Questi luoghi parlano di storie dimenticate, di vite relegate all’ombra. Silvia Camporesi e Luca Marianaccio hanno attraversato l’Italia alla ricerca di ex manicomi: edifici imponenti, spesso nascosti tra vecchi conventi o ville abbandonate, silenziosi testimoni di un passato difficile. Oggi molti sono vuoti, alcuni reinventati, ma ovunque restano tracce profonde della storia della psichiatria nel nostro paese. Manicomi italici è un viaggio fotografico lungo un anno, più di duecento immagini che arrivano proprio a cinquant’anni dalla legge Basaglia, quella svolta che ha chiuso per sempre quelle porte e cambiato il modo di guardare alla sofferenza mentale.
Silvia Camporesi, di Forlì, e Luca Marianaccio, di Castiglion Messer Marino, hanno attraversato tutte le venti regioni italiane. Non si sono limitati a fotografare edifici abbandonati, evitando la tentazione di fermarsi al mero fascino del degrado, tipico di molti “urbex”. Guidati dallo storico della fotografia Cesare Pomarici, hanno adottato uno sguardo più attento, quasi antropologico e sociale. Il loro obiettivo era capire come quegli spazi si inseriscano oggi nel tessuto urbano e nelle comunità che li circondano.
Il risultato è un corpus di oltre duecento immagini raccolte nel volume Manicomi italici, in uscita per Quodlibet il 28 ottobre 2026. Non si tratta solo di fotografare lo stato degli edifici, ma di raccontare la trasformazione di questi luoghi e la memoria che ancora vive tra quelle mura un tempo dedicate ai pazienti psichiatrici.
Le foto narrano storie diverse: ci sono strutture completamente abbandonate, inghiottite dal tempo e dalla natura; ma anche edifici che sono stati riscoperti e rigenerati grazie all’impegno delle comunità locali. È un racconto a più voci, che offre uno specchio variegato dell’Italia di oggi e della distanza ancora da colmare sul tema della salute mentale.
Il progetto Manicomi italici ha ottenuto un importante riconoscimento, vincendo il bando Strategia Fotografia 2025 promosso dal Ministero della Cultura, a conferma del valore culturale e sociale del lavoro di Camporesi e Marianaccio. La prima presentazione pubblica del progetto sarà una mostra al Museo di Storia della Psichiatria di Reggio Emilia, dal 27 settembre 2026 al 6 gennaio 2027. Qui saranno esposte venti fotografie scelte, dieci per ogni autore, tratte dall’intero corpus.
La scelta del museo non è casuale: si trova nel padiglione Lombroso, parte dell’ex manicomio di San Lazzaro, edificio simbolo che ospitò anche il pittore Antonio Ligabue tra il 1945 e il 1948. Il museo, aperto nel 2012, conserva con cura elementi originali, rispettando le tracce storiche e l’usura del tempo, per offrire un’esperienza che non cancella la memoria, ma la fa rivivere.
Le immagini in mostra vanno oltre la semplice testimonianza fotografica. Sono documenti visivi capaci di interrogare lo spazio, di mostrare le trasformazioni avvenute e di far emergere quella memoria collettiva ancora in parte irrisolta. Come ricorda Cesare Pomarici, la sfida resta aperta: affrontare la salute mentale come un tema culturale, sociale e comunitario.
Il lavoro di Camporesi e Marianaccio si inserisce in un dibattito che non si è mai chiuso. La legge Basaglia, entrata in vigore quasi cinquant’anni fa, ha segnato la chiusura dei manicomi e un cambio radicale nel modo di pensare e gestire la salute mentale in Italia. Ma il cammino di riconversione di quegli spazi è stato lungo, disomogeneo e ancora oggi non del tutto concluso.
I due fotografi hanno scelto la fotografia per esplorare questo passaggio, immergendosi nei luoghi, nel tessuto urbano e nelle comunità chiamate a fare i conti con un passato pesante. Il loro sguardo è critico ma rispettoso, lontano da facili semplificazioni o sensazionalismi. Documentano come la storia si sia sedimentata nello spazio e come questi luoghi continuino a portare significati, positivi e negativi.
La ricerca mette in luce anche come alcuni ex manicomi siano stati trasformati in luoghi di aggregazione, cultura o servizi sociali, mentre altri giacciono nel degrado, silenziose presenze che invitano a riflettere sulla tutela della memoria e sull’importanza di mantenere alta l’attenzione sulla salute mentale nella società di oggi.
Le fotografie raccolte diventano così un archivio prezioso, capace di raccontare in modo complesso e sfaccettato la storia italiana dopo Basaglia e le difficoltà di riconciliare passato e presente in quei luoghi che hanno segnato la vita di migliaia di persone.
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