’arte fiamminga con iniziative che coinvolgono sia il grande pubblico sia gli esperti. La mostra “Brueghel. Lo spirito del collezionismo”, organizzata da Brun Fine Art insieme alla galleria De Jonckheere di Bruxelles, propone uno sguardo nuovo: non solo quadri da guardare singolarmente, ma opere inserite in collezioni che raccontano usi, mercato e cultura del possesso tra XV e XVII secolo.
Il punto di forza della rassegna sta nel mettere a confronto opere diverse per materiali e funzioni: dagli oli su tavola ai marmi scolpiti, dalle terracotte alle pietre dure. Il visitatore ha così davanti una panoramica completa e sfaccettata del collezionismo storico. Negli ultimi mesi l’interesse per i Brueghel a Milano è cresciuto, tra prestiti importanti e nuovi studi critici, e questa mostra si inserisce proprio in questa corrente, proponendo modi nuovi per osservare e interpretare le opere.
La famiglia Brueghel, con la sua lunga tradizione di bottega e trasmissione artistica, ha operato nel cuore delle Fiandre trasformando scene di vita quotidiana in quadri ricchi di dettagli e significati. Da Jan Brueghel il Vecchio a Pieter Brueghel il Giovane, fino a figure meno note come Jan Brueghel il Giovane e Pieter Brueghel III, la mostra riunisce opere importanti che mostrano questa continuità di stile e soggetti.
Tra i pezzi in mostra si trovano “Lot e le figlie con Sodoma e Gomorra in fiamme” di Jan Brueghel il Vecchio, tre tondi che rappresentano le Stagioni e la “Danza nuziale all’aperto” di Pieter Brueghel il Giovane, firmata e datata 1612. Questi lavori non sono solo esempi di grande tecnica, ma raccontano anche di una famiglia che per generazioni ha modellato la propria arte in base al mercato internazionale, adattandosi e specializzandosi per raggiungere un vasto pubblico.
Grazie a questa dinamica di bottega, i Brueghel hanno sviluppato molte varianti delle loro opere, alcune destinate alla vendita, altre pensate per affermare un’identità artistica riconoscibile. Ne nasce un corpus di immagini ricco di proverbi, feste contadine, paesaggi e nature morte, popolato da figure, animali e simboli.
Il valore della mostra si estende anche alla selezione di sculture e oggetti d’arte decorativa che completano il percorso. Brun Fine Art propone una varietà di pezzi, tra cui una testa di satiro in marmo dell’epoca romana, il “Bacco” di Giuseppe Maria Mazza, pagode cinesi scolpite da Giovanni Bonazza, terrecotte di Lorenzo Sarti e reperti classici come specchi in ambra e pannelli in pietre dure dei Castrucci.
La mescolanza di epoche e materiali non è casuale: richiama l’idea delle Wunderkammern, le “stanze delle meraviglie” del Rinascimento, dove arte e curiosità si incontravano e si sfidavano. Ogni oggetto diventa parte di una rete di significati che dialoga con gli altri, offrendo nuove chiavi di lettura e sottolineando come il collezionismo sia un modo per conoscere e interpretare il mondo.
La mostra riprende il concetto di Wunderkammer, ma senza cercare di ricostruire una stanza precisa del passato. Piuttosto, recupera l’idea di base di queste collezioni: mettere insieme opere diverse per creare nuovi significati e prospettive. La convivenza di dipinti, sculture e oggetti vari dà vita a un racconto unitario che esplora il rapporto tra arte e collezionismo, visto come uno strumento per osservare e capire il mondo.
Il percorso è accompagnato da un catalogo ricco di saggi di studiosi come Carlotta Striolo ed Enrico Colle e da schede critiche scritte da esperti, che aiutano il visitatore a entrare più a fondo nella mostra e ne sottolineano l’importanza sul piano accademico.
Fino al 19 dicembre 2026, via Gesù 17 resta un punto di riferimento per chi vuole confrontarsi con una delle famiglie più importanti della storia dell’arte europea e riflettere sul ruolo del collezionismo nella formazione del patrimonio artistico globale.
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