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Federica Di Pietrantonio: l’arte post-digitale tra tela e video protagonista a Roma nel 2025

Nel cuore di Roma, una giovane artista nata nel 1996 sta cambiando il modo di raccontare l’arte contemporanea. Federica Di Pietrantonio non si limita a dipingere: spazia con naturalezza tra tele e schermi, dove il passato dell’analogico incontra il futuro digitale. Nei suoi lavori, si attraversano paesaggi virtuali silenziosi e installazioni multimediali che sembrano sospese nel tempo. Non è solo una questione di tecnica, ma di sguardo: quello di chi osserva l’obsolescenza tecnologica e l’archeologia digitale, trasformandole in un dialogo vivo tra ieri e domani. Dopo un percorso che l’ha portata dall’Accademia alle sfide autonome delle nuove tecnologie, Federica ha conquistato spazi importanti come la Quadriennale di Roma, il MACRO e Circuit a Mestre, imponendosi come una voce originale e autentica nel panorama post-digitale italiano.

Dalle radici accademiche all’approccio digitale: il percorso di un’artista in evoluzione

Federica ha mosso i primi passi nel mondo dell’arte attraverso la pittura, studiando alla RUFA di Roma. Un’esperienza fondamentale è stata il suo periodo all’estero, a Gent, dove la sua ricerca ha preso una piega più complessa, intrecciando tempo e tecnologia. Da lì in poi, spinta da una curiosità tutta personale, ha imparato da sola a usare le tecniche digitali, integrando due mondi apparentemente distanti ma che per lei si completano.

Durante gli studi ha conosciuto l’arte contemporanea e ha trovato gli strumenti per mettere insieme il lavoro pittorico con il digitale. La sua tesi di laurea a Gent, che affrontava il rapporto tra tempo libero e produttività, ha influenzato molto il modo in cui racconta le sue opere. La pittura di Federica, pur mantenendo la sua lentezza e concretezza, spesso nasce da un lavoro preparatorio fatto in digitale.

Negli anni universitari ha anche scoperto ambienti digitali desolati come Second Life, che l’hanno ispirata per molte delle sue prime opere. Così il suo lavoro si è sviluppato da un dialogo continuo tra esperienze online, fascino per la tecnologia e pittura tradizionale, creando una pratica che è insieme ibrida e contemporanea.

Obsolescenza tecnologica e archeologia digitale: il tempo che consuma la tecnologia

Uno dei temi centrali nelle opere di Federica è il tempo che consuma la tecnologia. Il digitale, così rapido e spesso destinato a diventare vecchio in fretta, è per lei molto più di un limite: diventa materia di narrazione. Recupera software, formati e strumenti ormai superati, trasformandoli in veri e propri reperti archeologici. Così, oggetti e media digitali diventano tracce che attraversano il presente e il passato.

Un esempio emblematico è la clonazione digitale della sua voce, un esperimento iniziato nel 2021 con un servizio esterno ormai fuori uso. Da lì è nata una nuova versione realizzata in autonomia. La “morte” dello strumento originale si è trasformata in un racconto sul recupero e sulla persistenza nel mondo digitale.

Federica dedica molta attenzione ai cosiddetti lost media, quei pezzi di arte e tecnologia che rischiano di perdersi o diventare irraggiungibili. La sua opera è quasi un lavoro di archeologia: studia i resti tecnologici delle epoche recenti, e da questo archivio stratificato fa emergere una memoria digitale carica di valore culturale.

Pittura post-digitale: tra corpo, ambiente e simulazione

La pittura di Federica porta con sé una chiara impronta post-digitale. Non è solo una questione di soggetti, ma riguarda il modo stesso di lavorare. Spesso tutto parte da ricerche e prove digitali che poi si traducono in dipinti concreti, fisici. Dietro la tela c’è un dialogo evidente tra la materialità della pittura e la virtualità da cui prende forma.

Quando si trova davanti alla tela, Federica vive un’esperienza lenta e fisica, quasi un viaggio nel tempo. L’atto pittorico diventa un momento di riflessione personale, che si distingue dal carattere più collettivo o performativo dei suoi video e installazioni.

Molte immagini nascono dall’osservazione di ambienti virtuali, come le stanze private di YouTuber – camere o bagni – resi pubblici attraverso video online. Federica entra in questi spazi digitali con il suo avatar, li esplora e li rielabora con il pennello. Il risultato è una realtà ricombinata, che dialoga con la cultura digitale senza perdere il contatto con il gesto pittorico.

Questo modo di lavorare ricorda il remix: materiali esistenti vengono trasformati in nuove storie. La pittura, così, si aggiorna grazie alla tecnologia ma resta fedele alla tradizione di rappresentare e reinterpretare il mondo.

Solo: un cortometraggio dentro The Sims tra poesia e simulazione

Nel 2025 Federica ha realizzato Solo, un cortometraggio ambientato interamente in The Sims 4, il popolare videogioco di simulazione. Il progetto nasce da un lavoro tecnico complesso, con modifiche al gioco per costruire le scene seguendo un preciso disegno narrativo.

Il video ha un tono più poetico che documentaristico e racconta con delicatezza la routine di un avatar che diventa quasi una scultura animata. Al centro c’è il tema del “posing”, la continua preparazione a essere guardati o immortalati, che attraversa tutta la storia.

I protagonisti sono l’avatar e la colonna sonora, costruita mescolando suoni originali del gioco e tracce digitali campionate. Da questo dialogo nasce un racconto sottile, che parla dell’impossibilità di un contatto immediato tra figura e suono, creando una tensione emotiva intensa.

L’avatar di Solo compare anche in altre opere di Federica, come una trilogia dedicata ai flussi d’acqua, e vive tra ambienti pittorici e video. Attraverso questa figura l’artista indaga la scultura come forma e tempo, sottolineandone l’immaterialità e la capacità di replicarsi all’infinito.

Spazio e allestimento: come la location cambia la visione

Nei video di Federica, lo spazio espositivo gioca un ruolo fondamentale. La prima volta che è stato mostrato Solo non è stata una sala cinematografica, ma una vetrina insonorizzata della galleria Materia a Roma.

L’audio diffuso da una cassa lontana ha creato una situazione in cui il pubblico e il personaggio video condividono la stessa sensazione: quella di cercare un suono che non si riesce a raggiungere. Questo allestimento site-specific ha trasformato la visione in un’esperienza immersiva, dove la distanza e il rapporto con l’ambiente diventano parte dell’opera.

Federica lavora costantemente per ridurre la distanza emotiva tra chi guarda e l’immagine digitale. Le posture e i gesti degli avatar sono studiati per evocare umanità e identità, arricchendo così l’incontro con il pubblico in mostra.

Nuovi progetti e collaborazioni: il futuro di Federica Di Pietrantonio

Dopo le importanti mostre alla Quadriennale, al MACRO e l’esordio nello spazio Circuit a Mestre, Federica ha appena presentato un lavoro in una collettiva alla galleria French Place di Milano. La collaborazione con Marta Orsola Sironi è un passo avanti significativo per portare la sua ricerca anche nel Nord Italia.

Nel frattempo, sta lavorando a una nuova serie di dipinti che richiede tempo e cura. La pittura rimane per lei un punto fermo, un equilibrio tra la rapidità delle tecnologie e la profondità di un lavoro manuale e meditato.

Un altro traguardo importante è la sua partecipazione al progetto del Museo Nazionale di Fotografia, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura. Tutto questo lascia presagire un futuro di crescita, con Federica pronta a esplorare con attenzione e rigore i confini tra analogico e digitale.

Redazione

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