Anche con gli occhi chiusi, si sente il passo pesante di Godzilla sotto i ponti muschiosi della Veria. Un’ombra lenta scivola tra fango e argini sbiaditi, difficile dire se sia un ramarro, un miroldo o una nutria incinta di scorie tossiche. È questo l’inquietante mondo che apre “Godzilla e altre poesie”, l’ultima raccolta di Federico Italiano, poeta di Novara conosciuto oltre confine. Qui pulsa un’energia primordiale, un incubo sospeso tra realtà e immaginazione, figlio di un passato segnato dalle radiazioni di Chernobyl. La paura antica dei mostri emerge potente, intrecciandosi con temi di contaminazione sociale e ambientale. Un paesaggio mutato, attraversato da una lingua visionaria che sfida ogni confine. Il 13 ottobre 2024, questa raccolta si gioca il Premio Strega Poesia, tra le cinque finaliste, confermando la forza di un lavoro che rompe schemi e avvicina culture.
Federico Italiano racconta con chiarezza il lungo percorso che ha portato alla nascita di “Godzilla e altre poesie”. Il libro è quasi un flusso continuo, che riprende il filo della sua opera precedente, “La grande nevicata”, ma con un’ombra più cupa e al tempo stesso carica di tensioni esplosive. La memoria alla base del libro risale ad aprile 1986, poco prima che il poeta compisse dieci anni: la notizia di Chernobyl scuote l’infanzia trascorsa tra le risaie del Novarese, non lontano dalle centrali nucleari di Trino Vercellese e da bacini d’acqua intrisi di storia e contaminazione. Qui la radioattività diventa un mostro invisibile ma concreto, che si aggira nei fossi e nell’aria, sospeso nelle paure non dette di tutti. Così Godzilla si trasforma da gigante di fantasia a qualcosa di più sfuggente, piccolo e inquietante insieme: un’immagine muta della minaccia che corrode il quotidiano. Quel “Godzilla bambino” diventa una nutria, una rana ingigantita dalle radiazioni, che si muove furtivamente tra i riflessi di un paesaggio conosciuto. La cifra di questa esperienza si allarga e si mescola con temi attuali: crisi ambientale, cambiamenti climatici, trasformazione degli habitat naturali e l’incertezza profonda che avvolge il concetto stesso di progresso. In questo scenario fragile, la poesia cerca di ricucire i fili dell’umano, esplorando desideri e affetti che resistono anche in un mondo instabile e alienante.
Il mostro di Italiano non è un gigante che distrugge, ma un “piccolo mostro”, più grottesco e ambiguo che terrorizzante. Questa creatura dalle forme irregolari rappresenta un pericolo enorme che si manifesta in dettagli minuti, un incubo che si nasconde sotto la superficie delle cose di ogni giorno. La poesia diventa allora una lente che ingrandisce il minimo movimento, trasformando l’infinitesimale in qualcosa di inquietante e spesso irriconoscibile. Il mostro incarna paure contemporanee senza volto: radioattività, virus, perdita della biodiversità, cicli climatici sconvolti. Nelle pagine di “Godzilla e altre poesie” non ha una forma fissa, si dissolve e si trasforma in natura mutante, memoria e ombra di un paesaggio continuamente eroso dal tempo e dall’uomo. In “Coro mattutino” la voce si stacca dall’umano, affidando agli uccelli il racconto di un mondo fragile, spezzando la visione antropocentrica che domina la nostra percezione del territorio. Il mostro diventa così uno specchio dell’incertezza, dello sconosciuto: qualcosa che la parola poetica può sfiorare e mostrare senza incasellare.
L’impegno di Federico Italiano va ben oltre i confini nazionali, con un lavoro culturale e accademico che intreccia paesaggi e lingue diverse. Dopo anni di ricerca a Vienna presso l’Accademia Austriaca delle Scienze e un incarico di insegnamento a Monaco di Baviera, Italiano si concentra sul rapporto tra traduzione e spazio, vedendo la traduzione come un passaggio tra culture, tempi e luoghi. Questo interesse si riflette anche nel dialogo con poeti come Jan Wagner e Raoul Schrott, con cui ha curato un’antologia della giovane poesia europea. Lavorare con lingue diverse ha cambiato il suo modo di guardare alla propria poesia e alla lingua italiana, che a volte può diventare straniera anche per chi la parla fin da bambino. Il confronto tra tradizione e contemporaneità, tra dialetti e lingue globali, apre nuovi orizzonti poetici che sfuggono alle categorie nazionali. La poesia italiana contemporanea resta difficile da definire all’estero; viaggia attraverso festival, traduttori e riviste, ma proprio questa fluidità è una forza, un segno di vitalità che rompe con l’idea di letteratura nazionale fissa e immutabile.
Federico Italiano accoglie con soddisfazione la candidatura al Premio Strega Poesia 2024 con “Godzilla e altre poesie”. Entrare nella cinquina significa allargare il pubblico e stimolare il confronto con lettori, critici e colleghi poeti. Detto questo, Italiano sottolinea che la poesia non è una gara sportiva. Ogni libro apre uno spazio proprio, una voce che si sviluppa da sola e può restare impressa nella memoria dei lettori molto tempo dopo l’uscita. Per lui, partecipare al premio è soprattutto condividere un cammino con autori che considera compagni di viaggio, valorizzando la varietà e la qualità delle poetiche in gara. In questo contesto, la poesia resta un campo aperto, dove le differenze si sommano e le storie si intrecciano in modi inaspettati e vivi, più che un’arena di vincitori e sconfitti.
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