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Giovane danza italiana a Ravenna: 11 performance da non perdere alla Vetrina GDA 2026

A Ravenna, per tre giorni, la danza ha parlato la lingua dei giovani. Undici spettacoli, frutto di una selezione serrata tra più di cento proposte, hanno acceso la città con la nuova coreografia italiana. La Vetrina della Giovane Danza d’Autore, evento targato Network Anticorpi XL, non è stata solo una rassegna: è diventata un laboratorio a cielo aperto, dove il corpo si è raccontato in modi inediti, tra coraggio e freschezza. Ravenna, così, si è trasformata in un teatro vivo, pulsante, capace di accogliere idee che guardano al futuro della danza.

Danza e città: un viaggio tra i luoghi simbolo di Ravenna

La Vetrina GDA 2026 si è snodata in alcuni dei luoghi più suggestivi della città, trasformandoli in spazi dove la danza ha trovato nuova voce. Dal palazzo storico Rasponi dalle Teste agli spazi alternativi delle Artificerie Almagià, fino alla Sala del Refettorio del Museo Nazionale, al Teatro Rasi e alla Fondazione Sabe per l’Arte, ogni performance ha dialogato con l’ambiente circostante, facendosi specchio e amplificatore del gesto coreografico. Questo percorso ha coinvolto il pubblico in modo diretto, rendendo ogni spettacolo un’esperienza unica.

Il Network Anticorpi XL, che riunisce 36 partner di 15 regioni italiane, ha selezionato con cura undici lavori provenienti da tutta Italia. Un campione variegato che spazia tra stili e tecniche diverse, tra performatività pura, riflessioni concettuali e contaminazioni con la danza urbana e perfino il clubbing. Così la manifestazione ha offerto uno spaccato vivo e in continua evoluzione della giovane coreografia italiana.

Due storie a confronto: Porcelli e Guarino-Campolmi tra memoria e inclusione

Tra le proposte più interessanti, spiccano due lavori molto diversi tra loro ma ugualmente intensi. Vittorio Porcelli, pugliese con un passato in compagnie prestigiose come Equilibrio Dinamico e Ballet Junior de Genève, ha portato in scena Violetto Bellosguardo, chapter 1: blueberry blues, un assolo in cui racconta la trasmissione di un nome attraverso le generazioni. La sua interpretazione è una riflessione profonda su memoria e identità, costruita con gesti misurati e una presenza scenica densa di emozioni. L’esperienza di Porcelli, che ha lavorato anche con Marina Abramovic, si sente tutta in questa performance stratificata e intensa.

Sul versante opposto, il duo formato da Camilla Guarino e Giulia Campolmi ha presentato Paso Doble, uno spettacolo con Silvia Brazzale e Bryan Preciado che affronta il tema dell’accessibilità. Qui la danza si intreccia con la percezione, coinvolgendo un performer ipovedente e costruendo un dialogo fatto di movimento, parola e memoria. L’evento è stato reso accessibile anche a chi non vede grazie a un’audiodescrizione poetica dal vivo, curata da Guarino. Un modo innovativo e sensibile per abbattere barriere e avvicinare il pubblico alla danza in modo nuovo.

Corpo e movimento: generazioni e linguaggi in scena

Altri lavori hanno dato un contributo importante al mosaico della manifestazione. Noemi Piva, danzatrice e artista visiva di Torino, ha proposto un minimalismo evocativo con Settembre non arriverà mai. Un’intima performance che mescola corpo, voce e suoni, in collaborazione con Lorenzo Minozzi, e che utilizza un servizio di tazzine di porcellana come filo conduttore. Piva racconta così il racconto interiore e il viaggio emotivo, attraverso ripetizioni e immagini delicate.

Un’altra linea di ricerca ha esplorato il corpo come flusso nello spazio, soprattutto con due duetti maschili. Alessio Damiani, coreografo palermitano attivo in Germania, ha presentato When we collide, un lavoro che indaga il tema dell’abbraccio con precisione e tensione emotiva. MUGA, di Francesco Paolino, studente alla Codarts University di Rotterdam, ha invece messo in scena corpi anziani alle prese con fermenti interiori, ispirandosi a un concetto filosofico giapponese sul rinnovamento della conoscenza. Entrambi i duetti giocano con lo spazio e il tempo, evocando fragilità e trasformazione.

Particolarmente provocatorio è stato Sandpit, firmato da Simone Lorenzo Benini e Miriam Budzakova, coppia artistica ormai affermata a Vienna. Usando un cumulo di sabbia come elemento centrale, la performance ha fatto emergere desideri nascosti e tensioni sessuali, coinvolgendo gli spettatori in un’esperienza fisica ed emotiva intensa. Una messa a nudo dell’istinto e del corpo che ha lasciato il segno.

Premio CollaborAction: vince Andrea Costanzo Martini con Moan*ing

Tra i momenti clou del festival c’è stata la consegna del premio CollaborAction, cuore del Network Anticorpi XL dedicato a sostenere i coreografi emergenti. L’ottava edizione ha incoronato Andrea Costanzo Martini con il progetto Moaning*, un lavoro ispirato alla figura controversa di Moana Pozzi, attrice porno e personaggio pubblico noto anche per l’impegno politico e televisivo. Il progetto, ancora in fase di sviluppo, promette di offrire uno sguardo profondo e originale su un personaggio complesso, raccontato attraverso la danza.

Il premio non si limita a un sostegno economico, ma offre anche residenze creative e supporto per la tournée nazionale. Un’opportunità importante per portare nuove idee e spettacoli in giro per l’Italia. In attesa di vedere Moaning* prendere forma, la vetrina di Ravenna ha tracciato un percorso nelle frontiere più aperte e sperimentali della scena italiana, raccontando storie che vanno oltre il gesto per interrogare la società e la cultura di oggi.

Redazione

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