Le anime del Purgatorio non sono lontane, dice Rosa Matteucci con voce calma, come se parlasse di vicini di casa. Nel suo racconto, quelle presenze sfuggenti si fanno quasi tangibili, sospese in un tempo che pesa più di un’eternità. Le preghiere, per lei, non sono parole vuote lanciate al vento, ma fili che legano un giorno a un altro, in un’attesa silenziosa e intensa. Non c’è spazio per la fantasia spicciola, ma per una fede vissuta con delicatezza: un equilibrio raro tra ironia e pietà. Rosa, fragile e vera, si muove tra santi, riti antichi, defunti e persino cani, senza mai perdere quel sorriso sottile che rende il mistero meno oscuro, più umano.
La “Lotteria delle anime” non è solo un’immagine poetica. È una pratica vera e propria, una devozione che consiste nell’estrarre un nome tra i defunti per pregare affinché il loro passaggio in Purgatorio sia più breve. Lì il tempo si misura in modo diverso: un giorno laggiù vale anni quaggiù. Così la preghiera diventa urgente, un gesto necessario per liberare chi soffre. Nel suo libro uscito nel 2024 per la collana Microgrammi di Adelphi, Matteucci racconta questa realtà che fatichiamo a immaginare. Non c’è dramma o esagerazione, ma una presenza viva del soprannaturale che si intreccia con la vita di chi crede.
Rosa non si limita a osservare dall’esterno, ma condivide la fede senza cadere in facili retoriche. Mostra rispetto per i rituali religiosi, ma non rinuncia a uno sguardo critico e a volte ironico. Per esempio, nota come la cremazione sia ormai diffusissima e come le urne spesso finiscano in salotto, diventando un oggetto quasi decorativo, come una bomboniera. Questo mix di antico e moderno dà al racconto un tono originale e concreto.
Il legame di Matteucci con l’aldilà si fa vivo nel continuo scambio tra chi c’è ancora e chi non c’è più. Parla di santi, mistici, suore, ma anche dei cambiamenti nelle usanze funerarie. Non vede queste novità come una perdita, anzi: sono un terreno di riflessione che unisce curiosità, ironia e rispetto. Un esempio arriva dal suo viaggio in Svizzera, raccontato nel libro “Graves und Gurken” per Humboldt. Qui visita i luoghi di riposo di personaggi come Rainer Maria Rilke, Charlie Chaplin, Canetti e altri. Tra queste tombe, si imbatte in una storia curiosa: un cetriolo rubato, che dimostra come anche nei luoghi sacri possano accadere episodi quasi comici.
Questa frequentazione non è mai distaccata o fredda. Al contrario, Rosa parla di una vera e propria “arte di abitare” tra vivi e morti. Il suo sguardo coglie la profondità del lutto e della memoria senza mai scivolare nel sentimentalismo. Il senso del sacro convive con una leggerezza che evita stereotipi o nostalgia banale.
La linea tra fede e sentimento si fa sottile nel racconto di Charlie Maria, il cane che Matteucci tratta quasi come un supplice delle sue preghiere. Tradizionalmente si pensa che gli animali non abbiano un’anima immortale, ma lei sceglie di pregare anche per il suo amico a quattro zampe, rischiando anche la scomunica. Questa scelta nasce da un’esperienza personale: cresciuta con cani, cavalli e persino una civetta addomesticata, Matteucci mostra una pietà che mette la compassione davanti alle regole teologiche. Questo episodio mostra come nella sua fede convivano attenzione vera per ogni creatura e la voglia di mettere in discussione i formalismi, sempre nel rispetto del senso religioso.
L’autrice spiega che il suo affetto per gli animali è concreto e trasversale. Ama tutti, ma ha una predilezione speciale per le galline, quasi a sottolineare l’importanza del piccolo e del quotidiano in quella dimensione spirituale che non riguarda solo gli esseri umani. Qui emerge un’umanità che si allarga, senza chiudersi in confini ristretti, e la sua narrazione stimola domande aperte e profonde.
Dopo quasi dieci anni di silenzio, Rosa Matteucci è tornata a scrivere con “Cartagloria” e poi con “Lotteria delle anime”. Quel lungo stop era nato da una delusione profonda per l’uso e l’abuso dell’italiano negli ultimi anni. Aveva persino pensato di scrivere “Cartagloria” in latino, ma ha rinunciato per le difficoltà metriche. La pausa si è chiusa quando ha sentito l’urgenza di mettere nero su bianco il suo rapporto con la messa tridentina. Era il 2019 quando, per semplice curiosità antropologica, ha partecipato a una celebrazione secondo l’antico rito e da allora non l’ha più lasciata.
Oggi segue la messa antica in ogni città dove si trova, anche durante viaggi e presentazioni. Questo ritorno alle radici liturgiche arriva insieme alla perdita di Roberto Calasso, suo editore e punto di riferimento, a cui attribuisce la nascita della sua scrittura. “Cartagloria” è uscito dopo due anni di attesa, e da lì è nato “Lotteria delle anime”, che ne approfondisce alcuni temi.
La sintesi di tutto questo si trova nella consapevolezza di Matteucci di appartenere a una tradizione mistica umbra, simile per intensità a quella di grandi figure come Jacopone da Todi. L’idea è venuta da Goffredo Fofi, ma solo dopo aver studiato autrici come Angela da Foligno, Rosa ha trovato un legame fra la sua sensibilità e quella delle antiche mistiche. Per lei, la percezione del soprannaturale cambia forma col tempo, ma resta sempre la stessa sostanza.
La sua narrazione intreccia fatti concreti — dal frequentare cimiteri svizzeri al culto del rito liturgico puro — con episodi insoliti come cani da accompagnare nell’aldilà o cetrioli rubati dalle tombe. Un mondo vario che trova unità nel principio biblico “Alter alterius onera portate” — portate i pesi gli uni degli altri — scelto da Matteucci come guida di vita. La sua “lotteria” è un esercizio continuo di solidarietà, un modo per non lasciare indietro nessuno, neanche dopo la fine della vita.
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